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Inutile dire quanto George A. Romero sia stato importante per ogni amante del cinema horror. Certo qualcuno aggiungerà non solo horror, ed è vero, ma i suoi film, nella logica commerciale di una serie B che mandava in corto circuito i generi, le classificazioni, nel cinema horror avevano (e avranno sempre) un posto regio. Romero, al pari di Carpenter, di Fulci, di Craven, era un maestro, e come Carpenter, Fulci e Craven, aveva la capacità di rendere proprio anche un brutto film, con quel metodo che mia mamma chiamava il “codin della volpeta”. Cioè qualsiasi cibo cucinato da mia madre aveva quel certo non so che, e se il piccolo Andrea le chiedeva il perchè, lei subito rispondeva “E’ il codin della volpeta”, la codina della volpe, qualcosa di così magico e illogico da avere reminiscenze tribali africane. Non credo che mia madre fosse in incognito una vice faina, ma il codin della volpeta era il suo ingrediente segreto, il suo estro, la firma.

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Non temere, mia mamma non mangiava le volpi, forse

Così anche Romero quando parlava di morti che risorgono, un tema semplice ed exploitation soprattutto con le budella in bella mostra, ti stava parlando di altro, di Marx, di proprietà privata, di consumismo e tu stupido che pensavi di vedere un film di paura, stavi vivendo al cinema una vera rivoluzione. Eh sì perchè dopo Romero i film degli zombi non sarebbero stati più gli stessi, lui era l’alpha e tutto il resto poteva solo ambire ad essere un riflesso di luce, anche cose fatte benissimo come Il ritorno dei morti viventi dell’amico/nemico John Russo o cose bestiali come Virus della premiata ditta Fragasso/Mattei e il timido sottotesto politico. Niente sarebbe stato più lo stesso dopo Dawn of the dead e Romero, ahimè, non si sarebbe più ripetuto anche facendo cose eccelse come Creepshow, I cavalieri o Il giorno degli zombi.

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Un horror con più sottotesti di Lynch

Da qualche parte ho letto in questi giorni che Creepshow è un film trash, a parte che proprio il concetto di film trash a me fa schifo, mi piace l’idea di un film brutto,e già brutto rende bene il tema, ma trash svilisce proprio il concetto di cinema che per me resta sempre una scatola delle meraviglie, ben diverso dalla pattumiera dove puoi buttarci il tampone e il risotto alla barbabietola che, santiddio, chi l’ha mai inventato. Beh prendiamo proprio Creepshow, il film trash per i fruitori di internet della Domenica, è tutto forchè un brutto film. Cominciamo dalla parte estetica, la regia, tutta colori sparati e immagini che ti riportano al fumetto, una cosa che un dilettante come Michael Gornick in Creepshow 2 voleva rifare e giudicate voi cosa ha portato a casa, poi l’ironia, il so trattenere il respiro quanto voglio, i mostri, l’orrore gratuito degli effettacci di Savini e non dimentichiamo Stephen King che riscrive lo zio Creepy. Io da bambino lo adoravo, da grande impazzisco ogni visione, Se questo è trash, io sono un cazzo di coprofilo.

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Fanculo il vostro trash

Bruiser arriva in un momento non semplice per il nostro Romero: è il 2000, sono 7 anni che non gira nulla a parte lo stupendo trailer per il videogame Resident evil 2, inizia tanti progetti ma non riesce a portare a termine nessuno, in più l’ultimo suo film, l’ottimo La metà oscura tratto da King, è considerato un po’ da tutti una merdina. Quando riesce a tirare su 5 milioni di budget, soldi in maggior parte francesi, Canal +, e canadesi,  per un nuovo film, al buon George non  deve essere sembrato vero, così esce dal suo inferno di attesa infinita per Bruiser.

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L’attore

A parte l’assurdo che uno come Romero sia praticamente disoccupato per 7 anni, che l’abbiano preso a calci in culo con il film di Resident Evil preferendo a lui Paul W. S. Anderson, purtroppo Bruiser, forse con il successivo L’isola dei morti viventi, è la sua opera peggiore.

Qualcosa stavolta non funziona nel mettere in scena una storia scritta dallo stesso regista. Sia ben chiaro l’assunto è interessante, un uomo che si umilia a tal punto da perdere non solo la dignità ma la faccia, la propria identità, uno script denso di sottotesti come i migliori Romero, ma il problema sta nella regia, nel film in tutto il suo insieme. Bruiser è un’opera annacquata, col fiato corto, quando dovrebbe decollare non lo fa mai, e si limita ad urlare, ad essere superficiale, ad essere purtroppo troppo didascalica.

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La prima parte è interessante, forse con un taglio forse un po’ troppo televisivo, ma ci può stare visto che Bruiser fa una critica abbastanza feroce verso il mondo dello spettacolo, la sua superficialità, tutto palesato dalla performance in overacting di Peter Stormare, eccessivo, grottesco, volgare come il mondo usa e getta che rappresenta. Anche la vita imbelle di Henry Creedlow, il protagonista, con una moglie figa ma zoccola, con il barboncino da borsetta da prendere a calci in culo, con amici e colleghi che gli dicono “Sei forte” e pensano che è un coglione, è reso molto bene da un Romero che agisce in sottrazione sulle musiche fantastiche di Donald Rubinstein come ai tempi di Martin. Funzionano alla grande anche le esplosioni improvvise di violenza, un po’ alla Creepshow, come quando il protagonista dell’episodio La cassa sogna lucidamente la morte dell’odiata moglie Adrienne Barbeau. Poi però arriva la maschera e tutto finisce, lentamente, nel disastro. Con buona pace di Pirandello.

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La seconda parte di Bruiser calca la mano sul grottesco, le scene di morte sono girate distrattamente e il film diventa una sorta de Il Fantasma dell’opera o de Il Dottor Phibes molto blando, poco appassionante e recitato da cani, a partire dal suo protagonista Jason Flemyng (ma l’atroce comparsa di Tom Atkins è forse peggio). Le scene finali in discoteca, con un inutile cammeo dei Misfits, gruppo amato da Romero, sono mal girate, confuse e troppo caotiche. Mai una volta che si parteggi davvero per questa sorta di Fantozzi in chiave revenge, mai che si crei una vera empatia con lo spettatore come poteva succedere con un antieroe come Darkman. Peccato.

Bruiser uscì direttamente in dvd come anonimo prodotto usa e getta, un destino che tuttosommato Romero non meritava. La terra dei morti viventi però sarebbe venuto da lì a poco, questa volta per il cinema come ogni tanto giustizia divina vuole.

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American’s Gods

Eppure anche un film poco riuscito come Bruiser è un film che porta il lutto dentro, un film prezioso e mai più ripetibile perchè uscito dalla mente di Romero, e fanculo il resto perchè ci mancherai sempre, George, per quello che hai fatto nella nostra crescita di amanti del cinema. RIP.

Andrea K. Lanza

Bruiser – La vendetta non ha volto

Titolo originale: Bruiser

Regia: George A. Romero

Interpreti: Jason Flemyng, Peter Stormare, Leslie Hope, Nina Garbiras, Andrew Tarbet, Tom Atkins, Jonathan Higgins, Jeff Monahan, Marie Cruz, Beatriz Pizano

Durata: 90 min.

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