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Un blog americano, nel parlare di Savage streets, fa presente che è un film che vive di tre B, almeno se si parla inglese perché in italiano la cosa ha meno senso: BEAR (orsi, anzi trappole per orsi, e capirete presto perché), BOOBS (tette) e BLOOD (sangue).

Niente di più vero ed è ironico che il critico parli costantemente, in maniera ossessiva, delle (incredibili) bocce di Linda Blair, aggiungendo alla fine: “And yes, I am gay. Very gay. But Linda Blair and her boobies make me VERY happy, as they should the whole world“. Cioè questo fa capire che Linda Blair e le sue tette sono strepitose, o almeno lo sono state negli anni 80, e solo a guardarle possono metterti di buonumore, l’Ovomaltina sparata in vena col latte, l’Orzobimbo o il Nesquik che da ragazzino fungeva da caffè, e sono universali che tu sia gay, etero o Korang, la terrificante bestia umana!

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Savage Streets è un film che, spero qualcuno mi smentisca, non è mai uscito in Italia, come l’altro Linda Blair movie che abbiamo affrontato in questi giorni, Hell night, e come Hell night doveva essere un thriller violento diretto da Tom DeSimone.

Così non è stato e presto la produzione licenziò il primo regista assumendo Danny Steinmann che aveva nel curriculum un divertente porno, High Rise, girato sotto lo pseudonimo di Danny Stone, e un horror di buona fattura, Unseen con Barbara Bach, firmato anche questo con un nom de plume, Peter Foleg.

Strano il destino di Steinmann: discreto regista, ha firmato un ottimo Venerdì 13, uno dei meno amati dai fan, il 5, narrativamente sorprendente per come ribalta le premesse di una serie tutto sommato godibile ma prevedibile. La sua carriera sembrava essere pronta per decollare quando un terribile incidente in bicicletta l’ha costretto a ritirarsi dalle scene per dedicarsi alle cure, molte e dolorose, senza più poter tornare a girare un altro film.

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Uno dei pochi ritratti, commoventi e sinceri del regista, lo potete trovare su dreadcentral, quello di un artista sfortunato ma talentuoso, sconosciuto ai più, ma che sembrava dovesse girare grandi cose come il mai concretizzato L’ultima casa a sinistra 2.

Su Savage Streets il defenestrato Tom DeSimone dichiarò:

Sono stato effettivamente assunto per dirigere Savage Streets e mi sono portato dietro Linda Blair che era una mia amica dopo Hell night. Tuttavia, anche in produzione, la sceneggiatura continuava a essere rielaborata da uno degli investitori che si immaginava uno scrittore. Ben presto mi è stato chiaro che il progetto si stava muovendo in una direzione diversa da quella in cui avevamo iniziato e non ero contento di questo. Frustrato da tutti i cambiamenti che giudicavo orribili, sono uscito dal progetto ed è qui che entra in gioco Danny“.

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Dal canto suo Steinmann invece racconta:

” Stavo lavorando ad una miniserie per Playboy Television con Britt Ekland, quando ho ricevuto una chiamata da un mio buon amico, Billy Fine. Era nei guai perché stava producendo un thriller con Linda Blair, le riprese dovevano iniziare letteralmente l’indomani, il problema era che aveva appena licenziato il regista. Verso mezzogiorno, sono andato nell’ufficio di Billy e mi è stata data la sceneggiatura di Savage Streets e, dopo averla letta, ho accettato. Playboy mi diede il permesso di occuparmi di questo lavoro. La notte prima di girare feci tagli seri alla storia e alcune aggiunte, ma non sapevo che lo script sarebbe cambiato più volte nel tempo. Mi sono sbarazzato di intere scene, dialoghi e personaggi. C’era una storia d’amore che coinvolgeva Linda, una sotto trama riguardante la polizia, un sacco di gag che pensavo non avrebbero funzionato, scene che avrebbero rallentato il film. Il mio obiettivo principale era quello di mantenere il pubblico coinvolto e interessato davanti ad un film tutto sommato sciocco e lo feci eliminando dialoghi cretini e molti cliché. A difesa del primo script, bisogna dire che Savage Streets è stato uno dei primi film con protagonista una giovane donna sulla falsariga di Charles Bronson. Il problema era che, se da una parte avevi una banda che violentava brutalmente un’innocente ragazza sordomuta e gettava un’altra ragazza da un ponte, non potevi mantenere un’approccio troppo superficiale e allegro“.

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La produzione di Savage Streets, a sentire le persone coinvolte, doveva essere un film nel film: attori che se ne sono andati, registi licenziati e ad un certo punto i soldi finiti.

Non appena ho iniziato le riprese, le cose stavano, sorprendentemente, andando molto bene. – racconta ancora Steinmann – Linda Blair stava dando una buona prestazione e le cose sembravano buone. Mi stavo divertendo! Poi, dopo due settimane e mezzo di riprese, nessuno pagava nessuno. Le riprese si sono interrotte. Non c’erano più soldi”.

Fatto sta che uno dei produttori, il già citato Billy Fine, entra in conflitto con gli altri soci, esce dal progetto non in maniera felice (qualcuno gli mette una testa di pesce davanti al suo appartamento) ed entra John Strong, un investitore con probabile affiliazione mafiosa. Tant’è però che il film viene terminato anche se il nuovo arrivato aveva non poche velleità artistiche.

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John Strong ha scritto due scene e le ha girate.precisa Steinmann–  La prima è quando i membri della gang vanno a casa di Johnny Venocur per prenderlo. Esce, cambia i vestiti e sale in macchina. La seconda scena è quando Linda va da Johnny Venocur e parla con il padre. Erano comunque entrambe scene fantastiche e sono uscite bene. Il problema è che, poco dopo l’inizio delle riprese, John ha iniziato a far sentire la sua presenza. Il suo ego è stato monumentale e ho faticato a finire il film. Voleva modificare il film con me al suo fianco. Penso che se John fosse stato in grado di scrivere, dirigere, produrre e recitare in un film tutto suo, tutti i suoi sogni si sarebbero avverati“.

Tom DeSimone comunque sembra abbia diretto qualcosa, anche se è difficile capire cosa, ma la sua dipartita dal progetto causa l’uscita dalle scene di almeno un’attrice che lo seguirà, la graziosa Debra Blee, qui una delle amiche della protagonista, Rachel, che da metà film scompare letteralmente.

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C’è da dire che Savage Streets è un film costruito per Linda Blair e nessun altro personaggio femminile ha il suo carisma, la sua forza o la stessa importanza. Se i ragazzi, i pervertiti stupratori, gli Scars, sono delineati tutti con una certa importanza e un ruolo ben preponderante all’interno della loro gang, lo stesso non si può dire della banda delle teppiste, le Satans. Se provate ad isolare Linda Blair dal gruppo il film funziona comunque perché è Linda a fare le cose migliori, a pronunciare le battute più epiche, il resto, come in un horror, è carne da macello o comunque corollario.

Savage streets andò incontro a censure soprattutto per il brutale stupro ai danni di Linnea Quigley, futura scream queen di tanti horror a partire dal Ritorno dei morti viventi, l’idolo di tanti adolescenti in preda al testosterone più selvaggio.

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Il momento dove gli Scars violentano l’attrice è uno dei più duri della pellicola perché si tratta di una minorenne muta, quindi la scena appare più insostenibile in quanto la poverina cerca di urlare ma le escono soltanto dei gridi strozzati. Certo la censura ammorbidisce la scena soprattutto quando il capo della gang, Robert Dryer, la finisce con un solo calcio sulla testa e non con tre, come nel girato non vulgato.

Linnea Quigley è molto brava nella parte della fragile vittima, un personaggio distante anni luce dalle donne forti e un po’ bitchies che sarà solito interpretare. La Blair, in un’intervista sul film, dichiarerà che sono stati tagliati in fase di montaggio tantissimi momenti che vedono le due sorelle condividere momenti banali di vita quotidiana come ridere appena sveglie o prepararsi per andare a scuola, situazioni che avrebbero ampliato, se è possibile, ancora di più la brutalità dello stupro.

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Bisogna dire che Savage streets è un film exploitation nel senso più buono esistente: è intrattenimento popolare a base di sesso e violenza come ogni buon B movie richiede. Ci sono un sacco di momenti frivoli e gratuiti nella pellicola a cominciare da un’incredibile lotta tra ragazze in una doccia fino ad un momento alla Porky’s dove la Blair strappa la maglietta all’antipatica Rebecca Perle. Capisci oltretutto che stai guardando un ottimo film di basso profilo quando nel bagno non si picchiano solo le contendenti, ma pure le nudissime comparse, senza ragione, neanche fossimo in un WIP di Jesus Franco.

In più si cerca di sporcare il personaggio della Blair e portare sullo schermo un personaggio forte come andava di moda al cinema di quell’epoca, sulla falsariga dei vari Stallone o Charles Bronson, declinando lo stereotipo macho in una donna dalla parlata non proprio da cherubino. Sue frasi come “Non lo scoperei neanche se fosse l’ultimo cazzo sulla terra!” o “Fottiti cagna” o ancora il meraviglioso monologo con Robert DryerTi chiedi mai come deve essere un maiale, prima che gli taglino la gola? O quando gli hanno tagliato le palle? Non potrebbe essere peggio di come mia sorella si sia sentita. O Francine. L’avete ammazzata che era incinta. Se pensi che sarà veloce, sappilo, non sarà veloce, Jake“.

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Anche se la battuta più becera ed epica spetta al preside UnderwoodJohn Vernon, altro personaggio ridotto dopo l’arrivo di Danny Steinmann, che, rivolto agli Scars, li invita a “scoparsi un iceberg“. Questa battuta fu improvvisata dallo stesso attore e non faceva parte del copione.

In anticipo di un anno su Rambo 2 la vendetta, Linda Blair si prepara alla guerra vestendosi di latex scuro con una cura dei dettagli che riporta allo Stallone che indossa la famosa benda rossa e infila il coltello nella cintura. Entrambi d’altronde stanno partendo per il proprio inferno, un Vietnam violento nel quale si muovono come fosse la propria casa.

La scena più bella, quella più voyeuristica, precede questa sequenza, dove vediamo l’attrice, mentre la musica rock incalza, farsi un bagno palesando il magnifico corpo, un momento forse gratuito, ma che, grazie al ritmo sempre incalzante della pellicola, acquisisce un tono quasi epico.

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La band di stupratori, come detto, è ben bilanciata in caratteri diversi e in ottime interpretazioni, ma vengono tutte offuscate dalla prova di Robert Dryer, un cattivo a tutto tondo, una sorta di trasfigurazione attoriale tra reale e finzione al pari dell’altrettanto grande prova di David Hess in L’ultima casa a sinistra.

Oltretutto, durante lo stupro di Linnea Quigley, un sottotesto omoerotico fa capolino quando, esaltati dai baccanali di sesso, due membri della gang (DryerSal Landi) si baciano appassionatamente neanche fossimo in una scena di Cruising di William Friedkin.

A proposito di questa sequenza Danny Steinmann ha dichiarato: “La scena non era nella sceneggiatura o durante le prove. Era un momento totalmente inaspettato ed ero elettrizzato. Dava un certo qualcosa in più alla sequenza e ha funzionato perfettamente. Sono rimasto molto colpito“.

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Linda Blair, novella Giustiziere della notte, non usa pistole, ma balestre, vernice infiammabile e… trappole per orsi. Bisogna dire che la violenza non ha mai quell’impennata che ci sia aspetta, stupro a parte, ma sia la performance dell’attrice nel finale, occhi spiritati e dialoghi deliranti, sia l’inventiva delle macchine di morte, da al film quella dimensione di assoluto cult ignorante che diventa nei ricordi un cult in senso lato.

In più Savage streeets è anche una versione alternativa e deviata di Grease dove i momenti musicali lasciano il passo alla grandissima colonna sonora, le coreografie alle lotte di femmine nude e incazzate, e la liaison amorosa tra Sandy e Danny è la lotta fino all’omicidio tra Brenda e Jake, la faccia violenta delle Pink Ladies e dei Tbirds.

Danny Steinmann morì a 70 anni nel 2012, come detto non fece più niente al cinema dopo il successivo Venerdì 13 parte V, un peccato perché il suo cinema scorretto, sporco e violento poteva lasciarci altre perle al pari di Savage streets, un film che malgrado i mille problemi, o forse anche per quelli, ci continua a piacere come un divertimento vietato che, fanculo tutto, vale più di cento pellicole meglio scritte o dirette.

Linda Blair e le sue tette sono invece leggenda, ma questa, come in Conan di Milius, è un’altra storia che rende meravigliosi anche i suoi (tanti) passi falsi successivi.

Andrea Lanza

Savage Streets

Anno: 1984

Regia: Danny Steinmann

Interpreti: Linda Blair, John Vernon, Robert Dryer, Johnny Venocur, Sal Landi, Scott Mayer, Debra Blee, Lisa Freeman, Marcia Karr, Linnea Quigley, Ina Romeo

Durata: 105 min.

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