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Exterminator era un film sfilacciato ma interessante, dove uno psicopatico Robert Ginty trucidava, nei modi più violenti, i criminali di turno, in una sorta di Il giustiziere della notte con il pedale accellerato sull’iperbole. Non era un grande film, meglio si sarebbe fatto, sulla falsariga di Bronson/Winner, per esempio con il notevole Vigilante di William Lusting, ma sia dato atto al regista James Glickenhaus di essere riuscito a girare un solido B movie dalla resa spettacolare di un film hollywoodiano. In più Exterminator è uno di quei noir action che vengono più miticizzati dai fan del genere, vuoi perchè è difficile trovare un’altra pellicola con un eroe, John Eastland, che si comporta peggio dei vari aguzzini uccidendo cani e triturando mafiosi come quarti di bue, vuoi perchè James Glickenhaus è uno che gira distrattamente, ma quando si tratta di mettere in scena una sequenza d’azione, come il lungo incipit nel Vietnam, diventa il Francis Ford Coppola del cinema popolare.

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Di Dominator, il suo seguito, invece se ne parla poco, e, quando lo si fa, i termini non sono poi così lusinghieri.

Eppure è una di quelle pellicole che esaltano il sottoscritto.

Quattro anni dopo Exterminator, in un 1984 utopico dove la violenza è all’ordine del giorno, un misterioso vigilante, bardato da una tuta ignifuga e armato di un lanciafiamme, purifica le strade della peggiore teppaglia. Qui facciamo la conoscenza di un altro John Eastland, sempre interpretato da Robert Ginty, ma totalmente agli antipodi del personaggio visto nel film precedente. Se l’Eastand di Exterminator era un personaggio poco simpatico e taciturno, questo, pur mantenendo lo stesso nome e cognome, è una sagoma, spigliato e ciarliero. In più ha una ragazza, ballerina di lap dance, che sogna di sfondare nei musical di Broadway.

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La sua vita sembra perfetta finchè non incontra Bee Gee (Frankie Faison), un ex commilitone del Vietnam, che di lavoro guida il camion della nettezza urbana. Quello che il buon Ginty non sa è che poche ore prima l’amico ha salvato un poveraccio torturato da un gruppo di teppisti e questi gli hanno giurato la morte.

Contando che i novelli guerrieri della notte conoscono del loro nemico solo il camion che guida, quando vedono Ginty tornare a casa con la fidanzata, proprio a bordo del mezzo tanto odiato, pensano di avere trovato l’autista ricercato, iniziando la rappresaglia ai due innamorati.

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Ora, se conoscete il genere, sapete che, se sei la ragazza di un personaggio di un Sotto Giustiziere della notte, devi stare zitta e non dire la frase “Da grande voglio fare la ballerina” perchè la cosa più buona che può capitarti è romperti la caviglia. Si sa che in questo genere di film, però, la cosa che capita non è mai la migliore.

La ragazza di Ginty verrà pestata a sangue, ridotta in fin di vita con la spina dorsale spezzata, all’inizio, poi in seguito, stuprata e ammazzata. Non serve altro per scatenare la vendetta. “Non posso salvarla, ma sterminare questi stronzi si”.

E così sia.

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Le scene d’azione sono vivaci, con una metropoli che sembra l’inferno, una sorta di Gotham city più violenta e senza l’appoggio di nessun Batman. Per questo, quando il misterioso vendicatore irrompe sulla scena, sputando fuoco come fosse un soldato in Vietnam, il tono è quello di uno strano cinecomix iperviolento.

Siamo in anticipo sulla città de Il giustiziere della notte 3, popolata da ladri, assassini e stupratori. La New York di Dominator è un vespaio della peggior specie di deliquenti, gente che vediamo uccidere per due spiccioli e poi, sempre per quei due spiccioli, accoltellarsi tra di loro.

Il film non si tira indietro davanti alle scene più crude come quella che vede una coppia di vecchietti uccisa a colpi di pistola, barbaramente, con i proiettili che dilaniano la carne con squarci rossi e dolorosi, tra le risate dei criminali.

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Più che esseri umani, questi teppisti, sono ratti, vivono nelle fogne e quando attaccano qualcuno hanno dell’inumano, quasi famelico, che li rende mostri da horror movie, quasi moderni cannibali metropolitani. In generale poi la città sembra davvero uscita da incubo romeriano o da un post atomico alla Castellari. Merito anche della fotografa che predilige i colori più accesi e innaturali anche nelle tante scene notturne.

Stupisce poi per il basso budget, la resa potentissima di alcune sequenze, impensabili in un film Cannon che a prima vista sembra girato al risparmio, con studi di dottori improvvisati in stanzini. Qui viene persino fatto esplodere un elicottero in una scena di grande impatto, una cosa che a livello concettuale è assurda, anche perchè viene usato un razzo segnalatore, ma è comunque wow, un momento di grande cinema popolare, stupidello ma gagliardo.

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Gli attori invece sono una roba che non ci credi. Robert Ginty se la cava, è più simpatico che nel film precedente, ma uno stoccafisso come pochi, con la sua faccia alla Nicolas Cage ultimo periodo che ha due uniche espressioni impareggiabili da tontolone. E’ comunque il migliore del cast che vanta una Deborah Geffner che dovrebbe essere la figa del film ed è una racchietta, e Frankie Faison che recita forse la peggiore performance della carriera, non riuscendo mai a dare spessore al suo personaggio, un ex reduce del Vietnam incattivito e psicolabile. Qui lo vediamo per il 70 per cento delle volte ridere e fare battutacce, il restante 30 impugnare un mitra senza motivo e morire come uno stronzo.

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Il peggiore però è senza dubbio Mario Van Peebles, figlio del grande Melvin, e qui ad inizio carriera, prima del suo Posse o del gagliardo Gunmen, in una parte importante, quella di X il villain della vicenda. Già dal look, con i capeli cotonatissimi, e dalla sua preferenza per gli abiti di pelle neri aderenti, neanche fossimo in Cruising, con quella X sul petto che dovrebbe fare paura e invece fa ridere, capisci che qualcosa non va. Van Peebles recita male, ma così male che ti commuove persino, gesticola, fa le facce, salta come un ballerino, sembra un pessimo attore in over acting sotto cocaina pesante. Il suo X ricorda per ferocia il Zed di Scuola di Polizia 2, ed è tutto dire.

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A girare stavolta non è più James Glickenhaus, ma il produttore del film precedente, Mark Buntzman, alla sua unica regia visto il disastro combinatogli dalla Cannon per questo film, che tra poco paleseremo.

Mark Buntzman gira con nerbo, abusa di rallenti come nel caso della scena di aggressione a Deborah Geffner, ma in generale è bravo, tanto che, a differenza di Glickenhaus, non rende interessanti solo le scene spettacolari, ma si sofferma sui personaggi, sul loro background, riuscendo a rendere vivaci anche quelle sequenze romantiche ti fanno spingere il fastfoward.

E’ questo il problema che ha spinto la Cannon a distruggere l’opera di Buntzman, dilaniandola e riempendola di sequenze nuove girate senza Ginty, ma soprattutto senza l’approvazione del regista. Il cut originale sembra purtroppo perduto, ma il film, stando alle parole del suo autore, era più intimista e meno fracassone.

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Sia chiaro Dominator, anche in questa versione, è gagliardo, soprattutto quando il finale sembra impazzire: la scena di stupro è di pochi secondi, quasi subliminale, in antitesi con le regole del genere, come un cancro impazzito sulla pelle, una chiusa schizzata perchè riflette la disperazione del suo personaggio. Ti lascia davvero una strana sensazione di follia, di incompiutezza, di frenesia e rabbia, ecco che, arrivato alla resa dei conti, diventi tu, spettatore, John Eastland.

Questi pregi però sono il frutto di un montaggio arbitrario, voluto dalla Cannon, che definì disastrosa la visione della pellicola ultimata. Nel film originale infatti non esisteva nessun giustiziere che bruciava i criminali, tutte le sequenze con il lanciafiamme, compreso il finale, sono interpretate da una controfigura, quando il regista aveva già mandato tutti a fanculo.

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Così anche i buchi di sceneggiatura, come i teppisti che scoprono casualmente dove abita Ginty e la sua donna, sono il risultato di scene eliminate o di sequenze spostate da un minutaggio all’altro. La famosa sequenze dell’elicottero per esempio era più lunga, con il pilota che urla tra le fiamme, e Van Peebles che incontra faccia a fiaccia Ginty puntandogli il dito contro e lanciandogli una sentenza di morte. Infatti i due si erano già visti prima, quando Bee Gee travolge con il suo camion i teppisti, non da solo come il nuovo cut, ma aiutato appunto da Ginty che affronta i vari criminali (in una foto di scena si vede l’attore tirare un copertone di un’auto a qualcuno). In seguito poi sempre il protagonista e la fidanzata, al ritorno a casa, dovranno fronteggiare la gang di Van Peebles in una scena eliminata dal nuovo montaggio. Visto così la narrazione sembra meno stupida, anche perchè nel film vulgato fa quasi ridere che questi teppisti si vendichino così a random con qualcuno principalmente mai visto e solo riconosciuto da uno dei tanti camion della nettezza urbana di New York.

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Ruolo importante poi aveva anche il night club dove lavorava la Geffner che, per via dell’esplosione dell’elicottero, veniva distrutto con i suoi bei morti e feriti. Sempre grazie alle foto di scena possiamo ricostruire la sequenza con l’attrice intenta a curare i feriti.
Il finale originale poi era molto più lungo e articolato con Ginty che sbaragliava la gang di X, aiutato anche dalla polizia (in una foto di scena un poliziotto punta un fucile contro Van Peebles inginocchiato). La resa dei conti stavolta vedeva in scena anche la sua ragazza sulla sedia a rotelle (in originale non moriva) armata di pistola. La fine del cattivone era in puro stile truce Cannon con il camion della nettezza che triturava l’infame. Non male no?

C’è da dire però che la sequenza di breakdance, terribile e lunghissima, voluta probabilmente dalla Cannon che in quel periodo avrebbe fatto uscire Breakin’ 2: Electric Boogaloo di Sam Fisterberg, è sicuramente girata da Buntzman, visto che in scena ha sia Ginty che la Geffner.

A girare le nuove sequenze è lo sceneggiatore William Sachs che in diverse interviste parla abbastanza male del regista originale dicendo che era un vero incompetente. A suo dire, quando i tecnici chiedevano a Buntzman dove posizionare la telecamera, lui rispondeva “Dove volete voi”. L’idea della maschera da saldatore è venuta a Sachs quando, nel cercare di salvare l’opera, si accorto che Ginty nel modificare il camion dell’immondizia, indossava una maschera da saldatore. Visto che Ginty se n’era andato col regista, quale migliore escamotage che girare le scene nuove, non avendo la star del film, con un nuovo attore mascherato?

Oltretutto, a conti fatti, non è mai chiaro, chi fosse il vigilante brucia stronzi, prima del finale, se Eastland o Bee Gee.

In qualsiasi caso, Dominator, chissà poi il perchè del titolo sadomaso affibbiatogli in Italia, è un film gagliardo che, qualsiasi cut vi troviate, risulta sempre una visione piacevole. Da noi è circolato solo in vhs, edizioni Multivision, con un bel doppiaggio, cosa strana ma buona.

Da recuperare.

Andrea Lanza

NOTA: Il trailer presenta scene alternative al cut vulgato che vengono dalla prima versione de regista:

Dominator
Titolo originale: Exterminator 2
Anno: 1984
Regia: Mark Buntzman (e William Sachs)
Cast: Robert Ginty, Mario Van Peebles, Deborah Geffner, Frankie Faison, Irwin Keyes
Durata: 90 min.
VHS: MULTIVISION

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