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Attenzione: possibili spoiler. Se qualcuno mai avrà il coraggio di vederlo.

David Franks e la sua fidanzata Laura intraprendono un viaggio in Italia per indagare sulla morte del padre di David, un noto sommozzatore che pare aver perso la vita in un tragico incidente durante un’immersione a Venezia. David capisce che il padre stava lavorando per conto della mafia veneziana, interessata ad una sensazionale scoperta dell’uomo: nascosto nei tunnel subacquei, fra i canali veneziani, infatti vi è il tesoro segreto dei Medici. A questo aggiungiamo che a nasconderlo sono stati i Templari e che la ricerca parte dalle mappe di Marco Polo (?!?) A complicare le cose, se è possibile, troviamo un enorme squalo (ma probabilmente anche più di uno, la cosa non è molto chiara) che nuota indisturbato nella laguna.

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Se state cercando un senso a quanto appena letto potete rinunciarci. La vicenda è il delirio più assoluto, ma non quel genere di nonsense consapevole, forzato, esasperato di film come Sharknado o Ghost Shark. Ancora in maniera più esilarante, sembra che il film si prenda quasi sul serio come se lo sceneggiatore avesse davvero creduto che il mix Venezia/templari/squali fosse quanto meno accettabile. Il regista Danny Lerner torna alla carica con un altro imperdibile (no) film di squali dopo i suoi precedenti Shark Zone e Shark Invasion, che vede fra gli scialbi protagonisti Stephen Baldwin e Vanessa Johansson, la sorella cessa e sfigata di Scarlett Johansson.

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La vicenda si rifà a film come Il codice Da Vinci ed Indiana Jones (mi sento in imbarazzo solo a citarli in questo contesto). David è un professore e studioso di antichità (talmente esperto che per lui Medici si pronuncia “Médici”) alle prese con un’indagine storica credibile ad accurata (sarcasmo). Le sue ricerche lo conducono all’ingresso sottomarino della grotta del tesoro, piena di trappole mortali che lui riesce facilmente ad evitare. La sequenza più figa del film, e probabilmente quella che ha assorbito il 90% budget, è quella che ci viene mostrata durante la lettura della carte di Marco Polo, dove vediamo l’assedio da parte dei templari a cavallo che distruggono e depredano il villaggio massacrandone gli abitanti. In che modo la scena ci è utile ai fini della trama? Nessuno, ovviamente.

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Inseguimenti, scazzottate e sparatorie: ma in tutto ciò, dove sono gli squali e cosa diavolo c’entrano? Si scopre ben presto che il boss mafioso Vito Clemenza (tipico nome veneziano), per evitare che qualcuno ficcasse il naso nei suoi affari, ha liberato dei piccoli di squalo fra i canali per usarli come cani da guardia una volta cresciuti. Una trovata geniale, considerando che gli squali rendono impossibile la ricerca a cui sta lavorando divorando gli scienziati da lui assoldanti ed un numero imprecisato dei suoi scagnozzi.

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I nostri beneamati pescioloni in realtà non si vedono poi così tanto, e quando lo fanno sono per lo più scene di repertorio rubate a documentari oceanografici, dove si capisce chiaramente che la creatura sto nuotando in mare aperto, fra le onde ed i pesci tropicali. Gli attacchi ai danni degli umani sono resi con una poraccitudine imbarazzante: la telecamera che si muove avanti ed indietro fra le bolle sott’acqua seguito dal frenetico montaggio di scene di stock con squali che mordono cose di vario tipo -non ha molto importanza di cosa si tratti.

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Fantastica la sequenza di un attacco quando, durante il consueto flash di scene di repertorio, si vede anche uno squalo mordere il fondo di una barca (già usato anche in Shark Zone), totalmente a caso visto che nella scena non c’era nulla del genere. In pratica non si vede niente di niente, se non appunto roba riciclate da documentari o altri film. E fino a qui, ok, film brutto ma non osceno. Solo al minuto 40 parte il trash vero e proprio: l’enorme squalo bianco balza fuori dall’acqua in tutta la sua gloriosa CGI del cazzo, come da tradizione, e azzanna una coppietta ubriaca.

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In realtà le scene in computer grafica sono giusto un paio e il trashometro rimane purtroppo basso, anche se l’attacco alla gondola vale da solo il film. Parliamo ora di una delle componenti chiave: l’Italia e gli italiani. Partiamo subito col dire la cosa più importante: il film non è stato girato a Venezia. Sì, c’è qualche ripresa di repertorio della città, più alcune scene filmate da una barca dal fortunato cameraman mandato in Italia per l’occasione, ma nessuno del cast ci ha veramente messo piede. Gli esterni sono stati ricostruiti (male) in uno studio in Bulgaria, il film si sarebbe dovuto intitolare “Shark in Bulgaria” ma è stato poi cambiato in “Shark in Venice” perché faceva più figo.

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Se vi sembra di notare qualcosa di innaturale è perché ogni tanto, fra un edificio e l’altro, troviamo aggiunta l’acqua in una computer grafica come sempre posticcia. Gli italiani vengono chiaramente rappresentati nella maniera più stereotipata possibile, come il tizio che mentre ringrazia manda con entusiasmo baci allo schermo del computer, perché come è noto gli italiani gesticolano e baciano tutti. Non poteva mancare l’italianissima mafia. Il boss, interpretato dal nostro connazionale Giacomo Gonnella, recita in inglese aggiungendo qua e là parole in italiano -come a voler sottolineare che sì, siamo proprio in Italia! – con la conseguenza di strappare risate involontarie. Come rimanere seri difronte a frasi come “Rossi, answer me! Vaffanculo!” o ancora meglio “I put the bambino sharks into the canal”.

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La cosa pazzesca è che nonostante Gonnella sia proprio italiano pare quasi che si sforzi per dare una pronuncia “italo americana” alle parole, come se già il suo personaggio non fosse abbastanza ridicolo. Apriamo una parentesi per parlare della scelta dei nomi dei personaggi italiani, alcuni presi direttamente dal panorama calcistico: troviamo il luogotenente Totti e il covo dei cattivi posto nella “laguna Del Piero”. No, non sto scherzando. Nel gran finale David ed il boss si azzuffano e finiscono sott’acqua, mentre alla base dei mafiosi fanno irruzione le forze dell’ordine iniziando una sparatoria che sembra non finire mai, mentre i protagonisti vengono completamente ignorati. Dopo 10 minuti finalmente finiscono di spararsi, David e Vito sono ancora sott’acqua che tanto l’ossigeno è un optional, e finalmente arriva lo squalo che si pappa il cattivo.

sharksinvenice12Concludiamo in bellezza con la fidanzata di David che si lancia in una battuta di chiusura a dir poco esilarante “Promettimi che non verremo in luna di miele a Venezia” e a quel punto col sorriso sulle labbra lo spettatore può procedere ad impiccarsi all’armadio. Per concludere: Shark in Venice è film con pochi squali e pochissimo sangue ma che riesce comunque a non annoiare grazie ad una trama totalmente delirante. Cose che si fanno ricordare: -La location senz’altro atipica (anche se fasulla) per un film di squali -La scena del gondoliere divorato Consigliato solo ai patiti di low budget squaleschi per passarsi un’ora e mezza in idiozia. Tutti gli altri: per il vostro bene, statene alla larga.

Silvia Kinney Riccò

Shark in Venice

Regia: David Lerner

Interpreti: Stephen Baldwin, Vanessa Johansson, Bashar Rahal, Giacomo Gonnella

Durata: 88 min.

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Se volete leggere anche un altro punto di vista sul film (ma credetemi non cambia di tanto) qui il link dell’amico Zinefilo