Tag

, , , , , , , , ,

Mi accorgo stasera che, malgrado la mia innata Sindrome di Peter Pan, sto invecchiando.

E’ una verità scomoda, forse anche più difficile dell’accettare di essere gay se lo fossi, perché la vecchiaia, purtroppo, è una sentenza di morte vicina.

Eh sì, amici miei, non serve parlare con lo slang giovane, fare selfie a manetta o raccontare che ti stai trombando la modella 22enne, perché, come dice il grande Max Pezzali, “il tempo passa per tutti lo sai nessuno indietro lo riporterà neppure noi”, qualunque cosa questo significhi.

max_pezzali_fotogramma

Saggio Max

Vi dico questo perché ho capito di avere perso il senso sacrosanto del wow, del critico che ama i brutti film, quello che Pascoli chiamava “l’innocenza del fanciullino”.

Posso asserire questo con certezza perché stasera sto per affrontare il penultimo film di Bruno Mattei, “L’isola dei morti viventi”, uscito con dieci anni di ritardo in dvd nel nostro Bel Paese.

Un film che (forse) solo pochi anni fa avrei adorato, ma che ora invece mi appare troppo pieno di insuperabili difetti.

iotld1

Amo e ho amato i ripoff truffaldini di Bruno Mattei del passato, anche i più spudorati, come Virus, Robowar o Terminator 2, ma, plagi o mano, quelle pellicole erano cinema in odore di atomica,  con la passione da tutti i pori.

Cosa che L’isola dei morti viventi non può sfoggiare.

Galeotto dev’essere stato l’incontro tra il produttore Giovanni Paolucci e Bruno Mattei, nel 1993 con Attrazione pericolosa, e proseguita, fino alla morte del regista, nel 2006, con Zombies the beginning.  Più di dieci anni di filmacci di tutti i generi, dall’erotico, al poliziesco mafioso fino a resuscitare filoni ormai morti e sepolti come il cannibal movie deodatiano o l’horror zombesco. Prodotti nati disgraziati, girati in digitale, paurosi e appassionanti come baracconi da luna park, purtroppo.

111

Mattei in questo periodo neanche ci provava più a girare decentemente, si limitava ad assemblare film su film di inenarrabile sciattezza. La poesia cinematografica da guappo era inesorabilmente sfumata.

Certo L’isola dei morti viventi se lo raccontate ad un amico è una cosa incredibile: vampiri, zombi e fantasmi su un’isola, poi arti che ricrescono e, cazzo, uno zombi che suona il liuto! Vi prego però di credermi: L’isola dei morti viventi è una palla di proporzioni colossali, qualcosa di così moscio, noioso e fastidioso da essere quasi masochismo.

In questa pellicola il grado di wow viene presto superato dal senso incredibile di presa per il culo: i nostri protagonisti vedranno più volte gli zombi cannibali, ma ogni volta, entrati in una stanza, come una sorta di puntatona di Scooby Doo, si dimenticheranno di essi, per spaventarsi, come la prima volta, ogni volta!

islandofthelivingdead2

Scooby Doo

Poi quest’Isola dei morti viventi è davvero trafficata perché Mattei e il suo sceneggiatore Tentori, saggista di ben altra caratura, sono indecisi su che mostri mettere in scena e in un solo film, a random, vediamo zombi, vampiri e fantasmi, ma anche una cosa stranissima, dei zombavampiri ovvero dei morti viventi coi canini da Dracula!

In più sempre l’isola che fa da scenario, da copione, dovrebbe essere deserta, ma qua e là, se stiamo bene attenti, vediamo in ordine, sullo sfondo, una città, dei motoscafi che fanno ciao ciao e qualche barca. Il film poi non si cura di essere credibile neppure nella scelta delle comparse usando per la maggiore attori filippini, così abbiamo pirati e zombi dai tratti incredibilmente orientali. La pellicola, ambientata nei Caraibi, fu girata appunto nelle Filippine, un’ambientazione nota ai nostri film di genere degli anni 80, il Vietnam più appetibile in circolazione dai tempi di Apocalipse Now di Coppola. Non si capisce la scelta però di non ambientarlo direttamente in quelle località come per esempio l’affascinante Zombi 3. Certo i Caraibi sono mozzafiato, ma è come cercare di girare a New York quando dietro di te hai il bazar di Gigi lo scorreggione a due passi da Cologno Monzese.

island-of-the-living-dead-01

Lei è la comparsa più usata in almeno 800 parti

I protagonisti sono una squadra di cacciatori di tesori che, capitati per caso su quest’isola degli orrori, si comporteranno né più né meno come in una parodia del genere horror con l’aggravante che non si tratta di una parodia. Si capisce che che il loro destino è scritto sulla faccia: “Carne da macello”.

Il film è una lunga e ininterrotta sequela di citazioni di altre più nobili opere, da Fog di John Carpenter (con la stessa idea di nave maledetta e di nebbia perenne) a House of the dead di Uwe Boll, con tanto di Capitano Kirk e morti viventi conquistadores chiacchieroni. Naturalmente nel percorso non manca né George Romero con la famosa frase “I morti ti prenderanno!” da La notte dei morti viventi né l’intuizione di usare il karatè per battere questi zombi cenciosi da After death di Claudio Fragasso, dal quale scippa pure la sequenza della lettura del libro maledetto ritrovato (e quindi di riflesso anche l’Evil dead raimiano). La parte del leone però nei furti/citazione la fa Lucio Fulci dove il suo Zombi 2 viene ripreso sia nell’incipit con i cadaveri chiusi nei sacchi ai quali viene fatta saltare la testa, ma soprattutto nella scena famosa della scheggia di legno infilza occhio.

zb03

Sono sposata col produttore e torno nel seguito

Mattei poi si cita e si ricita da solo riproponendo intere sequenze girate ex novo dal suo classico Virus con tanto di prete zombi o la battuta “Vuoi la coscia o il petto?” rivolta ad un gruppo di zombi affamati. In più è proprio da Virus una delle scene più sceme di tutta L’isola dei morti viventi quando, davanti ad un cadavere putrefatto e pieno di sangue, una delle protagoniste chiederà “Signore sta male? Signore parla la nostra lingua?”. In più in questo film scopriamo che le barche, udite udite siori e siore, sono fornite di un pulsante di autodistruzione!!!!

island-of-the-living-dead_bite

Zombavampiri!

Quello che lascia interdetto però non è il livello di coglioneria, che ci stava pure dentro il bellissimo Rats notte di terrore, ma la fattura sciatta che neanche si ricorda le regole più basilari del montaggio, una cosa imperdonabile per Mattei che era appunto anche un ottimo tecnico. Le scene, sempre con quell’aria insopportabile da fiction terzomondista, non si amalgamo mai, sono scollegate, dilettantesche nella loro consecutio e donano al film, già disgraziato per conto suo, una lentezza che solo un montaggio frenetico forse avrebbe salvato dal fallimento completo.

Gli attori poi, a parte Gaetano Russo nella parte del Capitano Kirk, sono incredibilmente cani, qualcosa che sublima anche l’idea di attori cani che uno si fa nell’approcciarsi ad un film di Bruno Mattei. Nel cast è bene citare poi la presenza di Lilia Cuntapay, caratterista storica del cinema filippino, vista anche in produzioni americane come Bagkok senza ritorno di Jonathan Kaplan, e qui nelle vesti di un fantasma zombi poco incline al cannibalismo. La Cuntapay tra l’altro ci ha lasciato quest’Estate a 81 anni. La palma però di peggiore recitazione va senza dubbio a Ydalia Suarez, attrice già nota per la sua pessima performance in  Nella terra dei cannibali sempre del nostro Bruno, e che scopriamo essere cantante (ancora più terribile) di un certo culto, anche in Italia, con l’album “Sei mio uomo, w le donne”.

t2ec16fhjgie9nnwpreobqwijmhvnw60_57

Di lei possiamo leggere su internet questa raccapricciante biografia:

Ydalia Suarez ritorna alla musica, suo originale amore sin da quando era bambina. Nella sua vita, infatti ha sperimentato diversi tipi di arte tra cui la danza e il cinema.

Candela 2k16 è il brano da cui parte il nuovo progetto discografico di Ydalia;  è in uscita su tutte le piattaforme digitali a partire dal 22 luglio. E’ solo l’inizio: il progetto proseguirà con la realizzazione di un album di brani inediti che prevede la collaborazione di grandi firme autorali.

Era il 1999 quando la portoricana Noelia lanciò Candela.

Il singolo, utilizzato come stacchetto nella trasmissione Striscia la notizia, ha conosciuto una straordinaria popolarità in Italia nel 2001 arrivando fino alla quarta posizione della classifica dei singoli più venduti e diventando un vero e proprio tormentone estivo entrando nella Top 5 dei singoli più venduti.

22222

E’ il 2016: la cubana Ydalia affida a Nick Peloso la rivisitazione del singolo. Una re-edit con suoni attuali dopo i 18 anni dalla sua uscita originale. E’ un brano dalle sonorità avvolgenti, fresco, attuale e ballabile, Candela 2k16 si propone di diventare un successo e un tormentone dell’estate in versione completamente diversa grazie a Nick Peloso, che regala al singolo nuova vita, alla voce di Ydalia, e al ritmo che fa battere il cuore di chi lo ascolta anche ricordando la versione originale riportando quindi oltre ai “ricordi” anche forti emozioni.

Il buon lavoro svolto la premia, ed alcuni brani sono richiesti per fare parte della colonna sonora di “Stars Gate” un film di produzione italiana ma destinato solo al mercato internazionale. Uno di questi brani “Stars in love” diventa tema del film.

Nel 2015 è stata protagonista femminile del nuovo film di Claudio Fragasso “La grande rabbia”, film che è stato presentato al David Di Donatello“. Film che aggiungiamo è prodotto sempre da Paolucci.

Difficile davvero salvare in questo Isola dei morti viventi qualcosa e le uniche cose che ci possono venire in mente sono la sequenza, già citata, dove un morto vivente suona un liuto per un fantasma che danza o un delirante momento dove ad un morto vivente cresce spontaneamente un arto, ma sono poche cose e anche sviluppate e rese male in un contesto davvero cretino dove i fucili hanno colpi infiniti o, per risparmiare, si fa interpretare due statue a due attori!

island-of-the-living-dead_zombie

Signore, parla la nostra lingua?

A firmare la fotografia il Luigi Ciccarese di Aenigma e Demonia di Fulci, non al suo massimo. Gli effetti speciali e di make up invece sono buoni grazie anche alla bravura della veterana Cecille Baun, nota per i suoi lavori in Platoon e Hamburger Hill. Nel film di Mattei tra l’altro non si eccede mai in sequenze sanguinose o di sventramento, a discapito del titolo, e quindi il grosso del lavoro si è concentrato sul rendere decenti questi zombi, a volte benissimo a volte no, ma in generale dando dignità ad un prodotto miserabile.

Dispiace davvero perché credo fortemente che negli anni 80 con un altro spirito, un’altra resa tecnica, questo L’isola dei morti viventi sarebbe stato ottimo per una visione tra amici, invece davvero si capisce perché non è mai stato distribuito nel nostro paese per così tanto tempo.

Bruno Mattei qui si firma come ai tempi d’oro con il nom de plume di Vincent Dawn, e, prima di congedarsi dalla vita e dal cinema, ci regalerà un seguito di questo film, Zombi la creazione, scippando, come ai tempi di Terminator 2, il plot di Aliens scontro finale.

Ci piacerebbe parlare bene almeno di quest’ultima opera, ma la verità è che il cinema di Mattei è un morto vivente, ha ciondolato per anni dopo la fine dei generi credendo di essere ancora vivo, non capendo invece di essere solo una carogna maleodorante.

Peccato perché noi, malgrado quello che stiamo scrivendo, amiamo Mattei e siamo cresciuti coi suoi classici, a volte amandoli più dei veri classici. RIP in pace Bruno.

Andrea Lanza

L’isola dei morti viventi

Titolo originale: Island of the living dead

Regia: Bruno Mattei (Vincent Dawn)

Interpreti: Yvette Yzon, Alvin Anson, Ronald Russo, Ydalia Suarez, Miguel Franco, Jim Gaines, Thomas Wallwort

Durata: 90 min.

island-of-the-living-dead_keyart2