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Nel 1979 il mondo è scosso da almeno due eventi di una certa entità: la crisi degli ostaggi in Iraq che si protrae fino al 1981 e la crisi energetica. Di questo Roller Boogie, dello stesso anno, non se ne cura. Il film di Mark Lester è rimasto fermo agli anni 60 del duo Annette Funicello e Frankie Avalon, un’epoca lontana e forse mai esistita dove l’unico problema era cavalcare l’onda al ritmo di Surfin USA per impressionare le pischelle.

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Roller Boogie è anche l’ultimo film mainstream di Linda Blair dopo l’arresto del 1977: per lei ci saranno dopo solo B movie fino almeno al terribile Riposseduta del 1990.

Assieme a lei troviamo alcuni tra gli attori e i non attori più terribili del mondo a cominciare da Jim Bray, ex star del pattinaggio con ben 275 premi agonistici all’epoca delle riprese, al suo primo e unico ruolo nel cinema, mai davvero convincente come coprotagonista e soprattutto grande WTF della pellicola: brutto come la morte ci fanno credere che sia bellissimo. Cioè posso credere a tutto nel cinema, ma che una topolona come la Blair si innamorari di lui no! E’ un po’ come quando Mimmo Crao cercava di infilarlo tra le cosce della Interlenghi in Yeti di Parolini. Solo che lui era alto 30 metri!

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Bellissima

Non che Berverly Garland, ex star di mitici scifi anni 50, sia meglio nel ruolo della madre della nostra Linda, tra l’altro le due erano state già in scena assieme per l’adrenalinico Airport 75. E’ proprio un andazzo di cialtroneria, di overacting assurdi che colpiscono attori, comparse o improvvisati amici del regista a recitare oltre il male.

Naturalmente come sempre la Blair, nel suo periodo d’oro di adolescente virginea che non si spoglia ancora, è una spanna sopra tutti: sembra Al Pacino in una sagra di paese sia che le cuciano in bocca dialoghi deprimenti o che schiaffeggi arrabbiata il suo partner con i suoi famosi occhi da pazza e la vocetta stridula. Per forza il resto poi sembra la versione turca di Rambo.


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Stai sul frocio?

Roller Boogie è stato scritto da Barry Schneider e Irwin Yablans e distribuito dalla Yablans Compass International Pictures di quest’ultimo, che l’anno prima aveva avuto un successo senza precedenti con Halloween. Tra il film di Carpenter e questo, la sua compagnia aveva lanciato al cinema altri tre titoli: Nocturna di Harry Hurwitz, una commedia horror con John Carradine e Yvonne De Carlo, Fyre di Richard Grand, un notevole dramma di stupri, sfighe e prostituzione, e Tourist Trap di David Schmoeller, un capolavoro del cinema horror rurale post Hooper, tutti titoli ben diversi da Roller Boogie.

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Il disagio su pellicola

Mark Lester alla regia, a tre anni da un pugnetto di titoli che lo consacreranno alla storia dei gagliardi B movie, Commando, Classe 1984 e Fenomeni paranormali di origine incontrollata, porta a casa un lavoro cucito con abilità, spettacolare nelle scene di ballo, e inesorabilmente anonimo.

Quello che invece decreta l’area di culto di Roller Boogie, che uscì pure da noi, è soprattutto il suo ritmo travolgente che lo rende un divertimento innocuo, sciocco ma assolutamente ipnotico.

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Il disagiato

Tutto quello che vediamo nel film è senza dubbio cretino e mal scritto, ma per amare questo film, a suo modo eccezionale, bisogna impostare il cervello in modalità videoclip lungo, magari guardandolo distrattamente mentre si cucina o si gioca a pinella con gli amici del baretto. Così Roller Boogie diventa una specie di macchina del tempo che ci porta in una Venice Beach musicata da ritmi discotecari usa e getta degli anni 70, dove i giovani non camminano ma pattinano, dove un personaggio può far ballare gli amici al ritmo della musica che solo lui sente nelle cuffie, poi, come Baglioni, “le chiare sere d’estate, il mare, i giochi, le fate e la paura e la voglia di essere soli”. Occhio però: se provate a toccare le bocce della Blair, lei vi rifila una pizza in faccia! Si scopa ma solo quando la telecamera non inquadra! Jim Bray ci ha provato, porello…

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Porco!

Tutti personaggi sono stereotipati e vagamente favolistici, soprattutto quando la pellicola si tinge dei colori di una crime story, o quasi, e il locale dove i giovani si divertono sta per essere preso, credeteci, dalla Mafia. I cattivi, in questo mondo utopico, non usano mai le pistole o la violenza, sono cattivi perché sono cattivi, stop, al massimo lo si capisce perché si vestono tipo Il padrino o fanno le facce truci. A loro spetta l’umiliazione più imbarazzante della storia del cinema: un gruppo di cretini sui pattini li caccerà a colpi di verdure marce.

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Mafiosi

La sceneggiatura è facilona, come avrete capito, ma ha un sottotesto di crudeltà cinica che non ti aspetti, soprattutto nel rappresentare Terry, la protagonista, come una ragazzina ricca, annoiata e viziata, affascinata dalla moda del momento, un’arrivista che metterà sempre davanti i suoi interessi a quelli degli altri. Solo che è il ritmo indiavolato a non farti venire il dubbio che ci siano intenti alti, una satira sociale che parla di giovani mostri pre American psycho e che non ha paura a non terminare nel classico happy end.

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American Psycho

La mania dei rollerblade accese la spia verde per il film: prima la storia doveva parlare di una coppia di innamorati, di estrazione sociale diversa, uniti dal sogno di sfondare con una canzone. Il film ebbe molto successo e si pensò anche ad un seguito, girato però in Messico, Acapulco Roller Boogie. Non venne girato perché la moda dei pattini a rotelle era ormai scemata, ma negli USA, in Italia non mi risulta sia mai uscito, fece capolino un’imitazione orribile di questa pellicola, Skatetown, U.S.A. di William A. Levey con Scott Baio Patrick Swayze.

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Linda Blair non sapeva pattinare, ma si allenò moltissimo, pur essendo quasi sempre controfigurata dalla sua maestra Barbara Guedel, tanto da riportare una borsite alla caviglia. Certo è che i balli, come in un musical, qui fanno la parte da leone: ben 50 pattinatori, coreografati dal David Winters di È nata una stella, usati poi pure per un folle e ambizioso flop cinematografico, Xanadu di Robert Greenwald.

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Ho un pitone sotto

La cosa che più resta nella memoria di noi posteri, oltre alla bellezza al suo apice di Linda nostra, però è la cattiva moda di quegli anni: passi per le donne, ma gli uomini con i pantaloncini attillati e le gambette da pellicano non si possono vedere! Sembra di vedere l’inizio de I guerrieri della notte di Walter Hill quando James Remar si rivolge all’amico con “Stai sul frocio?“, poi però vediamo la Blair sgranare gli occhioni ed esclamare “Wow che fighi!” e ci sentiamo troppo vecchi per queste stronzate.

NB Su Roller Boogie esiste pure un intero sito dove potrete trovare ogni genere di curiosità, ma la domanda spontanea è perché dovreste farlo? Noi siamo giustificati dallo scrivere un articolo, ma voi?

Andrea Lanza

Aggiornamento del 13 Marzo

Pensavo di non tornare più su questa recensione, ma stanotte, colpa delle polpette magre di mia mamma fatte col mondo, mi sono imbattuto in questo poster

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Contando che, nello scrivere il pezzo sul film, avevo fatto fede sulla locandina qui sotto, per dichiarare che “Roller Boogie …uscì pure da noi”.

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E’ quanto meno curioso che nessuno, né su carta né sul web, riporti il film di Mark Lester con il titolo incredibile, forse nato sulla scia del francese Il tempo delle mele, “Mordi la prima mela“‘. Oltretutto il nuovo disegno, orribile tra l’altro, ritrae una ragazza, bionda e con le treccine, ben lontana dalla nostra Linda mora e tutto pepe. L’idea che mi sono fatto è che uscì prima come Roller boogie e poi, come spesso accadeva, fu buttato fuori ancora, con un titolo diverso, nel mercato delle seconde e o terze visioni. Non male due uscite al cinema per un film che in Italia non è disponibile neanche in vhs!

Roller Boogie

AKA Mordi la prima mela

Anno: 1979

Regia: Mark L. Lester

Interpreti: Linda Blair, Jim Bray, Beverly Garland, Roger Perry, Jimmy Van Patten (James Van Patten), Kimberly Beck, Sean McClory, Mark Goddard, Albert Insinnia, Stoney Jackson, M.G. Kelly, Christopher S. Nelson, Patrick Wright, Dorothy Meyer, Shelley Golden

Durata: 100 min.

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