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Scrivevo questa recensione nel 2012 in uno speciale sulla saga di Non aprite quella porta per il portale horror.it. A distanza di 5 anni la ripropongo qui sulle pagine del mio/vostro blog Malastrana in un’occasione spiacevole, la morte di Tobe Hooper, uno dei grandi maestri dell’horror americano che si fa compagnia a chi l’ha preceduto negli ultimi anni, mesi, settimane, Wes Craven e George A. Romero su tutti. Ripropongo questa mia recensione perché affrontavo uno dei film più incompresi e belli di Tobe Hooper, quel secondo capitolo di Non aprite quella porta che sarebbe stato forse il punto più alto e mai più raggiunto della filmografia del regista. Noi lo salutiamo così ringraziandolo per i sogni e gli incubi che ci ha fatto fare in questi anni tra vampire spaziali, famiglie cannibali e poltergeist nascosti nella tv. RIP.

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Diavolo d’un Tobe Hooper! Ora, nel 2012, dopo tanti brutti horror, te lo immagini rincoglionito sulla sedia a dondolo a guardare ebete i tramonti del Texas. Magari un fan si avvicina e gli fa una domanda su Letherface, il gigante con la motosega in mano del suo film più famoso, e lui pulendosi la bocca dalla bavetta risponde con frasi del tipo “Bello il sole eh?” o “La mamma non è ancora tornata”. Non puoi biasimarlo neh, anche alla mente più brillante sarebbe successo.

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Non si può girare fettecchie come Mortuary o, in tempi non sospetti, robacce come Night terror con un attempato Robert Endgund che cavalca a petto nudo un cavallo fingendo di essere un sex simbol bello e dannato dell’horror, senza perdere il senno. Anche voi, amici miei, anche voi sareste crollati e il sole del Texas ora vi apparirebbe come la Madonna di Lourdes. Ma nel 1985 Tobe era un talento in massima espressione artistica: aveva alle spalle almeno due cult, Non aprite quella porta e Quel motel vicino alla palude, aveva girato un ottimo tv movie tratto da Stephen King, Le notti di Salem, ed era reduce da un campione di incassi come Poltergeist.

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Ovvio quindi che quando bussano alla porta di casa Hooper, Menahem Golan e Yoram Globus, i famigerati padroni della casa di produzione più stracazzuta dell’universo, la Cannon, artefice di tamarraggini di grande successo come Invasion USA con Chuck Norris, il duo pensa di avere trovato nel regista la classica gallina dalle uova d’oro da spremere. Niente di più sbagliato e sciaguratamente avventato.

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Con loro il buon Tobe gira il magnifico Space Vampires su sceneggiatura di Dan O’ Bannon, l’insipito Invaders e l’allucinante Non aprite quella porta 2. Risultato? Il primo è un flop che fa quasi fallire la Cannon, il secondo è tanto brutto che non se lo fila nessuno e il terzo incassa meno di quanto si pensava. Dopo questi insuccessi la carriera di Hooper sarà un continuo di alti e bassi fino alla calma piatta degli ultimi lavori. Ma mi immagino un fan del primo Non aprite quella porta accingersi a vedere questa seconda parte: sono passati più di 10 anni, è un horror che ha cambiato nel bene o nel male la storia del cinema del terrore, c’è ancora lo stesso regista al timone, ovvio che sarà un altro capolavoro.

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E capolavoro Non aprite quella porta 2 lo è, ma è anche qualcosa che va assolutamente controcorrente rispetto alle aspettative di qualsiasi appassionato del genere. Hooper aumenta sì il sangue, la violenza, ma è tutto così grottesco, così esagerato, baracconesco da generare confusione ed essere qualcosa di difficilmente etichettabile. Facile, e probabilmente avrebbe portato qualche soldo in più, sarebbe stato il battere la strada della copia carbone come tanti seguiti, ma no, Hooper colora tutto con luci da luna park, rinuncia agli spazi angusti di una casa per portarci nel Texas a cielo aperto dove gli omicidi si compiono per strada, porta i suoi freaks nei dedali di un ex mattatoio dalle pareti grondanti budella umane, ripete scene clou del primo film in una chiave talmente stralunata da risultare genio e… delude i suoi fan.

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Ovvio che ci sia stato un passaparola negativo e il film con gli anni abbia avuto a nomea di seguito scadente, ma è anche questo un segno di grandezza, la confusione con la bassezza parlando di sublime cinema, il non essere capito per poi magari essere riscoperto dopo anni e anni. Non aprite quella porta 2 usa il grottesco fin dalla copertina: una versione horror di quella del successo romantico The Breakfast club.

Hooper butta nel suo film gli umori politici di un decennio di transazione, gli anni 80, il reaganismo, l’eco mai spento del Vietnam, si fa berlina della moda delle varie palestre, del culto del corpo devastando quella carne e facendola spezzatino per altri corpi da appendere come quarti di bue, i Sawyer diventano ancora più ferocemente la parodia di una famiglia di media borghesia americana, con le sue regole di bon ton deviato e l’amore per il nucleo familiare. Letherface arriva ad innamorarsi, ed è questa una delle trovate più grandi del film, e lo fa con l’impacciataggine di un adolescente psicopatico davanti al sesso, il suo desiderio di uccidere diventa libidine che ha la catarsi con il transfert pene/motosega nella scena di seduzione ai danni di una dj terrorizzata.

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Il trucco di Tom Savini sulla maschera del gigante cannibale è così esagerato da renderlo quasi, con l’abbinamento del vestito elegante da matrimonio o da funerale che indossa, una sorta di trasfigurazione di Charlot, uno strano, feroce, buffo Charlot del cinema horror passato sotto l’alba dei morti viventi. Altra intuizione poi è di mettere in scena un eroe, vestito da cowboy texano, completamente fuori di testa, che parla con i morti, che per uccidere la famiglia della motosega si arma anch’egli di motosega, lunghissima, in una sorta di gara alla virilità dove si sfoggia il membro più virile. Impossibile affezionarsi al personaggio di Dennis Hooper che arriva in ritardo a salvare la bella in pericolo, che si veste di bianco per non essere confuso col nero del male, che alla fin fine sembra pazzo come tutti i membri della famiglia che odia e vuole sterminare.

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Interessante poi il finale, dove tutti gli uomini sono destinati a perire e, forse, il testimone della motosega passa ad una donna, simbolo di un sesso desiderato e rifiutato, ma dal quale tutti siamo stati generati. La Dj attraverso un utero di terra e umori, lotta con un’altra donna, la vera matriarca, quella che vive in cima a tutti e tutti vigila, sorta di Mater Sospirorum hooperiana, per prenderne poi il posto. Il gesto di Letherface scimmiottato porta a pensare che un’altra generazione di mostri è lì lì per venire. Grande, grande Tobe Hooper.

Tobe Hooper sul film:

E’ pazzesco come l’inferno, un film talmente fuori di testa. Con Non aprite quella porta 2 ho avuto la possibilità di fare una commedia, una commedia molto triste, che non è piaciuta a tutti, ma ha i suoi fan. E’ un film molto del suo tempo, con tocchi di satira politica sull’America capitalista degli anni ’80. Per i miei film mi guardo sempre intorno e cerco di cogliere alcuni aspetti della politica e dell’economia. Sono un drogato di CNN

Curiosità:

Abbiamo confrontato la versione vulgata del film con la workprint ovvero al copia lavoro di Texas chansaw massacre 2, mai vista dal pubblico, e abbiamo trovato con sorpresa l’inserimento di una scena priva ancora degli effetti speciali, ma molto interessante. Per anni tra appassionati si è parlato dei tagli all’opera di Hooper e visionare l’opera in versione totalmente integrale è stata esperienza non priva di un certo fascino che ha saputo accrescere già l’alto valore dell’opera. La workprint dura 1 ora e 51 minuti contro l’ora e 35 della versione più lunga vulgata da noi in dvd, contiene scene di dialogo in piu’ e una maggiore crudezza nelle scene di omicidi. Non solo però perché contiene soprattutto una scena mancante che andiamo a spiegare nel dettaglio. La qualità della workprint è bassissima, ma rende benissimo la follia anarco-sanguinaria che Texas massacre part 2 incarna poeticamente.

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La famiglia di cannibali è in viaggio su di un furgone, mentre la dj si aggira tra le anguste segrete del loro mattatoio. C’è il dettaglio di Testa di latta che cuce il burattino visto all’inizio del film. Arrivati ad un parcheggio sotterraneo trovano dei disordini: un gruppo di adolescenti sta rompendo tutte le auto con grosse mazze. I ragazzi si avvicinano con fare minaccioso al furgone, ma ecco che appare dal retro del mezzo Leatherface la sua motosega. E’un’orgia di sangue: teste decapitate, braccia, piedi che volano da tutte le parte, una mano mozzata che alza il dito medio. Poco dopo due ragazze e un uomo scendono le scale per andare al parcheggio e vengono uccisi da Letherface.

Andrea K. Lanza

Non aprite quella porta 2

Titolo originale: The Texas Chainsaw Massacre part 2

Regia: Tobe Hooper

Interpreti:Dennis Hopper, Caroline Williams, Bill Johnson, Bill Moseley

Durata: 95 min. 

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