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Se David Decoteau non esistesse, probabilmente dovremmo inventarlo.
David è un po’ come la scorreggia sonora e deflagrante che ti scappa quando sei lì lì per farti la ragazza dei tuoi sogni, lo zucchero buttato nella pasta per sbaglio al posto del sale, è il film atteso da vent’anni che non l’ammetti ma fa schifo.
Ecco, David nostro bello esiste per quelle strane leggi di compensazione che vogliono il male spuntare sempre quando c’è il bene, che hanno creato l’invasione delle cavallette quando ero solo in vacanza in Egitto, insomma la legge di Murphy incarnata in un uomo.

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Il genio del male

Esistono film brutti, qui ne recensiamo a milioni, ma per fortuna esistono anche i film brutti e divertenti, quelli che fanno bene al cuore perchè nulla ti rilassa di più di un film che magari è nato storto, sgarruppato, incazzato col mondo, e tu ci vedi del bello in quegli occhietti disgraziati. Questo mette in pace col Dio del cinema. Purtroppo i film di Decoteau sono brutti e neanche divertenti, sono una tortura per le palle incredibile, ma hanno anche quella strana malia che tu spinge a guardarli, come incantato davanti al suono delle sirene, perchè sono il nulla, la fine dei sensi, sempre caro mi fu quest’ermo colle quando ti lasci andare sereno verso la morte.

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A David non piacciono le tette

A David non piacciono le tette, lui scappa davanti alla passera come Reagan mentre Padre Karras impugna il crocefisso, a lui, sia chiaro, garba il chupito bevuto alla goccia con quei monellaci di Mark e Joe. David è gay ma uno di quei molesti perchè non è in pace con se’ stesso, ridotto a girare film etero in un mondo interiore che urla Like a Virgin, Paparazi e Amooore proontooo, quindi è come la Jenni di Vasco, pazzo, e a suo modo un terrorista.

I film di Decoteau sono subdoli perchè non danno mai quello che promettono. Lui disgraziatamente è rimasto ancorato al Craven di Scream, diventando, anche in questo 2016, la risposta più scellerata allo slasher anni 90.

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Purtroppo

In copertina David nostro ci mette quasi sempre una figona e dietro, quasi fosse un porno, sei o più maschi a petto nudo e arrapati. I suoi horror teen, sulla carta, sono roba per fare sgrillettare le adolescenti, ma in realtà sono horracci zozzi pieni di gente stupida che fa roba stupida in attesa della scena clou, ovvero un ragazzone che in mutande bianche fa la doccia mentre qualcuno, sempre uomo, lo guarda per i più svariati motivi che non sono mai quelli palesi.

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In Italia, fino a qualche anno fa, hanno cercato di farci piacere per forza Decoteau: non uscivano film horror decenti, ma la Mediafilm buttava a dozzine i chiappa e sangue del buon David. In più accompagnati da scritte attira gonzi come “Dalla mente perversa del genio di Decoteau” neanche fossimo davanti a Cronenberg o Lynch.

Per fortuna poi la Mediafilm ha smesso, forse fallita, forse chi se ne frega, l’importante è che nessuno più poteva cadere nella subdola trappola del genio Decoteau. Certo che il complotto che ha visto decine di film di questo regista arrivare in Italia in pompa magna, con cerimonie degne di un vero autore, ha del folle e una ragione che trova risposta solo nella massoneria o negli ufo, nell’omicidio di Kennedy e nella verginità di Brooke Shields.

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Brotherhood 3 è uno dei suoi dvd peggio distribuiti, quelli che trovi di meno tra le bancarelle del marocchino di Brignole a Genova, ma anche uno dei suoi film più esemplari in quanto a cazzimma verso il genere.

Brotherhood 3 è il terzo capitolo di una saga che conta ben sei capitoli, di cui quattro sbarcati in Italia a volte in versione deluxe due dvd. Il primo nonchè il migliore raccontava di un ragazzo che, appena arrivato in un liceo, si trova a fronteggiare la minaccia di una congrega di stregoni in mutande e patta sbarazzina. Tutti gli altri sono una variazione del tema, magari cambiando scenario, non più il liceo, o magari, come nel quinto, buttandoci una scena omo più calcata, ma la minestra resta la stessa.

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Ci sono dei geroglifici a forma di cazzo. Genio!

Colpevole di questi crimini contro l’umanità e il cinema, oltre a Decoteau, è stato lo spezino Ryan Carrassi, che all’epoca della Mediafilm era il nome più vicino al regista. Carrassi è stato l’artefice di un’odio smisurato verso i cartoni animati dell’epoca Bim bum bam, colpevole di tagliare ed edulcorare temi scabrosi o situazioni ambigue in serie come Sailor moon o Piccoli problemi di cuore. Coi film di Decoteau fa lo stesso: aggiusta i dialoghi, tagliuzza di qua e là, rendendo meno gay il tutto ma mandando dallo psicologo diversi spettatori. “Dottoressa, vedo la gente frocia!!!”.

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Oltretutto Carrassi e Decoteau, su varie riviste, tipo Horrormania, Nocturno, persino Film tv, nel 2005, avevano indetto un concorso per trovare comparse per un imminente Pool 2, il seguito di un film tedesco, stavolta girato però a quattro mani dal nostro genio americano e da un regista italiano, Tiziano Pellegris, su produzione e distribuzione Mediafilm.

The pool 2 restò un sogno, possiamo trovare su internet un brutto backstage, e sembra fosse un film frakenstein, ovvero 20 percento storia nuova di produzione italiana e 80 per cento dell’americano Vuoi sapere un segreto?, altro capolavoro distribuito da Mediafilm, con il taglia e cuci di Carrassi, a fronte di un budget di un milione a 200, a credere ad imdb. Cosa ci fosse dietro questa produzione, dal riciclo di capitali, alla versione gay del fake agent, è uno di quei misteri che forse non sapremo mai, ma che ci fanno percepire la natura arruffona di questi prodotti.

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Brotherhood 3 è il capitolo slegato di tutta la saga, come ogni buon terzo capitolo vuole dai tempi di Halloween 3, ma non per questo il migliore.

Stavolta il campo da gioco è diverso, sempre un liceo, ma siamo in ambito giochi di ruolo. Ogni Venerdì sera, il film immagina, che un gruppo di ragazzi usi la scuola come scenario per giocare una partita live ad una specie di Dungeon and dragons con i partecipanti vestiti da scemi, chi da elfi, chi da cavalieri.

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Non serve far pronunciare ad un personaggio “Sono un guerriero errante” se gli metti in testa un secchiello da sabbia! Non sei un illusionista, quello resta sempre uno scemo col secchiello in testa, al di là di cosa dica.

In questo liceo, che non è mai chiaro del perchè non abbia un custode, oltre a loro si aggira un misterioso figuro, vestito da cavaliere ma dal volto coperto, che spia i ragazzi docciarsi, poi al posto di ucciderli, si fa fare un pompino, trasformandoli in demoni, anzi giovani demoni come recita il sottotitolo.

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Al di là dei make up miserabili, dell’assenza di sangue e del fatto che gli aiutanti di questo cattivone sono vestiti come degli schiavi da film porno bondage, il film è girato quasi completamente al rallenti. Cioè una cosa incredibile, durebbe a velocità normale forse tre quarti d’ora, ma, con uno strano escamotage. David dissemina il film di gente che corre a velocità ridotta, senza un motivo logico, senza la minima suspense, senza una musica piena di tensione, senza nulla che non sia la fuga al rallentatore di questi scemi inseguiti da un ancora più lento cattivone medioevale.

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Ecco quando dicevo che i film di Decoteau sono ipnotici, questo ne è l’esempio. Tu lo guardi e speri che succeda qualcosa, ma quel qualcosa non succede, allora alla quarta scena senza ritmo, senza logica, ti lasci andare e sei perso, encefalogramma piatto, dottore non c’è più speranza, è morto.

Decoteau cerca di rendere misteriosa l’identità di questa creatura assassina, che i ragazzi non vedono mai anche se si nasconde con l’agilità di un bradipo eccitato, ma è un segreto di pulcinella che solo i più puri di cuori non hanno capito. Certo David nostro ci mette dentro deliri che fanno gridare al cielo tipo l’introduzione a cazzum degli immortali Ramses e Anubis, chiamati affettuosamente Ramsey e Any, con tanto tra l’altro di Anubis bravo, che dimentichi presto come d’altronde il film.

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Oltretutto è facile confondere questa pellicola con un’altra analoga dello stesso regista, sempre distribuita da Mediafilm come The game (ma in precedenza editata come Prison of dead da un’altra etichetta), che racconta una storia simile con però l’aggiunta di alcuni frocissimi zombi. Stessa merda, per intenderci.

Il cast è composto da non attori così come la regia è, oltre il discutibile rallenti, quanto di più imbelle possa capitare di vedere. Peccato perchè a noi di Malastrana vhs, una delle prime opere di Decoteau, Dreamaniac, era anche piaciucchiata, ma credetemi, alla soglia del 2017, con 125 film sul groppone, David nostro ha girato solo cose brutte, tra le più brutte e meno divertenti mai viste. Se leggete il suo nome su un dvd o qulacuno, per fare l’alternativo, vi dicesse “C’è questo autore che spacca” con in mano il dvd di Brotherhood 3, voi scappate più veloci che potete, nella speranza non lo stiate facendo al rallenti perchè sennò, cazzi vostri, ingoiate e vestitevi da paggetti del male.

Andrea Lanza

Brotherhood III – Giovani demoni
Titolo originale: The Brotherhood III: Young Demons
Anno: 2003
Durata: 82 min
Regia:David DeCoteau
Soggetto: David DeCoteau e Matthew Jason Walsh
Sceneggiatura: Ryan Carrassi e Matthew Jason Walsh
Interpreti: Kristopher Turner, Paul Andrich, Ellen Wieser, Julie Pedersen, Andrew Hrankowski, Landon McCormick: Matthew Epp, Carl Thiessen

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