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Anche Jess Franco, nella sua prolifica e quasi bulimica attività di cineasta, si inserisce nel filone cannibalesco con due film “gemelli” del 1980, La dea cannibale e Il cacciatore di uomini: “gemelli” perché girati in economia, contemporaneamente, sfruttando le stesse location e con lo stesso protagonista – Al Cliver (alias Pierluigi Conti) – prassi parecchio in voga all’epoca e finalizzata al risparmio (due film al prezzo di uno). Se “El tìo” Jess ha dato il massimo negli horror erotico/onirici (Un caldo corpo di femmina, Vampyros lesbos, per citare i più famosi), nei cannibal-movie non è decisamente a suo agio, e i due film sono entrambi di qualità abbastanza scadente.

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Sarebbe troppo facile attribuire la responsabilità allo scarso budget: teniamo presente che Franco, anche con pochi mezzi, ha realizzato prodotti che possono piacere o non piacere ma sono comunque notevoli; e, nello stesso tempo, vari cannibal-movie italiani (Emanuelle e gli ultimi cannibali, Mangiati vivi!) sono stati realizzati in maniera low-budget ma con ben altro effetto. L’impressione è che a Jess Franco, in fondo, importasse poco o nulla di questo filone, ed è probabile che vi si sia inserito per motivi puramente commerciali: manca tutta l’ispirazione presente nei suoi film vampireschi ed erotici, manca l’atmosfera, e spesso i film concedono ampio spazio alla noia.

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Va detto, inoltre, che gli horror cannibaleschi sono un genere squisitamente italiano, mentre La dea cannibale e Il cacciatore di uomini hanno ben poco di italiano – solo una quota produttiva e qualche interprete. Al Cliver, attore molto conosciuto nel cinema di genere italiano (ricordiamo alcuni film di Fulci come Zombi 2, L’aldilà, Black cat), è il protagonista di entrambe le pellicole, e garantisce la consueta professionalità ma senza entusiasmo. Dimentichiamoci quindi i cannibal-movie selvaggi della pura tradizione made in Italy e affrontiamo questi due film come horror avventurosi senza pretese.

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La dea cannibale è probabilmente il peggiore fra i due, vista anche l’assoluta banalità della storia: il dottor Jeremy Taylor (Cliver), durante una spedizione in Amazzonia insieme alla famiglia, viene aggredito da una tribù di cannibali che uccidono e divorano la moglie, gli tagliano un braccio e rapiscono la bambina. Riuscito a fuggire e tornato negli Stati Uniti, il professore – ripresosi dallo shock – organizza una spedizione nella giungla per ritrovare la figlia: raggiunto il villaggio dopo varie peripezie, Taylor scopre che la ragazza ormai adulta (Sabrina Siani) non solo è diventata la sposa del capo-tribù, ma viene anche venerata dai cannibali come la loro “dea bianca”.

devil-hunter-2.png Si tratta di una co-produzione fra Spagna, Italia e Francia, in cui c’è la mano della famigerata Eurociné – responsabile di varie nefandezze cinematografiche spesso dirette proprio da Franco: la quota produttiva italiana si limita però ai due interpreti (Cliver e la Siani) e alle musiche (anonime e dimenticabili) di Roberto Pregadio, mentre il resto del cast tecnico e artistico è interamente spagnolo e tedesco (e tutto di bassa qualità). Vedere La dea cannibale richiede una sospensione dell’incredulità veramente alta, fra personaggi ridicoli, situazioni sgangherate, indios e paesaggi decisamente poco credibili. La componente gore/splatter non manca, ma è girata in maniera incredibile, e viene da chiedersi il perché di questa scelta inusuale: gli svisceramenti e i pasti a base di interiora sono inquadrati così da vicino che quasi non si capisce cosa stiamo vedendo, “ripresi in primissimo piano e in destabilizzante slow-motion, anche sonora” (Adriano Di Gaspero, Nocturno Cinema).

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 Dunque, dettagli su budella e bocche ripresi al ralenti e dilatati all’inverosimile, tanto che l’elemento macabro e disgustoso esaspera la pazienza dello spettatore. L’inizio del film contiene già in nuce le sue caratteristiche fondamentali: vediamo il lungo banchetto antropofago ai danni della moglie e il pasto (più riuscito) col braccio di Cliver, mentre ci accorgiamo subito di come siano assolutamente ridicoli i cannibali (semplici attori pitturati) e le location (qualche albero, un fiume e una radura). Ma si va ancora oltre quando entra in scena l’incredibile parata di personaggi, ai limiti del demenziale, che si aggrega alla spedizione (solo per divertimento, come scopriremo alla fine): già, perché senza curarsi della consequenzialità logica e temporale, Franco mette in scena subito dopo un Al Cliver praticamente identico a prima nonostante siano trascorsi parecchi anni – visto che la bambina si è “trasformata” ormai nell’adulta e sensuale Sabrina Siani. La spedizione, fra qualche scena di sangue, altri banchetti umani al ralenti e sgangherati rituali indigeni, prosegue nella noia quasi totale, a causa anche dei personaggi poco interessanti – persino Cliver è sottotono rispetto al solito.

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Va leggermente meglio (si fa per dire) con Il cacciatore di uomini: la trama, ancora una volta, non brilla per originalità e il film è diretto male e svogliatamente come l’altro, ma almeno la narrazione introduce un personaggio weird (lo zombi/cannibale gigante) e può contare sulla partecipazione dell’inconfondibile Werner Pochath nel ruolo caratteristico di villain psicopatico. Trattasi, anche in questo caso, di una co-produzione – in cui a Spagna, Italia e Francia si aggiunge la Germania: la partecipazione italiana è comunque scarsa, limitandosi alla presenza del solito Al Cliver come protagonista, mentre il resto del cast artistico e tecnico è per lo più spagnolo; ancora una volta c’è la mano dell’Eurociné, e si vede (non dimentichiamo infatti che sono due film realizzati insieme).

1065_LA_DEA_CANNIBALE5 Ne Il cacciatore di uomini troviamo una bella attrice bionda (Ursula Fellner) che in Amazzonia viene rapita da quattro malviventi per chiedere un riscatto: il produttore della ragazza invia sul posto un avventuriero (Cliver) per liberarla, ma sia lui che i banditi dovranno fronteggiare una minaccia comune – un gigantesco zombi cannibale di colore che abita nella foresta cacciando prede umane e di cui anche gli indigeni hanno paura. L’elemento di maggiore interesse nel film è proprio questo assurdo personaggio, in cui la fantasia di Franco sembra conoscere un guizzo di vitalità – più nelle intenzioni che nella realizzazione: il “cacciatore di uomini” del titolo si riduce infatti a un robusto nero truccato con due occhi enormi e sporgenti (molto artigianali), che avanza incespicante e ansimante proprio come un morto vivente e di cui spesso vediamo le inquadrature in soggettiva.

devil-1.jpgQuesto elemento soprannaturale (e indefinito) può sorprendere per come è inserito quasi casualmente in un cannibal-movie, ma in realtà è più franchiano di quanto sembra: come spiega Roberto Curti su Nocturno Cinema, “il gigantesco cannibale dagli occhi mostruosi è una sorta di versione colored di Morpho” – il servo forzuto e demente che ritorna più volte nella sua filmografia, fin dal Diabolico dottor Satana. Per il resto, c’è poco da salvare: il ritmo è lento, esasperante, e in mezzo ad alcune discrete sequenze horror e avventurose c’è solo il tempo di annoiarsi; gli effetti speciali sono ridotti al minimo: la testa mozzata di Pochath, un’eviscerazione, un uomo infilzato su dei pali di legno, sempre con brevi inquadrature, per non parlare delle scene di cannibalismo che – come ne La dea cannibale – si riducono a dettagli ravvicinati di poltiglia rossa. È chiaro, ancora una volta, che a Jess Franco non interessa nulla del genere: tecnicamente piattissimo, scenografie raffazzonate e rappresentazione degli indigeni al limite della parodia involontaria.

the-devil-hunter Al Cliver è ancora al di sotto delle sue possibilità espressive, surclassato palesemente da Werner Pochath – di sicuro il migliore dell’anonimo cast. Attore austriaco molto attivo in Italia e dotato di un volto spigoloso e inconfondibile, compare spesso nel ruolo di “cattivo”, perennemente tarantolato e sadico (Joko invoca Dio…e muori, La ragazza del vagone letto, Il cacciatore di squali, solo per ricordare alcuni fra i più famosi): nel Cacciatore di uomini interpreta con efficacia il suo consueto carattere (è uno dei quattro banditi), peccato solo che l’unico personaggio ben caratterizzato venga ucciso abbastanza presto.

Davide Comotti

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La dea cannibale
Titolo originale: Une fille pour les cannibales
Aka “Cannibals”, “Mondo Cannibal”, “White Cannibal Queen”
Anno: 1980
Regia: Jesús Franco
NOTA: All’uscita in Italia è stato attribuito a Julio Tabernero (regia di) e a Franco Prosperi (un film di).
Interpreti: Al Cliver, Sabrina Siani, Silvia Solar, Jérôme Foulon, Lina Romay, Shirley Knight, Anouchka, Antonio Mayans, Jesús Franco

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Il cacciatore di uomini
Titolo originale: Chasseur d’hommes
Anno: 1980
Regia: Jesus Franco
Aka “Sexo caníbal”, “Devil Hunter” e “The man hunter”.
Interpreti: Ursula Buchfellner, Al Cliver, Antonio Mayans, Antonio de Cabo, Burt Altman, Gisela Hahn, Muriel Montossé, Werner Pochath, Melo Costa, Aline Mess, Claude Boisson, Tibi Costa, Óscar Cortina, Ana Paula