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Ci siamo. Forse il momento tanto temuto è arrivato e io, ahimè, non sono preparato. Eppure, se ora guardo indietro, vedo chiari e visibili i segni dell’apocalisse. Probabilmente non ho voluto vederli, ho finto che fosse solo un brutto periodo fatto di scelte sbagliate e compromessi necessari, ma la verità, in quest’ora tragica, ha strappato con violenza il velo della cecità lasciandomi nudo e impaurito. E così giro per le strade spaesato, come non riconoscessi più la mia città, i miei vicini, i miei affetti. La fine di tutto ti mette davanti alla realtà brutale dell’esistenza senza mai indorare, senza pietà, senza riguardi. Insomma, questa è l’ora di guardarsi allo specchio, di trovare la forza, di superare la sfida e di porsi una sola, essenziale, domanda: che cazzo è Kung Fu Yoga?!

Ogni scusa è buona, vecchia volpe…

Io amo Jackie Chan e posso buttare la mia professionalità nel cesso quando si parla di lui, ma farò uno sforzo e vedete di apprezzarlo perché è dannatamente faticoso. Che JC sia ormai il simbolo della propaganda cinese nel mondo è cosa chiara e appurata. Dragon Blade e Chinese Zodiac sono qui a dimostrarlo, se mai ce ne fosse bisogno e quello che la Repubblica Popolare Cinese ha demandato al buon Jackie è l’immagine perfetta, incorruttibile e illuminata di un Paese moderno e sotto dittatura. Risulta quindi difficile scindere il buonismo dei suoi ultimi film da quel, neanche troppo sottile, tentativo di rappresentare una rettitudine che poi tanto cinese non è. Kung Fu Yoga è l’ultimo esempio di tutto questo, un’avventura in salsa bollywoodiana dove Chan può essere mattatore, produttore, protagonista, atleta, cantante, insomma dove può essere quello che ultimamente è sempre: tutto. A scrivere e dirigere questo spot della Pro Loco India è il veterano Stanley Tong, regista di film decisamente più dignitosi come Police Story 3: Supercop e Terremoto nel Bronx, ma anche lui sembra completamente fuori dai giochi. Sicuramente gestire Chan non è impresa facile, questo bisogna concederglielo. E allora via alla giostra colorata che vede Jack (interpretato da Jackie. Avete colto il frizzante scazzo pure nello scegliere il nome?), famoso archeologo, alle prese con un grande tesoro indiano. Sulle tracce dello stesso, tuttavia, c’è anche un nobile riccone locale, intenzionato ad averlo a tutti i costi. Novello Indiana Jones, JC mostra quanta bassezza ci sia nella cupidigia e quanto amore ci sia invece nella condivisione, nella giustizia, nel restituire al popolo le…va beh, tralasciamo il pippone buonista, Kung Fu Yoga è così svogliato da lasciare interdetti.

In qualunque modo lo si guardi questo film sembra la parodia di sé stesso, un tentativo di divertire senza nulla che faccia ridere. E no, se ve lo steste chiedendo un inseguimento con un leone seduto sui sedili posteriori dell’auto non è per nulla divertente. Cosa avesse in mente Tong durante la stesura, se c’è stata, della sceneggiatura è materia per Roberto Giacobbo e voyager: tra personaggi senza caratterizzazione, dialoghi imbarazzanti, CG orrida e, crimine contro l’umanità, stunt ridotti a scaramucce rifinite al computer c’è da scoppiare in lacrime isteriche. La chiusura con tanto di classico balletto in stile Bollywood mette il sigillo a un’operazione inutile e insignificante. Ma perlomeno qui ballano tutti bene. Kung Fu Yoga è il canto del cigno di Jackie Chan? No, tutt’altro, è un ulteriore mossa commerciale per esportare la bella Cina nel mondo. Da questo punto di vista, quindi, c’è ancora speranza.

Manuel Ash Leale

Titolo originale: Kung Fu Yoga

Anno: 2017

Regia: Stanley Tong

Interpreti: Jackie Chan, Sonu Sood, Disha Patani, Aarif Rahman, Miya Muqi, Amyra Dastur, Yixing Zhang

Durata:  1h 47min