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Negli incubi di Nightmare ROBERT ENGLUND era “Freddy”

(Frase di lancio)

Il fantasma dell’opera è sicuramente uno dei romanzi più conosciuti di Gaston Leroux, anche per chi non l’ha mai letto, ma lo conosce attraverso una delle trecentomila trasposizioni cinematografiche, dagli apici di Terence Fisher agli abomini di Dario Argento fino ad arrivare ai musical schumacheriani.
Quello di Dwight H. Little non è uno dei migliori, ma neanche uno dei peggiori, vive un suo stato artistico di mediocrità innocua, qua e là ravvivato da tostissimi momenti splatter, a volte fuori luogo e insensati.

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Fantasma dell’opera è sicuramente in primis un film girato intorno a Robert Englund e al suo desiderio di sdoganarsi dal Freddy Krueger che gli ha dato fama rifugiandosi, per assurdo, in un altro Freddy Krueger.
Dwight H. Little non era forse il regista più adatto al servizio di una storia che ha la sua forza nell’alchimia tra amore e repulsione, più che negli omicidi e nele nefandezze sanguinarie del villain. D’altronde si sta parlando di un regista che ha dato il meglio in action testosteronici (il sottovalutato Drago d’acciaio soprattutto) e che, quando si è cimentato nell’horror puro, tipo Halloween 4, è sempre stato sottotono. Non che Little sia un virtuoso della macchina da presa, ma anche nella sua dimensione di puro artigiano, senza toccare gli eccessi anche involontari di un Pyun, di un Wynorski o di un Decoteau, ha quasi sempre portato a casa opere ben confezionate e divertenti.

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I momenti migliori del Fantasma dell’opera sono quando la storia svacca completamente negli eccessi, nella pornografia horror che devasta i volti, che sventra gli stomaci e diventa puro veicolo per il gigionismo di Englund che passa senza cognizione di causa dalla recitazione più pacata a quella urlata e fuori controllo. Davanti a questo delirio di overacting anche la graziosa Jill Schoelen, che altrove emergeva anche duettando con ottimi attori come Terry O’Quinn, è spenta, messa nell’ombra, incapace di trasmettere la minima scintilla di vita in un personaggio apatico e bidimensionale.
Non l’aiuta, a lei come al resto del cast, un doppiaggio italiano mediocre quando non fastidioso.
Eppure questa versione dell’opera di Leroux, forse in altri mani, avrebbe potuto essere buona se non memorabile a cominciare dall’escamotage del viaggio nel tempo fino all’epilogo che risistema l’asse dell’azione dal passato al presente. Solo che, come detto, tutto è lasciato allo sbando della fortuna, senza interessarsi di curare i dettagli, i personaggi, solo tentando la strada più facile, quella degli eccessi che rendono questo Fantasma dell’opera un vero horror di serie B come tanti se ne facevano a fine anni 80.

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Dispiace ancor di più perché la cornice storica era efficace, con una Londra ottocentesca baciata da una luce iperrealista e da fog innaturali, ma sono i tanti momenti di vorrei ma non posso sacrificati in onore della scelta più commerciale, qui incarnata nella raffigurazione di un Fantasma dell’opera, in alcuni momenti vicino alla follia di un anarchico Dottor Jeckill di Kikoine, imbastardito purtroppo dall’eterna maschera di Freddy Krueger e dalla sua terribile ironia a commento dei troppi omicidi.
Delle puttane che infestano la Londra del 1881, dei suoi topi, del suo demonio nano pronto a stipare poco fruttuosi patti di vita eterna, che importa se scippato dal Fantasma del palcoscenico, resta poco nei ricordi così come di una storia d’amore maledetta che riesce a diventare persino ridicola nell’osceno finale che si vuole a sorpresa.
Questo film non è mai stato pubblicato in dvd, ma solo in vhs e resta una bizzaria da raccontare più che da vedere, qualcosa che puoi arricchire con la tua fantasia nel parlarne all’amico curioso.
Ecco quindi che la poco fruibile vhs diventa, in mancanza di supporti digitali, qualcosa di mitico e miticizzato, al pari dell’arca dell’alleanza del film di Spielberg, qualcosa che in questo caso faremmo meglio a non aprire per scoprirne l’orrore celato.

Andrea K. Lanza

Fantasma dell’Opera

Titolo originale: The Phantom Of The Opera

Anno: 1989

Regia: Dwight H. Little

Interpreti: Robert Englund, Jill Schoelen, Alex Hyde-White, Billy Nighy, Stephanie Lawrence, Terence Harvey

Durata: 90 min. 

VHS FOX

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