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Brivido è stata la pietra tombale del cinema di Stephen King, l’idea balzana ma affascinante che il Re potesse essere tutto, uno e trino come Dio, scrittore, sceneggiatore e regista. Tanto quindi dev’essere sembrata la pillola più amara quando lo spettatore e il fan si sono trovati davanti allo spettacolo popcorn e un po’ scemo di Maximum overdrive, un film nato sfortunato,  che probabilmente non avrebbe avuto critiche così feroci se non fosse stato diretto da Stephen King.

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Per fare le cose bene devi farle da solo

Facciamo però un passo indietro prima di parlare del film, definito da molti la “peggior pellicola dell’universo”, e concentriamoci sul trailer americano.

Buio. Una figura si avvicina alla camera, possiamo vedere Stephen King con barba e sguardo allucinato che esordisce con frasi come “Io sono Stephen King, molti registi hanno provato a fare dei film dai miei libri, ma non erano me. Per fare le cose bene devi farle da solo“. Musica di Halloween 3 in sottofondo, una produzione sempre De Laurentiis, e, sullo sfondo, gargantuelico e minaccioso, un camion dalla faccia del Goblin, nemico de L’uomo ragno, con occhi rossi e luciferini.

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Stephen King e l’uomo ragno

Per fare le cose bene devi farle da solo. Ecco la frase incriminata, il seme di Caino che genera sconforto e miseria tra gli uomini. Con una frase così devi essere davvero un fottuto John Holmes in un mondo di minidotati perché, se così non fosse, tutti, prima o poi, scopriranno il tuo segreto e a nessuno piace essere preso in giro. A nessuno.

Stephen King è un uomo che si è fatto da solo, sulla scia del sogno americano classico. Faccia da tonto, occhiali spessi, nessuno avrebbe davvero dato un soldo di cacio a questo ragazzone del Maine, eppure Stephen King, senza amicizie importanti, è diventato lo scrittore horror più venduto nel mondo, a partire da quel Carrie che aveva buttato nel cestino e che, grazie a Dio, è stato recuperato dalla moglie Tabitha.

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Leggo Stephen King da quando ero ragazzino e posso dire con una certa sicurezza che non esistono libri brutti del Re, alcuni sono capolavori assoluti e penso a Salem’s lot o alla raccolta A volte ritornano, altri magari peccano nel manierismo come Insomnia, ma tutti sono libri che meritano di essere letti, densi di idee interessanti e con quella sua capacità unica di saperti parlare come se ti conoscesse nell’intimo, sia tu povero, ricco, istruito o meno.

Il suo rapporto col cinema è sempre stato un po’ conflittuale, con il desiderio, a volte impossibile, di non essere stuprato o interpretato da altri. King dev’essere solo di King, questo è sottinteso, e questo lo ha portato al desiderio, all’hubrìs, di produrre mostri dalla fattezza di lunghissime e noiose miniserie. Tutto molto Stephen King è vero, senza tagli o alzate di capo, ma tutto anche così poco King perché questi pseudo telefilm da It a La tempesta del secolo sono soprattutto impersonali bigini dei libri che abbiamo amato.

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C’è la leggenda che Stephen King non capisca un cazzo di cinema e questa asserzione deriva dalle frasi sprezzanti dello scrittore su Shining di Kubrick. Apriti cielo! Questa però è una metà della storia perché non si riporta mai che, prima, il regista di Lolita e altri grandi film dichiarò che il libro di King era schifezza e salvava solo il soggetto. Ora io credo che, anche per spirito di amore proprio, se qualcuno definisse una cagata il nostro lavoro, qualsiasi esso sia, noi lo difenderemmo a spada tratta, così fece King con Shining, rispose guerra alla guerra, magari impuntando i piedi come un bambino capriccioso, disprezzando a priori l’opera di Kubrick, ma, per come la vedo io, a ragione. Poi non dimentichiamo che senza King Shining non si sarebbe mai fatto, quindi se vogliamo asserire che King non capisce un cazzo di cinema, dobbiamo aggiungere che forse Kubrick non capiva un cazzo di letteratura, anche perché Shining libro è ancora oggi un capolavoro. Senza nulla togliere a Shining il film.

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Negli anni 80 un film con il nome di King sulla locandina ti portava in sala, sia fosse stato il Creepshow di Romero che la Christine di Carpenter, questo lo capì il produttore De Laurentiis che mise sotto contratto lo scrittore per scrivere e supervisionare le opere tratte dai suoi libri. Nacquero esperimenti interessanti come L’occhio del gatto o Fenomeni paranormali incontrollabili, divertissement come Unico indizio la luna piena e  appunto Brivido.

Sembra che fu proprio il produttore a stuzzicare l’ego di King chiedendogli “Perché non giri tu un film?” e King che di tecnica cinematografica non sapeva nulla, non si mise a ridere, ma rispose spavaldo “Ok” spiazzando un po’ tutti. Da qui non si poteva tornare indietro.

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King aveva in mente fin dall’inizio chi avrebbe voluto come protagonista, il cantante Bruce Springsteen, ma De Laurentiis non accettò perché non trovava molto commerciale la mossa. “Chi diavolo è questo Bruce Springsteen? C’è un attore bravo che si chiama Emilio Estevez ed è il figlio di Martin Sheen, lui è la scelta giusta“. Non sappiamo se questa sia stata la mossa migliore, certo è che Brivido con Bruce Springsteen avrebbe acquistato un altra dimensione, uno stato di culto ancora maggiore. Lui il Boss che aveva cantato Born in USA contro la guerra in Vietnam,che ci aveva commosso con The river, ora davanti ad un camion gigante, armato di bazooka come un cazzo di Chuck Norris, che urlava “Lo vuoi la supposta, man?”.

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Al mio posto ci doveva essere il Boss che esclamava sexy “Te la rasi tutti i giorni” a Laura Harrington. Capisci, Goblin?

Concludere le riprese di Maximum overdrive non fu facile perchè King aveva sì entusiasmo da vendere ma dovette fare i conti con la realtà dei fatti: girare un film non è come scrivere, non puoi improvvisarti. Quindi veniva sfottuto dalla troupe perché non conosceva i termini tecnici, e, anche soltanto posizionare la telecamera, era un dilemma, così la produzione rallentava sempre più. Ad aiutarlo però ci fu il direttore della fotografia Armando Nannuzzi che durate una ripresa arrivò a perdere un occhio e ad interrompere ulteriormente le riprese di un film già nato sbilenco.

 

Sembra che l’incidente successe per colpa di King che insistette a girare una sequenza particolamente pericolosa malgrado l’avessero avvertito. La scena era quella dove un tagliaerbe impazzito insegue un ragazzino in un prato. La protezione di legno esplose e diverse schegge colpirono l’occhio del povero Nannuzzi.

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L’idea di Brivido nasce dal racconto Camion, presente nell’antologia A volte ritornano, una scelta un po’ inaspettata perché non proprio il tema che ci saremmo aspettati dall’esordio alla regia di King. Oltretutto A volte ritornano è un libro oltretutto pieno di spunti più fantastici e terrorizzanti come uomini nero, topi giganti, alieni che contaminano il DNA delle persone e vecchi compagni di scuola non proprio pacifici.  King delude nuovamente sparandone una più di Bertoldo perché, nel famoso trailer, specifica pure “Vi prometto che vi terrorizzerò” e Brivido, a discapito del titolo italiano, non fa paura. Mai.

Brivido non è comunque il brutto film che si racconta e che lo stesso King ama raccontare. E’ un film sbagliato, sbilanciato, troppo lungo, ma non un brutto film, anche con i suoi evidenti difetti. E’ un fantahorror coloratissimo, scatenato nelle battute da fumettaccio, un po’ sulla falsariga del Creepshow di Romero, e assolutamente immaginifico. Succedono, nella sua ora e mezza di film, talmente tante cose, a volte anche assolutamente assurde pure nel cotè d’irrealismo fantastico, che, tu spettatore, strabuzzi gli occhi e dici “Ma che cazzo…”. Brivido è il giocattolo costoso dato nelle mani di King bambino da un De Laurentis papà, e, come tutti i bambini, King lo distrugge, lo consuma, ci crea sopra una storia fatta di eroi senza macchia, cattivi alla Boss Hogg di Hazzard, fanciulle in pericolo e battute ad effetto. Brivido è il perfetto B movie da drive in anni 50 però con la confezione di un film da 10 milioni di budget, il cinema secondo Stephen King che non assomiglia al mondo letterario di King.

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In un mondo perfetto Brivido sarebbe stato un successone e non il disastro che incassò in America appena 7 milioni, neanche i soldi del budget, e non perché si parla di un film perfetto ma perché il grado di divertimento era altissimo. L’insuccesso di Brivido viaggia al pari passo con le promesse non mantenute del Re, sulla scelta sbagliata di girare un film troppo distante dall’universo pauroso al quale il suo pubblico era abituato, dal suo essere poco umile in quel trailer sciagurato.

Brivido è la risposta kinghiana, l’omaggio a La notte dei morti viventi e a Zombi di George A. Romero, amico e ispirazione dello scrittore. I camion del film sono come gli zombi di Dawn of the dead, sono aggressivi, fuori controllo e uccidono, ma qual è il posto dove tornano a seminare terrore? Le aree di servizio perché, come il supermercato del film di Romero, è il luogo più importante della loro non vita, dove sanno che la benzina è il loro sangue, la loro linfa vitale. Come in La notte dei morti viventi i sopravvissuti sono barricati in un luogo chiuso in attesa che l’apocalisse prima o poi li travolga. Ecco che Maximum overdrive diventa un Romero 2.0 dove la tecnologia che ci ha permesso di evolverci ora ci si rivolta contro. “Noi siamo come loro e loro sono come noi” diceva una disperata Barbara nel remake de La notte di Tom Savini. Le macchine le abbiamo costruite noi e ora ci ammazzano.

 

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Silvia Giulietti, l’operatore alla macchina più sexy del mondo

 

Brivido è un film sui camion assassini, ma soltanto perché King ad un certo punto perde di vista il soggetto. L’idea più potente è nei primi minuti di pellicola, la prima mezz’ora, dove in scena viene messa un’apocalisse di grande impatto visivo. Ad impazzire sono tutte le macchine, dai bancomat sboccati con cammeo dello stesso King (“Cara questa macchina mi sta dando dello stronzo”), alle macchine automatiche di bibite, ai videogames fino ai banali coltelli elettrici. Ci si concentra sui camion ma vediamo sullo sfondo aerei assassini e giocattoli sanguinari in bocca a cani. Ecco il difetto principe di Brivido, il non aver saputo giostrare una sceneggiatura interessante nell’insieme arrivando a concentrarsi sul dettaglio più banale. D’altronde però il racconto si chiama Camion. 

Gli echi romeriani in Maximum overdrive si possono trovare anche nella gestione di contrappasso moralistico di alcune morti. Il nero senza nome (interpretato dal mitico Giancarlo Esposito di Breaking Bad), appassionato di macchinette, viene ucciso solo quando ruba, lo stesso succede, nel finale, ad un sopravvissuto quando sfila l’orologio da un cadavere. Non dimentichiamoci che in Zombi, Peter comincia a morire quando comincia a sancire i limiti della proprietà privata. “Questo posto è nostro e ci appartiene“.

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Alcune sequenze sono girate molto bene, altre più distratte con il punto più basso nella concitata scena del ponte che si apre. Qui King sembra più impacciato che mai e i rallenti con l’urlo del motociclista che precipita rovinosamente nel fiume, sono più da comica che horror. Non si respira mai l’aria di apocalisse, di morte imminente e i modellini delle vetture sembrano appunto modellini senza vita. Una scena che poteva creare grande disagio e angoscia diventa purtroppo una baracconata solo caotica. Sarà la North Carolina che non è magica come il Maine.

Non tutte le macchine impazziscono, non si sa il motivo, anche perché i due novelli sposi vengono inseguiti da un camion infuriato mentre sono alla guida appunto di un’auto.

Altro punto dolente del film è la recitazione, tra l’atroce e il catalettico. Estevez, la star voluta da De Laurentiis, non recita, si limita a fare facce, a passare dal tranquillo all’arrabbiato senza molta differenza, con una performance diversa sia dai film che l’hanno reso famoso come Breakfast club che dalle dolci stronzate della nostra infanzia tipo Il giallo del bidone giallo. Non di meglio fa Laura Harrington perennemente imbronciata, in un ruolo che non sa mai cosa farle fare, un po’ eroina, un po’ po’ puttana, un po’ nulla se non bella statuina. Oltretutto la Harrington parte con un look da maschiaccio per poi presentarsi in versione più sexy solo per volere di De Laurentiis (“King vuole che mi vesta così” “Vestiti come dico io“). Il punto più basso toccato dalla recitazione è però la performance di Ellen McElduff nei panni di una cameriera, una cosa incredibile a vedersi quando esce dal drugstore urlando alle macchine con la mimica facciale di un spastico. Terribile. Per non parlare dell’atroce Yeardley Smith (la voce ufficiale di Lisa Simpson) nel ruolo di Connie, una gallina starnazzante. Dov’è il tasto mute sul telecomando?

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A non tutti piace la colonna sonora degli AC/DC, io la trovo gagliardissima, una delle musiche hardrock più esaltanti in un horror. Certo non è forse d’atmosfera, ma Brivido non è un film d’atmosfera, non è il prosciutto Pata negra che costa un occhio della testa, è il corrispettivo del Big mac unto e ciccioso che ti scopa la bocca caldo e al quale non puoi dire di no anche se hai speso milioni dal nutrionista. Un oggetto che doveva essere per tutti ma che è diventato di nicchia perchè non capito dagli stessi amanti del Re che avrebbero dovuto seguirlo anche nel suo essere disastro artistico alla King Vidor della serie B.

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Nannuzzi e King

King definisce Brivido come il seguito non ufficiale di Plan 9 from the outer space, lo dice scherzando, ma i suoi ricordi sul set non sono mai felici. Ad alcuni giornalisti che gli chiesero perché non girava più lui rispose “Guardate Brivido e capirete il motivo“. King afferma di essere stato perennemente ubriaco sul set e di non ricordarsi un granché soltanto che molti parlavano italiano e lui non conosceva la lingua. Per assurdo comunque come in Plan 9 from the outer space le macchine, si scoprirà nel finale grazie ad una didascalia, sono forse impazzite per via di un U.F.O.. In Ed Wood i morti, in Stephen King i camion.

La versione integrale non è mai uscita e lo scrittore la conserva a casa sua con nessuna intenzione di divulgarla. Si racconta, attraverso foto di scena, che dovesse essere più sanguinosa con grafici geyser di sangue che uscivano dalle ferite, con corpi martoriati e sequenze alternative più feroci. Non solo: alcune scene sembrano spezzate, senza molto senso logico, e questo fa pensare che la durata del film sia stata accorciata anche non solo nel reparto gore. Ad un certo punto, per esempio, il gestore del drugstore esce da una stanza abbottonandosi i pantaloni seguito dalla cameriera, ma niente, né prima né dopo, analizza il loro rapporto. Quando la censura tagliò il film, King si disse rammaricato perché la sua versione era più potente. Come non credergli?

La cosa che comunque ci si ricorda di Brivido è soprattutto il Camion del Goblin, un vero villain del film, che ad essere sincero non fa né più né meno degli altri cingolati ma ha questi occhi che si illuminano e una colonna sonora tutta sua mutuata su quella di Psycho. D’altronde, nessuno l’ha mai detto, ma Maximum overdrive potrebbe essere una strana declinazione di Hitchcock, quasi una risposta tamarrissima al suo Gli uccelli.

Brivido è stato con gli anni così vituperato, così disprezzato che è difficile non volergli bene. Noi di Malastrana vhs lo abbiamo adorato fin dal primo passaggio in tv quando la vita forse era più semplice. Belli gli anni in cui il cinema era solo intrattenimento. In questo Brivido è il cinema nella sua forma più pura.

Andrea K. Lanza 

Brivido

Titolo originale: Maximum overdrive

Anno: 1985

Regia: Stephen King

Interpreti: Emilio Estevez, Pat Hingle, Laura Harrington, Yeardley Smith, John Short

Durata: 90 min.

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