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Il Natale è una festività che, se non sei rimasto orfano per la tragica natura del fato, te lo devi per forza subire con il corollario di parenti serpenti, cibo in quantità industriale, alla faccia dei bambini del Biafra, e l’orologio che scandisce un tempo che sembra infinito perché prima o poi la nonna non ci sarà più e tu, si proprio tu, prenderai il suo sonnacchioso posto nel divano del sonno, l’anticamera della morte, my only friend.

Cosa c’è quindi di più bello che festeggiare, in ritardo come troll ruba panettoni, uno dei generi che, in un certo momento un po’ noioso della nostra vita, abbiamo disprezzato, ma che sotto sotto ci facevano ridere per Iside e fammi una pompa, non ci do’ la mano ai froci, Africa esaltami col gas!, ovvero sua maestà il film di Natale nella sua epoca d’oro!

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Come direbbe il caro, vecchio Christian De Sica, con la sua faccia da simpatico guascone, “Facciamo simpatici contro antipatici?“, solo che molte volte il confine tra simpatia e antipatia è molto labile, un po’ come Jimmy detto il marachella che, nel mio paese, ti tirava la sua cacca addosso e rideva, povero scemo, felice come un bimbo. Ecco in quel caso lui si divertiva, ma tu sporco di merda no. Il cinepanettone era in fondo la stessa cosa: alla fine uscivi dal cinema che la tua anima puzzava di cacca, ma non potevi dirlo perché avevi pagato per quella sostanza maleodorante addosso e ridevi, forte, fuori dal cinema, a casa, mentre ti trombavi tua moglie, e ancora nell’ambulanza della neuro perché Anna Falchi/Poppea ci ha le poppe a pera!

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Niente poppe a pera, ma sticazzi!

Tutto questo, lo sanno anche i sassi, nasce dall’intuizione di De Laurentis che, fulminato dal successone di Sapore di mare, capì che una versione clone sulla neve sarebbe stata vincente. Cosa che effettivamente fu.

C’è da dire che anche il confronto tra Sapore di mare e Vacanze di Natale, entrambi del 1983, è impari: si percepisce che il secondo è un film d’imitazione, più di pancia che di cuore, senza quella vena malinconica che contraddistingueva il fratello estivo. Vacanze di Natale è il clone coatto, burino, più propenso alla battutaccia, figlio di quel Drive in che proprio lo stesso anno debutterà in tv.

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Non che Vacanze di Natale sia un brutto film, anzi, solo che è un film discount, narrativamente stanco, girato persino sotto lo standard dei Vanzina, costruito da scene che nascono e muoiono senza amalgamarsi mai. Lo salvano e lo erigono a cult i grandi caratteristi come Mario Brega e Guido Nicheli, le interpretazioni brillanti di tutto il cast da Jerry Calà, a Stefania Sandrelli fino ad un ottimo De Sica, e le canzoni, tante, giovani, orecchiabili. Senza dimenticare che Vacanze di Natale è un piatto di trippa fumante, il corrispettivo della trattoria dove magni tanto e ne esci soddisfatto, quindi battute a mille, scene razzistissime e omofobe ma chi se ne frega, un divertimento popolare che non fa male e che sarà declinato nel suo seme in maniera indegna.

In più, come in Vacanze in America, migliore e più frizzante, c’è lei, Antonella Interlenghi, star di una stagione, che attraversò il cinema dai folli film messicani di Renè Cardona allo splatter di Fulci passando attraverso il cinema popolare, non senza aver fatto persino innamorare, oltre che noi, persino lo Yeti, nella versione folle e povera del King Kong di De Laurentis. Ecco lei, per noi di Malastrana, è quel capolavoro che ti spinge a vedere un brutto film più volte mentre il cuore ti batte come un ragazzino. Maledetto schermo che ferma il tempo e inganna le emozioni.

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Antonella Interlenghi e ti piace il calcio anche quando non te ne frega nulla!

Per avere un  altro Vacanze di Natale però bisogna aspettare gli anni 90 e intanto vedere come il genere delle commedie natalizie ha preso sempre più forma da quel lontano 1983.

In primis si solidificano le coppie comiche: Boldi e De Sica diventano i nostri Gianni e Pinotto, il duo comico che si è rafforzato in un genere pieno di attori comici che nascono e muoiono alla velocità della luce. Le commedie italiane popolari di De Laurentis e concorrenti, più nobili delle commediacce di Banfi e Vitali ma solo per la confezione di lusso, sono i vari Yuppies, Montecarlo gran casinò, Scuola di ladri, quasi sempre campioni d’incasso, il più delle volte girate dai Vanzina che però, proprio a metà degli anni 80, sentono il desiderio di cinema alto. Nascono così gli esperimenti di Sotto il vestito niente, di Via Montenapoleone, de Le finte bionde e il tardo Miliardi che si alternano alle loro “facili” commedie. E’ proprio in quel cinema, oltre il loro genere famoso, che i fratelli Vanzina si sbizzarriscono con uno stile registico più sofisticato e storie meno abborracciate che però, salvo rari casi, non porteranno a casa gli incassi stellari dei vari cinepanettoni. Si può dire, tra l’altro, che il cinema vanziniano è un cinema che, a metà anni 90, ha affossato ogni velleità nella parodia inconsapevole di se’ stesso, sia con i thriller (Squillo e Sotto il vestito niente – l’ultima sfilata), sia nelle commedie, tra le peggiori della loro filmografia. Cambiano i tempi e così anche la comicità, le tendenze, i tormentoni televisivi che portano a riempire le sale.

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Non proprio il miglior Vanzina

Comunque Boldi e De Sica hanno alchimia, si completano, sono frizzanti e, nella coppia comica, riescono meglio che nei loro exploit solitari (Mia moglie è una bestia, Il conte Max) o abbinati ad altri comici (Boldi e Beruschi di Montecarlo Gran Casinò, De Sica e Banfi di  Bellifreschi).

Nel 1990 esce Vacanze di Natale 90, a distanza di 7 anni dal precedente film di Vanzina. A girarlo è Enrico Oldoini che già si era fatto un nome con il brillante Lui è peggio di me, il malinconico Una botta di vita e con il seguito di Yuppies. Bisogna dire che questa pellicola è probabilmente l’ultima decente girata da questo regista che, già l’anno dopo, sfornerà un terribile Vacanze di Natale 91, il tentativo, già fallimentare sulla carta, di unire la commedia scoreggiona delle feste con quella più sofisticata degli anni 50/60.

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Vacanze di Natale 90 è scoppiettante, molto divertente e con la totalità delle storie, chi più chi meno, che funziona. La formula è la stessa, cambia solo lo scenario rispetto al predecessore: non più Cortina D’Ampezzo ma St. Moritz. Via anche la patina sociale del film di Vanzina, e più spazio ai tormentoni da cabaret di matrice tv.

A fare la parte del leone è Diego Abatantuono che ripropone il personaggio del “terruncello” con l’intuizione geniale però di relegare le battute nella sua mente: infatti, dopo un urlo esagerato, il protagonista diventa afono. Consegue che le migliori gang vengono proprio dal suo presentarsi come una persona sofistica mentre noi ascoltiamo i suoi pensieri sgrammaticati e selvaggi. Ad accompagnare il nostro Abantantuono nell’episodio più riuscito ci sono la bellissima modella francese Colette Poupon che al cinema fece un altro exploit e poi nulla, e la sua spalla di sempre, Ugo Conti. Un segmento davvero potente che ci fa ritrovare un vecchio amico, un Diego Abantantuono comico in forma smagliante, per nulla snob anche dopo aver dimostrato la sua bravura attoriale recitando  per Comencini, Salvatores e Pupi Avati.

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Vacanze di Natale 90 è anche il film che ci regala una convincente prova di Ezio Greggio, sempre relegato nei territori di una macchietta è vero, ma con un personaggio interessante, quello dell’appassionato di cani che preferisce l’amicizia all’amore. Anche in questo caso ci sono battute riuscite, grazie soprattutto al supporto di una spalla efficace come il simpatico Isaac George, il nostro “negro” preferito delle commedie. Di poca importanza, se non scenica, la presenza di Maria Grazia Cucinotta, doppiata tra l’altro da Simona Izzo, una tra le nostri voci più belle con la sorella Giuppi.

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Anche l’episodio con De Sica e Boldi, alle prese con due mogli terribili, la sadica Moira Orfei per il primo e un’infedele moglie per il secondo, è divertente, pur se Boldi ha più battute divertenti del collega (“Bella fighetta dei grigioni” prima di baciare una vecchietta che lo scopre nudo sul balcone). Stendiamo un pietoso velo sull’intrigo hitchcockiano che vuole citare Delitto per delitto, velleitario e fallimentare, ma il segmento, come detto, divertente, volgarissimo e scatenato nel triviale, come ogni buona commediaccia dovrebbe essere, si fa perdonare tutto.

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Si può segnalare la presenza della bellissima Giovanna Pini, pedagogista, scrittrice italiana, presidente del Centro Nazionale Contro il Bullismo – Bulli Stop, e all’epoca attrice/caratterista fiorentina tra Enrico Oldoini e Lamberto Bava. La si ricorda per la sua spigliatezza e simpatia nel recitare la parte della sfortunata amante di De Sica.

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Meno riuscito l’episodio con Andrea Roncato, uno che ha dato il meglio soprattutto con le commedie sgarruppate di Sergio Martino in coppia con Gigi Sammarchi, ma comunque non disprezzabile nel suo retrogusto agrodolce. Ci sono poi quelle due fighe svestite che taaaaac alzano il livello dell’attenzione da La notte dei morti viventi a Il Grande caldo. Cosa non disprezzabile nel genere.

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Peggio, anzi a livello siderale, si va con Vacanze di Natale 91 dove niente o quasi sembra funzionare. Sempre Oldoini alla regia, un cast che, a parte Abantantuono, è rinnovato con la sciagurataggine però di assoldare due new entry assolutamente incompatibili col genere, Ornella Muti e Alberto Sordi, nell’idea delaurentiana di remakizzare forse il “suo” Vacanze a Cortina del 1959. Ne consegue un attore in gamba come Sordi che sembra solo un vecchio rincoglionito, moralista come solo lui riusciva quando era a briglia sciolta e con delle battute che non facevano ridere neppure cinquant’anni fa. Il film quindi cerca di avere un tono più sofisticato mentre Boldi e De Sica si scambiano le mogli (Nadia Rinaldi e Kerry Hubbard) in un siparietto volgare ma mai divertente, mentre Greggio è alle prese con due fantasmi in un tripudio di brutta computer grafica e Roncato umilia il già risaputo clichè del gay macchietta in coppia con uno stanco Nino Frassica. Vacanze di Natale 91 è come un coatto che si vuole vestire da Armani per essere elegante e ne esce fuori come al carnevale di Rio. Ornella Muti in tutto questo è solo una bellissima statuina dimenticata lì forse per il piacere degli occhi.

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Un accenno però all’episodio con Ezio Greggio, non orribile come lo si racconta in giro: nel ruolo della moglie defunta Brumilde, doppiata dalla Giovanna Pini vista in Vacanze di Natale 90, troviamo Connie Nielsen famosa, tra gli altri, per “L’avvocato del diavolo” nel ruolo di Christabella Andreoli e come madre/regina amazzone nei nuovi film DC. Notevole comunque anche l’altra moglie di Greggio, la mora Susanna Bequer.

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Connie Nielsen pre Hollywood

Si va decisamente meglio con Vacanze di Natale 95 dopo una pausa di 4 anni dai cinema. Sono stati quelli gli anni tra l’altro dei successi al box office dei due Anni 90, sempre di Oldoini, e soprattutto di quella follia di indecenza narrativa che era SPQR, il film che stabilirà i canoni di comicità surreale nelle future incarnazioni natalizie dei cinepanettoni a venire, sia i Vacanze che i vari Paparazzi o Tifosi.

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Vacanze di Natale 95 è il canto del cigno di questo genere nella sua forma più pura di divertimento popolare. Dopo questo il mondo cinematografico del film natalizio esploderà o in demenze insopportabili capitanati da comici di pessimo avanspettacolo o dai soliti noti che ripeteranno all’infinito la stessa parte, sempre meno convincente e stanca. Quello oltretutto che i critici d’epoca, come i loro attori/autori, non capivano è che la commedia alla Vanzina/Oldoini/Parenti non poteva essere un divertimento pulito e poco volgare, pena la poca riuscita dell’opera come nel caso del già citato Vacanze di Natale 91. Nel nuovo millennio non poche critiche quindi useranno la carta del “Finalmente un cinepanettone per famiglie“. Che palle!

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Posso spiegarle tutto

Qui però siamo ancora ad un livello di buona e sana comicità ignorante piena di doppi sensi, di star tv che già domani non ti ricordi neanche il nome, di tette siliconate,  di culi maschili e femminile e battute completamente fuori controllo del politicamente corretto.

Forse è per questo che Vacanze di Natale 95 è uno dei migliori, sicuramente il più divertente, tra i cinepanettoni mai fatti.

Tutto è in stato di grazia: da Boldi milanese pasticcione con la paura che Luke Perry, divo del serial tv Beverly Hills, si “ciuli” la figlia (Cristiana Capotondi pre successo del Brizzi movie) a De Sica, giocatore incallito, invaghito di una statuaria moglie che vuole mollarlo. Il film è solo per loro, per le loro gang mai così sublimi, gay come poche cose altre, con persino un rapporto sessuale anale tra i due che viene casualmente consumato (Boldi viene “infilzato” in doccia dal pene eretto di De Sica che esordisce con “Posso spiegarle tutto“). Gli omosessuali, in un’epoca dove un personaggio poteva essere gay solo nella declinazione frocia pazzesca, sono oggetto di derisione, di paura omofobica, di battute varie (“Oddio c’è frocio, frocetto, frocettone, frocettissimo!!!”) che sfociano nel plagio di Scuola di polizia (Boldi che per scappare da un poliziotto “culattone” entra in un bar di omosessuali vestiti in pelle). Eppure non c’è odio, sarebbe questo sì imperdonabile, ma solo una dimensione da barzelletta dove il sesso viene bandito, dove la penetrazione se c’è è roba da ridere, dove le donne sono belle e fisicate, nude se si può, l’uomo ci prova perché deve provarci non per desiderio e alla fine stiamo assistendo ad un film con Gianni e Pinotto ma VM18.

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Con due mani!

Gira Neri Parenti, una spanna sotto il Vanzina di Vacanze in America (l’outsider del genere), ma dieci sopra l’Oldoini dei film precedenti. La sua regia, non ancora omologata ai bassi standard del genere futuro, fa il suo onesto lavoro regalandoci un ritmo indiavolato per tutta la pellicola. C’è da dire che fa un certo effetto vedere Luke Perry duettare con Massimo Boldi, vuoi anche perchè all’epoca Beverly Hills 90210 era per noi tutti una produzione di Hollywood coi soldi, mica Quei due sopra il varano per intenderci. Ecco il nostro Cipollino insieme a Dylan McKay ci faceva pensare ad un paradosso temporale dove anche Enzo Salvi poteva duettare, e per fortuna non l’ha mai fatto, con Al Pacino. Certo la fortuna al buon Luke non deve mai avergli arriso dopo Beverly Hills ma chissà quali interessanti dietro le quinte potrebbe mai raccontarci.

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Il 1995 è anche l’anno dove Christian De Sica fa il suo coming out non coming out con Uomini Uomini Uomini, terza e migliore regia della sua carriera, un Amici miei gay con una sensibilità avanti nel tempo ben diversa dalla barzelletta dei Vacanze di Natale.

Dopo questo film tutti gli altri esponenti del filone saranno, chi più chi meno, insoddisfacenti, sempre col freno a  mano e con troppi comici da varietà a riempire i lunghissimi 90 minuti e passa delle varie epopee di Boldi e De Sica, sempre meno amici, sempre più divisi.

Vacanze di Natale 2000 di Carlo Vanzina con la diva del momento Megan Gayle, l’australiana della pubblicità della Vodafone, è il primo passo verso l’abisso in  una sorta di quadratura alla Quentin Tarantino dove tutto comincia dai fratelli Vanzina e finisce con loro appena in tempo per mettere via l’albero di Natale. D’altronde come dice Riccardo Garrone nel primo capitolo “… E anche questo Natale… se lo semo levato dalle palle!“.

Andrea Lanza