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Thelma (Belinda Mayne) è una speleologa con qualche potere telepatico e, mentre è intervistata da una giornalista in attesa dell’ammaraggio di una navicella spaziale di ritorno da un viaggio, ha la sensazione di un grave pericolo. Nella navicella non vengono trovati gli astronauti. Più tardi, Thelma, assieme a un gruppo di speleologi suoi amici, va in una caverna sotterranea dove si imbatte negli extraterrestri giunti sulla Terra grazie alla navicella spaziale. Sono dei minerali piuttosto cattivi che cominciano a far fuori gli speleologi. Ma è solo l’inizio.

Raccontare dettagliatamente la storia dietro Alien 2 sulla terra sarebbe aprire una parentesi interessante, divertente quanto si vuole, ma che toglierebbe la sua importanza ad un film dai mille limiti, ma anche dalla fervida fantasia e da una regia mai prevedibile o banale. Per farla breve il regista Ciro Ippolito improvvisò la pellicola senza avere quasi una sceneggiatura, folgorato sulla via di Damasco dalla visione dell’apocrifo Zombi 2 fulciano, riuscendo ad aggirare i non pochi problemi (bruciò in gioco d’azzardo e donne di piacere il budget fornitogli dai produttori) con una dose di sana “guapperia” tutta italiana.

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L’idea folgorante era quella di creare un seguito dell’Alien scottiano (i diritti sul titolo fortunatamente non erano stati depositati) con un pugno di mosche, ma anche con il genio di trasportare un orrore cosmico dallo spazio profondo alle viscere della nostra terra. Il paragone con il prototipo sarebbe ingeneroso (e pure con il seguito a venire di James Cameron), ma questo non leva al film del napoletanissimo Ciro Ippolito un certo fascino e una certa preveggenza dell’horror futuro, da The descent di Neil Marshall al recente Apollo 18 con la stessa grande idea delle pietre aliene. Eppure non si tratta di un seguito sciacallesco alla Bruno Mattei come il terribile Terminator 2 pre Swarzy, no qui c’è una sorta di originalità di fondo, maggiore dell’altro apocrifo di Alien, il Contamination di Luigi Cozzi, anche perché alla fine con il film di Ridley Scott c’entra poco o niente, la storia è su altri binari, interessanti, non stupidi e stranamente efficaci per un film creato per necessità e furbizia. Gli attori non brillano per espressività, ma siamo nella norma di un qualsiasi b movie, italiano o americano che sia, con il futuro regista Michele Soavi, all’epoca tuttofare delle produzioni bis più variegate da Massaccesi a Fulci, in un ruolo abbastanza sostanzioso.

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Sul piano voyeuristico abbiamo le straordinarie (e gratuite) tette di Belinda Mayne, sano splatter con teste mozzate e sangue rosso vernice, volti di bambini scarnificati, e, naturalmente lei, la trippa, consigliata da Mario Bava per creare il mostro e sopperire al budget nullo, tanto puzzolente da richiamare i carabinieri mentre regista ed effettisti provavano. Genio allo stato puro, scriteriato, ma efficace, che diventa quasi un classico nel finale siegaliano di pura paranoia dove l’alieno “ora può colpire pure te”. E che dire dei colori violentissimi quasi da Suspiria quando il gruppo, spinto senza saperlo al massacro, si inoltra nel profondo spazio terrestre? Alien 2 sulla terra è un film troppo spesso messo alla berlina, tacciato di essere trash solo per la sua natura di bassa speculazione, ma capace di stupire, emozionare e perché no essere uno dei più validi esempi di fantascienza italiana.

Andrea K. Lanza

Alien 2 sulla terra

Regia: Sam Cromwell (Ciro Ippolito)
Interpreti: Belinda Mayne, Roberto Barrese, Claudio Falanca, Belinda Mayne, Mark Bodin, Judy Perrin, Benny Aldrich, Michele Soavi, Vincent Palanga, Don Parkinson
Durata 92 min.

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Anno: 1980 (Italia)