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castlevania.jpgCapita di tanto in tanto di avere ottimi giochi nella tua ludoteca e, per assurdi motivi, non li provi, magari passando le ore su altri che sono qualitativamente peggiori. E’ la maledizione della playstation 1 che ci ha reso facoceri ingordi, che non ci fa gustare un titolo perchè dobbiamo buttarci su un’altro, sempre più veloci, sempre con quell’ansia da Milano che ti strombazza, muoviti stronzo. Eppure un videogioco dovrebbe essere come una bella scopata, se vieni subito ti perdi il divertimento, l’estasi, bisogna gustarlo, spolparlo perché noi siamo gli stessi eroi che muoviamo come una sorta di Avatar da salotto. Ricordo che fatica staccarmi dall’Assassin’s creed più figo di sempre, Black Flag, e i suoi tesori, i Carabi, i combattimenti all’arma bianca mentre assalti un vascello. Ecco, in quelle ore, in quei giorni passati davanti alla ps3 io non ero più Andrea Lanza ero Edward Kenway,  pirata, sbruffone e assassino  implacabile, e ancora prima, con Red dead redemption, mi sentivo un cowboy, se chiudevo gli occhi lo potevo sentire il vento della prateria mentre cavalcavo il mio cavallo, come e meglio di Westworld perchè comodo sulla mia poltrona del comando.

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Mesi e mesi nei Carabi senza uscire di casa

La pirateria, alzo la mano per primo ringraziandola, ci ha permesso di giocare a tutto senza spendere 50000 lire per un gioco e poterci fare una cultura da biblioteca del videogames tra gecki che saltavano nei televisori, le poppe di Lara Croft e cazzo i Resident Evil, i Silent hill e pure i loro adorabili cloni sfigati come Overblood. Io che all’epoca avevo in tasca forse massimo 10000 lire, le stesse che Max Pezzali ci ricordava che non ci facevi un cazzo, non ti bastavano in pizzeria, io ci compravo dal mio marocchino di fiducia, non la ganja, ma due bellissimi giochi, restando comunque un drogato del divertimento come i tossici di Strange days. Grazie al mio spacciatore senza nome ho coltivato una passione e se ora mi chiedete “Vuoi un gioco masterizzato?” vi rispondo di no perchè a me fanno schifo pure i giochi comprati sullo store della playstation, io voglio toccarlo il gioco, voglio avercelo in libreria come i migliori libri di Tiziano Sclavi o Stephen King. Io sono della vecchia scuola, preferisco la carne che la chat e le seghe me le faccio ancora con le vhs di Jenna Jameson.

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Vecchia scuola

Ultimamente ho ripreso in mano la ps3 e ho mandato in vacanza la ps4 recuperando tantissimi giochi che avevo abbandonato o mai iniziato. E’ stato il caso di Deadly premonitions, capolavoro anche con quella grafica da MSX in HD, o di Rogue, l’Assassin’s creed più sfigato ma mamma mia che ansia, ottimo comunque anche nel suo essere un clone di Black Flag dalla parte dei cattivi. E poi… poi… ho tirato fuori dal cappello Castlevania: Lords of Shadow 2, saltando di pari pari il primo reboot e non essendo neanche un grande estimatore della serie a parte l’immortale Symphony of the Night, gioco in 2d difficilissimo con musiche ipnotiche.

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Capolavoro

Per farvela breve la storia di Castlevania è semplice: tu sei un cacciatore di vampiri, vai all’interno del castello del Conte Dracula per uno degli svariati motivi, il più gettonato è salvare la tua fidanzata, e lì a suon di frustate, di colpi di spada, se non ti perdi nelle prondità del maniero, affronti nemici grossissimi e difficilissimi fino ad arrivare a lui, il principe dei vampiri. Ora i puristi mi martelleranno le palle che la storia non è sempre così, ok, ma a grandi linee si e se mi rimandate a Settembre cazzo ci giuro che colmerò questa lacuna, ma ho una frusta anch’io e non vi conviene avvicinarvi a me, smargiassi!

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Oddio

In questi anni il gioco è passato dall’essere 2d ad un 3d sempre più profondo prima con due tentativi per la PS2 (Lament of Innocence e Curse of Darkness), abbastanza deludenti, poi con questi due Lords of Shadow, il primo un successone con applausi e voti altissimi come mai prima dai tempi di Symphony of the Night, sommo capolavoro della serie.

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Eppure questo secondo capitolo non è piaciuto a nessuno. Ho letto le critiche in giro e sembra una cosaccia che neppure l’Aretino Pietro con una mano davanti e con l’altra dietro avrebbe mai soltanto ipotizzato la creazione. Tanto il primo era bello, con il suo 3d fantastico, i suoi mostri fighi, l’ambientazione gotica e orrorifica, un personaggio carismatico, Gabriel Belmont, papà dell’Alucard di Symphony, quanto il due era cacca al Diavolo senza fiori a Gesù.

Eppure, senza conoscere il precedente, io ci ho giocato e vi dirò: che gran gioco!

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La storia ti butta subito nel vivo dell’azione: sei stavolta Dracula e dei soldati bussano alla vostra porta con insistenza. Oddio bussare è un eufemismo: ve la buttano giù con un ariete. Voi li sterminate, succhiate il loro sangue plebeo e andate fuori per vedere l’apocalisse, un titano alto un miliardo di piedi che minaccia di lasciarvi senza casa. Ecco che lo dovete scalare come fareste con una montagna mentre un personaggio simile ad un arcangelo cerca di trafiggervi se già l’equilibrio precario del colosso non fosse un problema. In cima altri soldati, la vostra vita in veloce diminuzione, poi il terreno che esplode e sgnack li uccidete tutti, arcangelo, titano, gli sturmtruppen diventando un drago, una tempesta di pipistrelli finché una figura non si materializza alle vostre spalle. Stacco, giorni nostri: una famiglia con figlioletto al seguito assistono alla vostra resurrezione ed è l’ultima cosa che fanno visto che li prosciugate con gusto. Ora la battaglia diventa più ardua tra ricordi che non mettiamo a fuoco, il passaggio tra due diverse dimensioni e il più grande degli avversari, Lucifero.

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Bisogna dire che nel primo capitolo di questo Lords of Shadow, a coordinare i lavori c’era nientepocodimeno che Hideo Kojima che è uno dei geni del videogioco, il creatore di Metal gear solid, colui che ha reso interessanti anche tre ore di scene non giocabili piene di dialoghi. Qui lui non c’è e il team spagnolo dietro il progetto nuovo pare sia andato in cortocircuto con litigate, licenziamenti drastici, tensioni incredibili tra i vari settori e le sparate contro la stampa, Dio e il governo del direttore creativo Enric Alvarez. Un disastro relazionale che ha portato il gioco ad essere mal visto dalla stampa del settore (“Mi dai dello stronzo, Alvarez, vediamo chi è lo stronzo!”), a far quasi fallire la Konami che produceva il gioco e a fare un flop di vendite incredibile. Bye Bye Alvarez.

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Ricordiamoci così Alvarez

A parte questo trovo Castlevania: Lords of Shadow 2 un ottimo gioco, complesso, difficilissimo, appagante, con una storia non banale, dialoghi sì smargiassi ma non scritti male. In più abbiamo un cast hollywoodiano  a prestare le voci ai vari personaggi, a partire da Robert Carlyle nei panni di Dracula e Patrick Steward, il comandante Pickard di Star Trek, in quelli del suo pigmalione, tutti ottimi, tutti perfetti con una recitazione piena di enfasi che nobilita un settore a volte non famoso per i doppiaggi decenti.

In più abbiamo un ambiente enorme che da’ l’illusione di essere esplorabile completamente come un open world, una varietà di luoghi con un occhio attento al dettaglio più maniacale sullo sfondo. Quello che viene appagato dall’occhio poi sublima nel gameplay dove l’azione è frenetica e si passa da aree dove devi uccidere i vari nemici senza sosta ad altre dove usi un approccio più stealth, nascondendoti nell’ombra o diventando un  branco di topi famelici. Quest’ultima trovata non è piaciuta a molti ma invece personalmente a me si perché mi ha aiutato ad empatizzare con un personaggio come quello di Dracula di solito usato come boss spaccaculi fin dai tempi di Bram Stoker. Anche l’ambientazione futuristica ha fatto storcere il naso, ma il gioco mantiene sempre un’atmosfera cupa e gotica sia che ci si trovi nel castello di Dracula sia in città illuminate da luci al neon. Per capirci non siamo caduti nel tranello alla Devil may cry 2 di depersonalizzazione di un personaggio o di un brand di successo.

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Non dimentichiamo poi i nemici, uno più carismatico dell’altro, con i primis la splendida Carmilla, uscita dalle pagine di Lefanu, armata di torcia e assoluta manipolatrice del nostro vampiro eroe. Non solo: il fratello di Pan in cerca di vendetta, Medusa la gorgone, un giocattolaio senza cuore e il castello che grida vendetta a Dracula per averlo abbandonato con nemici e tentacoli che nascono dal suo sangue.

In mezzo a questo c’è lui, il signore dei vampiri, personaggio romantico che accetta di affrontare Lucifero solo grazie alla promessa della morte, lui che non può morire. Ecco che il mostro si accende di barlumi di umanità quando ricorda il figlio che è morto tra le sue braccia, la moglie che gli appare come un fantasma del Macbeth e il ricordo lontano dell’essere mortale.

Noi di Malastrana stavolta stiamo dalla parte dei vampiri e, se questa recensione vi ha fatto venire voglia di recuperare Castlevania: Lords of Shadow 2, fateci sapere se siete o non siete d’accordo con noi.

Intanto noi continuiamo a vagare nel Castello di Dracula malgrado il gioco sia finito, in quella magia che hanno solo i videogames più grandi di farci sognare, commuovere e perchè no rammaricare quando si cambia titolo.

Andrea K. Lanza