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Ad Umberto Lenzi (6 agosto 1931 – 19 ottobre 2017)

Dean Miller, giornalista televisivo, è incaricato di intervistare un famoso scienziato che sta per atterrare all’aeroporto cittadino. Ma insieme allo scienziato scendono anche dei mostri che travolgono le forze di polizia e invadono la città. La causa della mutazione dei passeggeri è una fuga radioattiva da una centrale atomica. Essa determina la trasformazione degli esseri viventi in terribili appestati mossi da furia omicida.

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Incubo sulla città contaminata è un brutto film, ma di un brutto sublime, come tante pellicole italiane degli anni 80, figlie di una produzione sciacallesca che le voleva a giocare a fare gli americani con i soldi delle merendine. Piena di scatenata fantasia, la pellicola di Umberto Lenzi, glorioso artigiano del nostro poliziesco (suoi importanti film di genere a cavallo tra i 60 e i 70), viene penalizzata da interpretazioni atroci, da pessimi e posticci trucchi e da una regia stanca e mai convinta. Eppure c’è da divertirsi, se ci si tappa il naso e si dimentica la confezione abborracciata, perché Incubo sulla città contaminata fa parte di un cinema che non esiste più, quello dei Bruno Mattei, dei Claudio Fragasso, dei Giuliano Carnimeo, degli pseudonimi usati per confondere gli spettatori.

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E’ cinema italiano che non ha paura (o vergogna) di cimentarsi coi generi, di rileggere grandi classici come Terminator o La casa, di creare una scuola non capita, ma imitata negli anni a venire fino alla nausea dagli stessi americani scimmiottati. Eccolo il cinema italiano che muta, diventa un serpente, si scrolla di dosso l’eleganza degli anni 70 o l’eroticofollia dei vari Batzella o Polselli, è cinema fatto di frattaglie sanguinose, di pajata che richiama i carabinieri, è un cinema cannibalico che finirà per consumarsi purtroppo come il Niko Tanopulos di Massaccesi, autodivorandosi. Sono gli anni dei Fulci, di Demoni, di Dario Argento pre artereosclerosi artistica, di un decennio mandato un po’ da tutti a fanculo, ma che creava bellissime storie ed altre orribili, ma che al pari ci mancano.

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Incubo sulla città contaminata è tutto quello che il cinema italiano di genere poteva dare al massimo apice, la sua miseria produttiva, il suo essere multietnico tra coproduzioni varie, Messico, Spagna, chi ne ha più ne metta, il suo scritturare vecchi dinosauri di una Hollywood ormai estinta (Mel Ferrer), promuovere a ruoli importanti prezzemoline senza talento pronte alla causa del seno mostrato, paladine di un femminismo da commedia scollacciata, e poi il sangue a fiotti malgrado armi di gommapiuma, malgrado make up da Gardaland, malgrado storie scritte su un post it. Ma il riciclo è un po’ come il sonno della ragione, genera mostri, e mostri bellissimi che sono le idee, le stesse idee che nascono quando la fame avanza, quando il lavoro non c’è, e noi, popolo di marinai, poeti, santi e puttane, ci improvvisiamo quasi come Totò a vendere Colossei a stranieri facoltosi.

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Ecco allora che gli zombi non zombi corrono prima di Dan O’ Bannon e del suo Il ritorno dei morti viventi, ecco allora che, motherfucker badass, questi impestati sparano, ragionano, ti tendono le trappole come ninja e anche se non mordono, ahi, sono pronti a metterti un bel attizzatoio nell’occhio, magari senza neanche sapere chi è Bunuel e il suo Chien Andalou. Tarantino esulta, cita Lenzi in ogni dove, il frammento Planet Terror è stracitazionista di Incubo nela città contaminata, noi in Italia arriviamo sempre tardi, magari relegando questo horroraccio in cicli come I bruttissimi.

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Però l’abbiamo detto anche noi Incubo sulla città contaminata è brutto, ma di un brutto che rasenta il bello, perché è vero che Lenzi non era più in forma, è vero che Hugo Stiglitz (ancora Quentin che lo eleggerà a nome aureo nel suo Bastardi senza gloria) è espressivo tanto quanto i contaminati coperti di lattice, ma, Madonna santa, quando si sente la musica potentissima di Stelvio Ciprani, quando Maria Rosaria Omaggio nasconde sotto la creta cadaveri, quando il film diventa una sorta di archetipo di Final destination, scatta il wow un po’ nerd e l’applauso. Ecco che la celluloide si fa carne, gli errori diventano pregi ed è impossibile non amare Incubo sulla città contaminata, anche se è brutto, perché è uno di quei film che arriva al cuore e ci commuove, noi i sopravvissuti, i nuovi zombi di un cinema morto e sepolto.

Andrea Lanza

 

Incubo sulla città contaminata (aka “Nightmare city”, aka “City of the walking dead”)

Anno: 1980

Regia: Umberto Lenzi

Interpreti: Hugo Stiglitz, Laura Trotter, Mel Ferrer, Maria Rosaria Omaggio, Francisco Rabal, Ugo Bologna, Sonia Viviani, Eduardo Fajardo, Stefania D’Amario, Sara Franchetti, Manuel Zarzo, Tom Felleghy, Pierangelo Civera, Achille Belletti, Mel Ferrer

Durata: 90 min.

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