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In seguito ad alcune trivellazioni sul fondale di un golfo, dei ricercatori scoprono una caverna subacquea da cui esce un famelico squalo preistorico. Come se non bastasse uno scienziato decide di potenziarlo ulteriormente per dar vita ad una vera e propria arma inarrestabile: un megalodon volante.

Partiamo con gli aspetti positivi del film: il titolo, spassoso gioco di parole con riferimento a Riders of the Lost Ark (I predatori dell’arca perduta) e la locandina, davvero spettacolare. Fine.

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Cioè davvero vi aspettavate questo?

Passiamo al resto.

Faccio davvero fatica a scrivere qualcosa di interessante su questa “pellicola” perché è il vuoto più totale.

Il film è stato sceneggiato da Brett Kelly, regista di Jurassic Shark, che ripropone praticamente la stessa vicenda con la differenza che qui il megalodon vola.

Dal titolo speravo in una tamarrata nosense ed invece non c’è assolutamente nulla che richiami ad Indiana Jones. Mi sarebbe bastato poco, magari giusto un paio di scene come quelle viste in Shark in venice: un tesoro da trovare, qualche trappola lungo il percorso ed il gioco era fatto. Ed invece il nulla assoluto.

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Qui si sente la mancanza pure della sorella cessa di Scarlett Johansson

Niente di ciò che si vede nella locandina è presente nel film: né elicotteri, né motoscafi, né belle fighe.

Sì perché nello squallore generale rientrano pure le attrici, una più brutta dell’altra.

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Niente belle fighe

L’intera vicenda si trascina in una noia ed un desolazione insostenibile fra esterni orrendi, girati fra terreni brulli e secchi con elettrodotti e capannoni sullo sfondo, ed interni totalmente spogli. Addirittura alcune stanze sono imbiancate a metà e da certe angolazioni si può notare che il pavimento non è stato piastrellato. La povertà più totale.

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Niente belle fighe 2

Gli attacchi dello squalo sono quanto di più triste e sciatto si possa immaginare, molti dei quali avvengo sott’acqua senza che si veda assolutamente nulla: si intravedono dei denti acuminati e la vittima di turno scompare, cola a picco senza lasciare dietro di sé la benché minima traccia di sangue. Emozionante.

Le squalo è in una CGI vergognosa, bidimensionale e a malapena articolato; a volte balza fuori dall’acqua per ingoiare intero il bagnante senza sollevare un solo schizzo e quindi vi rientra, con la superficie che rimane piatta e senza la minima increspatura. Verso il finale hanno voluto pure strafare ed in qualche scena lo squalo in computer grafica è sostituito da un pupazzetto di gomma. Una cosa che ti lascia morto dentro come un addio improvviso o un lutto che non ti aspetti.

Squalo di gomma

Squalo di gomma

Inutile parlare di regia e recitazione perché siamo al livello di un porno amatoriale. Il budget stimato è 350k dollari ma io veramente non riesco a capacitarmi di dove siano finiti quei soldi. In droga e puttane probabilmente perché altrimenti la cosa non si spiega.

Un paio di scene in particolare rimangono impresse per la bruttezza e la poracittudine che irradiano.

Prima fra tutte, la romantica gita sulla spiaggia della ragazza afro americana insieme al fidanzato, dove quest’ultimo viene divorato al volo dallo squalo che plana a pochi centimetri da terra. Assolutamente indimenticabile l’espressione esilarante della ragazza mentre urla: “Flyyyyying shaaaaaark!!”. Uno dei momenti più significativi della pellicola.

flying shaaark

Flyyyyying shaaaaaark!!

Un altro momento di grande cinema è la gita in barca col marinaio pazzo, forse il momento più simpatico per l’ingenua idiozia con cui è reso.

Il personaggio più simpatico, nonché l’unico, è proprio il marinaio che conduce i ragazzi sull’isola proibita, che ha la stessa mimica facciale del capitano dei Simpson. Si lascia pure sfuggire un “Arr!” ad un certo punto, non potevo crederci

il capitano dei simpson

Arr

Dopo aver colpito qualcosa con la barca il marinaio si sporge verso l’acqua per vedere che succede e quando si rialza, dove prima c’era la testa ora vediamo qualche vertebra sporca di ketchup. Tom Savini scansati proprio.

testa

Il megalodon colpisce nuovamente la barca e una delle ragazze viene sbalzata in acqua. Quanto potrà essere caduta lontano? 1 metro? 2 al massimo? Sembra invece che la tipa sia stata proiettata dall’altra parte della baia: continua a nuotare e nuotare senza mai raggiungere l’imbarcazione. Ma perché? Lo squalo ha curvato lo spazio tempo? Non ci è dato saperlo. Intanto finisce divorata.

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Al terzo assalto pure la protagonista e l’amico finiscono a bagno. A quel punto cosa fanno? Risalgano in fretta sull’imbarcazione? No, molto meglio lanciarsi in un nuotata disperata verso la lontanissima costa.

Ad aggiungere ulteriore trash al momento notiamo che in alcune riprese, mentre i protagonisti sono in acqua, si vedono persone sconosciute fare capolino dalla barca: qualche operatore che si era dimenticato di levarsi dalle palle.

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Nel gran finale troviamo lo squalo che vola sulle teste delle nostre eroine, ruggendo (?) come un leone. Se pensate che l’idea di uno squalo volante possa essere figa, beh, non è lo è, non qui almeno. Il megalodon fluttua senza muovere un muscolo, non sbatte nemmeno le pinne. È solo brutto. Ma non brutto divertente, è brutto e stop.

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La protagonista ha un piano infallibile per sconfiggere la creatura usando uno strumento che genera un campo elettromagnetico. Il dispositivo in questione non è nient’altro che una di quelle lampadine adesive che si attaccano dentro gli armadi. Ne ho una uguale rossa, presa all’Ikea, 2 euro.

Riescono alla fine a distruggerlo facendolo saltare per aria.

Esplosione squalo

In conclusione:

Raiders of the lost shark è un film brutto ma non abbastanza da essere divertente o memorabile. Ha il pregio di non prendersi sul serio (e ci mancherebbe!) ma questo non lo rende più simpatico. Sconsigliato anche agli shark addicted più accaniti.

Silvia Kinney Riccò 

Raiders of the Lost Shark

Regia: Scott Patrick

Interpreti: Dan Desmarais, Peter Whittaker, Kitty Kamieniecki, Angela Parent, Pavel Lubanski, Candice Lidstone, Jessica Huether, Kendra Summerfield, Anik Rompré, Catherine Mary Clark, Caren MacNevin, Mel Guibz, Scott McClelland, Faith Rayah, Ian Quick

Durata: 70 min.

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