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L’estate riporta a Malastrana sempre la sua rubrica storica, Tette vintage, la stessa che l’Umberto Eco di Terra 2 aveva definito “La cosa migliore da leggere dopo Dylan Dog”. E noi a Dylan Dog vogliamo bene, che sia quello di Terra 2, 7 o 2000, perchè l’Old Boy è cresciuto con noi, lui già grande e noi bambini delle elementari/medie e ora lui ancora grande e noi ahimè più grandi di lui, Giuda Ballerino, mi sa che ci seppellirà! E poi Dylan Dog condivide un segreto con noi: ama le tette di Anna Falchi. Cioè non proprio lui ma il suo cugino italiano, Francesco Dellamorte, ma va bene lo stesso. Me li immagino quei due bischeri, con la stessa faccia da Rupert Everett, davanti al camino, mangiando delle ottime castagne di Boffalora che si raccontano le proprie conquiste, poi ad un certo punto Francesco imita il motoscafo, faccia tra le tette, come un cazzo di Boldi dei bei tempi, e Dylan, più pacato, ride e in un italiano sdentato dice “Sei tremendo, Fra. Ma davvero questa Anna Falchi aveva le tette così?”.

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Motoscafo

Si, Dylan, Anna Falchi era negli anni 90 il must della stragnocca italiana, un’attrice mediocrissima che però si difendeva per l’innata simpatia e quelle due Bombastic, per tornare in campo Vanzina, che spaccavano lo schermo e ti rompevano i pantaloni neanche fossi diventato Hulk in incognito.

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Anna Falchi ha fatto alcuni film notevoli, il migliore è senza dubbio il poetico Dellamorte Dellamore di Michele Soavi con la sua scena cult di mega scopatona tra tombe e fuochi fatui, lei fresca fresca di vedovanza che cavalca il nostro Rupert Everett che sembrava tutto meno che frocio mentre veniva rapito da quelle tette che mi muovevano ipnotiche sopra di lui, la certezza che Dio esiste nel silicone.

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Piroscafo

Certo le tette di Anna erano cambiate da quel 1993 dove aveva interpretato il malinconico Nel continente nero di Marco Risi e aveva mostrato con orgoglio le sue belle tettine, ma pochi mesi dopo nel trucidissimo Anni 90 parte seconda, vestita con cuoio e armata di frustini, ecco che le tettine erano diventate monumenti ai caduti, una quinta abbondante, e fanculo Don Buro, wow.

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Bella e senza tette

Noi, i tanti cinefili rapiti dal ben di Dio di Anna, l’abbiamo seguita dappertutto sia che si trattasse del trucidissimo S.P.Q.R. dove interpretava Poppea perchè come diceva il sommo Max Cipollino “Ci ha le poppe a pera” sia che fosse il clone di Fantaghirò, Desideria, vestitissima ma non a prova della nostra fantasia. E poi via di Festival di Sanremo tra gaffe e doppi sensi pecorecci tra il finlandese, sua lingua madre, e l’italiano, con battute tra lei e Baudo del tipo “Come si dice in finlandese Buona fortuna” “Cazzo”, la televisione che amiamo, Iside fammi una pompa, e cica cica cica tonda!

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Anna è riuscita a a rapire pure Federico Fellini, uno che di donne formose ne aveva fatto una poetica, recitando per lui uno spot.

Della Falchi eravamo così innamorati che ci siamo subiti cazzate come il Dino Risi più rincoglionito di Giovani e Belli, ma lei i registi bravi li rincitrulliva, malafemmina, e così successe per Maurizio Nichetti e l’orribile Palla di Neve, il Lizzani che non avremmo mai voluto vedere con Celluloide fino alla disfatta di Sergio Rubini con il pallosissimo L’uomo nero, lui che aveva girato il capolavoro de La stazione.

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Però quel Bava lì… secondo me…

Anna Falchi era una sirena e così ammaliava i marinai, i registi, gli attori, la sua magia era la bellezza che partiva dagli occhi, bellissimi non dimentichiamolo, e sublimava in un corpo da dea amazzone che ti tramortiva e ti faceva innamorare.

Poi però siamo cresciuti e l’abbiamo persa di vista, quello che non è mai successo con Dylan Dog perché non dimentichiamolo che le donne vengono e passano, ma gli amici quelli veri sono per sempre.

Però davvero Anna noi ti abbiamo voluto bene quando i nostri capelli erano selvaggi.

Andrea K. Lanza

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Il culo è lo specchio dell’anima

Q

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Ovunque la guardi un monumento

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