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E’ il 1975 quando Richard Donner gira il film tv per la NBC Sarah T. – Portrait of a Teenage Alcoholic. Un anno dopo il regista sfornerà il suo primo cult movie, Il presagio, ma fino ad allora c’era solo tanta televisione, buona tv come Petrocelli o Kojak, un po’ anonima stilisticamente, a dire il vero.

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Sarah T. – Portrait of a Teenage Alcoholic è un successo televisivo notevole, la sceneggiatura di Ester Shapiro viene candidata al prestigioso Writers Guild of America Award for Television, poi però sparisce nel nulla, poche repliche, in Italia neanche arriva.

A tutt’oggi, pur essendo un film tv ricordato con nostalgia dagli spettatori dell’epoca, non ha beneficiato in Patria di un’uscita nè in vhs nè in dvd, lo possiamo rivedere solo grazie ad una pessima registrazione circolante in rete, ma, come si dice, meglio poco che nulla.

Eppure  Sarah T. – Portrait of a Teenage Alcoholic è un film discreto con il compito nobile di muovere la coscienza di genitori e ragazzi sul difficile tema dell’alcolismo minorile, senza scadere nel patetismo o nel didattico. A volte l’opera di Donner ci riesce, a volte no, ma, grazie anche ad un’ottima performance della Blair, sottovoce e mai sopra le righe come farà spesso in seguito, risulta un buon prodotto televisivo anni 70 che ingiustamente ha avuto un oblio distributivo.

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Prendiamo per esempio un altro prodotto tv, The Boy Who Drank Too Much con lo Scott Baio di Happy days nei panni di un atleta con il vizio di bere, regia di Jerrold Freedman, anno 1980: risultato senza dubbio peggiore con l’aggravante della pedanteria da Rai educational che non aiuta a digerire un’opera che vorrebbe essere dalla parte dei giovani, ma è solo un vecchio trombone capace di sentenziare. Terribile.

Sarah T. – Portrait of a Teenage Alcoholic per lo meno non è noioso, ha un buon ritmo e fila liscio fino alla fine in una edulcorata discesa negli abissi di un’adolescente problematica.

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A produrre l’opera sono gli stessi autori di Dinasty e I Colby, due tra le maggiori soap opera americane di sempre con Dallas. Il ritratto, fatto da Richard e Ester Shapiro, della famiglia americana è agghiacciante: mostri egoisti che non generano figli, ma vittime da immolare. Al pari di collane prestigiose da sfoggiare nell’alta società,  i rampolli moderni di questi ricchi potenti sono accessori, né più né meno dei chihuahua che sfoggeranno in borsetta, anni dopo, le varie Paris Hilton.

Non stupisca che la Sarah T. del film incominci a bere: non ha un supporto genitoriale, solo una madre che la chiama fastidiosamente “Honey“, che la punisce se sbaglia o che cerca, anche alla fine quando l’alcolismo sarà arrivato ad un punto di non ritorno, a minimizzare il tutto con frasi come “Non esiste il problema” o “Cosa penseranno i vicini?“. Non che il padre, un magnifico Larry Hagman pre J. R. di Dallas, sia meglio: compra i vestiti alla figlia per colmare le sue lacune genitoriali, ma soprattutto la abbandona a sé stessa quando lei gli chiede aiuto. In più, in questo film, tutti bevono davanti a questa ragazzina in maniera smodata, a casa, nei party, mentre passeggiano, birra, scotch, whisky ce n’è di tutti i gusti, dai vicini agli stessi genitori.

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L’alcol è subdolo, ci dice il film dalla bocca del dottore che cura la piccola Sarah, perché “prima ci fa sentire forti, poi ci butta giù“. La stessa protagonista che, in una riunione di alcolisti anonimi, allunga il caffè con della grappa, non riesce a vedere la dipendenza: “Mica sono un’alcolizzata io. Non sono arrivata al punto di vedere ragni che escono dal muro“, con chiaro omaggio al capolavoro di Billy Wilder, Giorni perduti. I demoni d’altronde devono essere combattuti da soli e la redenzione arriverà solo quando lei dirà la frase “Io sono un alcolista” e si chiederà perché per due anni nessuno l’ha capito.

Sarah T. ha l’unico difetto, ma la matrice tv è la causa principale, di essere blando quando dovrebbe invece picchiare forte sul tema. Si pensi al momento in cui la protagonista arriva a prostituirsi per una bottiglia di alcol, una scena che al cinema sarebbe stata shockante ma che qui, nel suo non mostrarsi, nell’eclissare alla scena successiva, non ha la stessa forza di uno stupro consenziente ai danni di una minorenne come poteva succedere in un Michael Winner sporco anni 70.

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La regia di Richard Donner ha più bassi che alti, ma è nel finale, con un magnifico inseguimento a cavallo, concitato e drammatico, che trova finalmente ispirazione in un compitino portato a casa senza colpo ferire. L’assoluta trascuratezza dell’operazione verrà confermata poi da un’intervista fatta al regista, nel 1979, che, non ricordando questo film tv, lo confonderà con un altro, non suo, Dawn: Portrait of a Teenage Runaway  di Randal Kleiser. Non proprio un’opera che Donner ha girato col cuore!

Peccato perché, come detto, la Blair è ottima in uno dei suoi tanti ruoli, a cavallo con L’esorcista, di adolescente problematica. La sua carriera, per colpe e vizi personali, non toccherà più i picchi degli anni 70, a livello qualitativo e recitativo, ma è indubbio che Linda non sia stata solo la Reagan di Pazuzu, ma un’attrice versatile con picchi d’eccellenza attoriale.

A farle da spalla un efficace Mark Hamill pre Star wars in uno dei tanti ruoli che non resteranno purtroppo mai nell’immaginario mondiale, offuscati dalla grandezza del film di George Lucas. Come e più che per la Blair, uscire dal ruolo di una vita dev’essere difficile per lui.

Sarah T. – Portrait of a Teenage Alcoholic è un film che meriterebbe di essere visto in una versione migliore e non da cineforum dei pulciari con la voce che va e viene e con la pellicola che sfarfalla i colori come in un porno snuff. Da non sottovalutare poi che questo film tv ha il coraggio di mettere in scena anche un bambino di neppure 10 anni che dichiara di essere un alcolizzato in una scena agghiacciante e disorientante.

Per tutti noi fan di Linda Blair ha comunque il magnifico momento dove canta, momento cult che fa coppia col suo tip tap del sottovalutato L’esorcista 2. Pazuzu comunque aveva l’occhio lungo…

Andrea Lanza

Sarah T. – Portrait of a Teenage Alcoholic

Anno: 1975

Regia: Richard Donner

Interpreti: Linda Blair, Larry Hagman, Verna Bloom, William Daniels, Michael Lerner, Mark Hamill, Eric Olson, Laurette Spang, M. Emmet Walsh, Steve Benedict, Richard Roat, Marian Collier, Hilda Haynes, Jessica Rains, Sheila Larken

Durata: 90 min.