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Anna, una ricercatrice universitaria, apprende che il vecchio ospedale adibito a sito archeologico in cui stava conducendo delle ricerche sta per essere demolito. Nell’ospedale, risalente al XV secolo, sono state ritrovate delle spore di peste, probabilmente risalente all’epidemia che colpì Londra nel 1600, e diversi oggetti appartenenti alle vittime. Anna, desiderosa di scoprire cosa si nasconda nei sotterranei dell’edificio non ancora esplorati, decide di avventurarsi da sola nell’ospedale la notte prima che sia demolito. Anche alcuni giovani, in seguito a un incidente, si intrufolano nell’edifico per scappare dalla polizia. Per tutti loro sarà una nottata all’insegna della sopravvivenza, dal momento che strane presenze sembrano essere state evocate dal passato.

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Se esistesse un filone per La casa della peste sarebbe quello dei venditori di fumo, pellicole che si fanno forte di una bella fotografia e di una regia così caotica che quasi quasi la prendi per virtuosistica, come venderti il Mariano Laurenti di Chiavi in mano per Stanley Kubrick, mica roba da tutti, roba da venditori di fumo, appunto. Ecco siamo in quella dimensione strana dove guardi un film e pensi “Ma cosa sta succedendo?”, magari hai distolto lo sguardo per un secondo, un piccolo secondo, Per Giove, un diavolo di microsecondo, allora tiri indietro il film e ancora pensi “Ma che stracazzo succede?” No, amico mio, non serve correre in farmacia a comprare pillole di omega 3, a mangiare pesce per prevenire malattie senili cerebrali, lo scemo non sei tu, è il regista/sceneggiatore/montatore/venditore di fumo che sta girando, per dirla alla Boris, alla “Cazzo di cane”, e allora ecco che gli attori si comportano a random in maniera isterica o calma, che prima piangono la morte di un’amata e poi si raccontano una barzelletta, è tutto creato e costruito seguendo l’alchemica legge del “Tiro il dado e se viene uno le scimmie volanti colpiscono quello, due gli altri due fanno l’amore, tre si balla la mazurka, quattro passami la Sony da 10 dollari e la butto in mocku alla Rec…” e così via.

614_9Vedere La casa della peste fa venire il mal di testa da tanto è scombinato, magari le premesse potevano essere carine, un plot che mischiava il filone delle case stregate alla House on haunted hill di William Malone con salsa medioevaleggiante, la peste, la maschera da sanatore col becco lungo del baubau di turno, ma poi succede di tutto e di più, tempo che si ferma, bambini nati all’improvviso, gente che si uccide senza che capisci chi colpisce chi, personaggi che spariscono in un metro quadrato di spazio e poi cucù riappaiono. No no non ci siamo… Se gli attori (tra cui la Gina Philips di Jeeper Creepers) fanno quel che possono, l’unica cosa degna di nota da segnare sono gli effetti truculenti, una pancia gravida che tagliata rivela tra le viscere non un feto ma una bambola, e un parto umano di una colonia di serpentelli neri e viscidi che riempiono una vasca. Già a raccontarlo vengono i brividi, ma è tutto un trucco per distrarre l’attenzione dal punto focale: il film fa schifo, è girato male e scritto malissimo, detto papale papale, con l’aggravante di un doppiaggio italiano mai così abborracciato. Il resto, l’atmosfera, i buh, le scene schifose, il montaggio caotico, sono trucchi, arzigogoli per farli credere di stare vedendo un’opera migliore di quello che è.

Dannati venditori di fumo….

Andrea Lanza

La casa della peste

Regia: Curtis Radclyffe

Interpreti: Gina Philips, Alex Hassell, Kellie Shirley, Andrew Knott

Anno: 2007 (UK)

Durata: 85 min.

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