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I nostri più fedeli lettori lo sanno: noi di Malastrana vhs viviamo a Marchirolo, il paese più freddo del pianeta Terra, scenario è vero per un ipotetico sequel de La cosa, ma anche steppa rigida brulicante di orsi famelici. Per questo dopo l’Estate, per salvarci la vita, stiamo nascosti nelle nostre cantine precipitando in un vero letargo biologico che solo lo scampanellio del Natale fa sfumare, magicamente.

Quindi, eccoci qui, col nostro bel pellicciotto da vichinghi lombardi, a recensire un film che forse fa venire solo a noi l’idea di festa, Platoon leader o meglio La collina dell’onore per il nostro Bel paese.

Il mio accostamento pellicole sul Vietnam e Natale nasce probabilmente dal fatto che, fin da bambino, uno dei film che vedevo più spesso, in questo periodo, era Rambo 2. Ecco, a me l’idea di napalm il mattino fa venire una fame chimica ed è proprio in questo periodo che guardo con diffidenza vicini e amici perchè, lo ricorda anche il saggio Walter de Il grande Lebowsky “Non ci si può mai fidare dei Charlie, sono dappertutto”.

Il saggio Walter

Il saggio Walter

Non so da quale inferno ho tirato fuori Platoon leader, la vhs era ricoperta da uno strato di polvere secolare, non veniva infilata in un videoregistratore da millenni, per un secondo ho temuto esplodesse come una bomba di qualche muso giallo, ma tic tac ce l’ha fatta. Sempre sia ringraziato James Braddock perchè è un po’ grazie a lui che abbiamo (ri)visionato questo mancato capolavoro.

Tutti, anche i sassi, conoscono Chuck Norris. Cioè dovete essere stati esiliati nella terra ai confini della città delle scimmie, avere una mano bloccata da una roccia, essere nati a Silent Hill, per non aver mai sentito parlare di Chuck Norris, l’uomo baffuto che ha reso magnifica la serie B action anni 80, il Walker Texas Ranger che anche se mai l’hai visto sai cos’è, l’unico che è riuscito a battere Sonic ad una gara di corse, insomma un mito che ha anche sublimato una resa attoriale granitica, di quelle che tu produttore diresti “E’ un cagnaccio” ma è per questo che ora giri film con Gabriel Garko, cazzi tuoi.

Platoon Leader è girato da Aaron Norris, fratello di Chuck, e uomo di fiducia del nostro, ben 11 regie tra film e episodi tv di Walker, di cui 10 con il Norris del nostro cuore.

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Dopo l’esordio registico di Aaron con il fracassosissimo war movie Braddock: missing in action 3, ci si aspettava da questo Platoon leader, opera seconda, un’altra sotto rambata con battute ad effetto e molte arti marziali, visto la presenza nel cast del grandissimo Michael Dudikoff (American ninja, I cacciatori della notte).

Invece sarà il cambio di produzione, la Cannon distribuisce soltanto, ma Platoon leader gioca più in sottrazione che in accumulo cercando di raccontare una storia dai toni veristi e commoventi, un po’ come il quasi contemporaneo Platoon di Oliver Stone, fallendo si intende, ma non miseramente.

La regia di Aaron Norris non spicca come nel film precedente, l’intro di Braddock era da scorticarsi le mani poi è vero il film era quello che era ma cazzo quell’intro, qui non si tenta mai di andare oltre a livello stilistico, di un ottimo telefilm degli anni 80, ma mancano i movimenti di macchina e tutte quelle chincaglierie registiche che avevano anche i nostri peggiori Bruno Mattei quando si buttavano nell’inferno verde del Vietnam.

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Nel film purtroppo di elicotteri ce n’è solo uno spacciato per cento

Sia dato atto, non mi fraintendete, Platoon leader non è un film girato male, è un film girato come un compitino, una pellicola che cerca di non alzare troppo i toni per paura di strabordare e così facendo perde tutta la magia che le produzioni di serie B o C più becere avevano.

Il titolo poi viene cambiato in fase di distribuzione da Nam a quello che conosciamo proprio per accaparrarsi i fan del film di Stone, ma, per assurdi casi del destino, questo nuovo titolo è azzeccatisimo con la pellicola, Stone o meno.

Leggiamo infatti su wikipedia:

Un platoon leader è l’ufficiale al comando di un plotone . Questa persona è di solito un giovane ufficiale – un secondo o primo tenente o un grado equivalente“.

Appunto nell’intro del film vediamo il giovanissimo Jeffrey Knight, interpretato dal nostro Dudikoff, che arriva fresco di nomina a ufficiale, in un avamposto in Vietnam. Qui cominceranno i suoi guai perchè, malvisto da tutti, dovrà guadagnarsi sul campo la fiducia dei suoi uomini arrivando a perdere quasi un occhio in un’imboscata.

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Già le prime scene del film fanno respirare un’aria seriosa alla Apocalipse Now con il viaggio in elicottero verso la base e le poche battute scambiate da Knight/Dudikoff ad uno dei suoi uomini sotto una luce inverosimilmente rosso fuoco.

Knight: “Perchè vi chiamano il sogno?”

Soldato: “Perchè la mattina ti svegli, mangi, vai a pisciare, combatti e poi ti svegli ancora ed è tutto uguale. E’ tutto un fottuto sooooooooooooooooogno”.

L’impresa più faticosa da compiere per Knight sarà non vincere la guerra, una guerra impossibile e spietata, ma far capire a tutti i suoi uomini il valore di una squadra. Infatti come gli ricordano i suoi uomini “il vecchio tenente stava chiuso nel suo ufficio per giorni, usciva a dare gli ordini e via così, finchè non è tornato a casa”. Solo che Knight non è di quella pasta, lui la guerra la vuole sfidare viso a viso e comincia ad uscire con i suoi uomini, restando ferito e tornando ancora a combattere.

Il film non cerca di dare una visione antimilitarista del Vietnam, cerca uno sguardo distaccato, anche se è risibile la simpatia di regista e sceneggiatori per i soldati americani che si trovano quasi per caso in un inferno terribile. Ai soldati americani vanno infatti le scene madri, quelle che sfiorano il patetismo, come la morte del soldato Bacera che, trovato cadavere dai compagni per un’overdose di eroina, sarà crivellato a mitragliate post mortem perchè “ora può tornare da eroe a casa”. O ancora la lunga scena che presenta il soldato Hayes e la sua simpatia per una ragazza locale, stuprata e mutilata di un braccio e in seguito scannata perchè (forse) spia del governo USA. Una sequenza che culmina con una vendetta catardica verso il gruppo di assassini Charlie con forse uno delle pochi rallenti del film.

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Si ha però sempre la sensazione che non si sia lavorato tantissimo sullo script che è nato dalle esperienze di un vero reduce, James R. McDonough. Sulla sceneggiatura ci hanno lavorato ben 4 sceneggiatori, tra cui il terribile Rick Marx di tanti, troppi orroracci straing to video, senza purtroppo  avere la sensibilità giusta per raccontare dei veri drammi di guerra. I comportamenti dei personaggi nascono e muoiono in pochi attimi in un semplicismo imbarazzante: se faccio vedere il tipo A subito dopo a questo succederà qualcosa. Per dirlo in parole povere, in Platoon leader il processo di umanizzazione porta sempre a tragedie, fin quando i soldati stanno in ombra non gli succede nulla.

Dall’altro canto sappiamo davvero pochissimo dei nemici che affontano: sono vietcong, si muovono in gruppo e sono cattivi. Questo probabilmente perchè il film è raccontato attraverso gli occhi di un soldato americano e i tempi di Tra cielo e terra di Oliver Stone sono ancora lontani. Volendo dei viet sappiamo anche che hanno un villaggio pacifico ai piedi del’avamposto composto da donne, bambini e contadini e che diventerà l’atto vile di guerriglia nel tragico finale. Infatti i nemici, capendo di essere in difetto, arriveranno a trucidare proprio i locali, come monito per gli yankees,  mentre Dudikoff ferito in un occhio pronuncerà la frase “Non è questa la guerra, non è un ucciderci tra di noi”.

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Come detto però il film nasce già disgraziato perchè vuole essere serio e poi chiama il suo protagonista Knight come un eroe da action movie, piazza come star un attore di tanti action marziali non proprio famoso per essere espressivo, e non resce mai a fare appassionare alle vicende di questi soldati che lo script probabilmente voleva umanissimi. Questo è un raro caso di serie B con pretese ma senza avere il coraggio o la possibilità alla fine di mettere in scena con efficacia le pretese.

C’è da aggiungere che il film fu girato in Sud Africa e non nelle inflazionate Filippine e che in produzione c’era il mitico Harry Alan Towers di tanti brutti e bei Jesus Franco anni 70, ma anche dell’indecente American ninja 3, quindi non proprio un nome aureo nell’action anni 80.

Andrea Lanza

La collina dell’onore

Titolo originale: Platoon leader

Regia: Aaron Norris

Musica di George S. Clinton

Distribuito da Cannon Films

Interpreti: Michael Dudikoff, Robert F. Lyons, Michael DeLorenzo, Jesse Dabson, Daniel Demorest

Durata: 97 minuti – VHS WARNER

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