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Il film Sangue misto è composto da 8 episodi: Sakrifice è uno di questi. Con questo frammento, noi di Malastrana, vogliamo  inaugurare una rubrica che affronterà  soprattutto il cinema indipendente italiano affidando ad una delle nostre penne più valide e meno conosciute, Zaira Saverio Badescu, il difficile compito di dissezionare le opere che ci sembrano più interessanti. Zaira non ha amici tra i vari registi indipendenti e la sua visione di cinema è a 360 gradi, quindi cinema senza serie A, B o Z, solo cinema buono o cattivo che sia. Per questo, grazie a Dio, il suo giudizio sarà, magari non condivisibile, ma sempre imparziale. A lei però la parola.

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Quando Andrea Lanza mi ha dato da vedere Sakrifice non conoscevo Raffaele Picchio e perciò ho “studiato” la sua scarna filmografia. Non sapevo molto neanche di Sangue misto e tutt’ora non conosco niente se non questo frammento.

Picchio è il regista di un’opera altalenante, Morituris, girata molto bene ma anche deficitaria di buone interpretazioni. Micidiale poi una storia che non passa il giro il boa del cortometraggio dilatato, complice anche la pessima sceneggiatura di terribili velleitarismi e dialoghi strazianti. Non lo salva il sadismo che, nella sequenza alla American psycho dei poveri, usa, ahimè, anche un topo per fini sessuali deviati. E’ un film però che porta in scena alcuni tra i cattivi da slasher più interessanti, i gladiatori, con la loro maschera di terrore genuino.

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Peggio va con The Blind King, anche qui la regia è buona, ma il film è noioso, poco interessante e ancora  una volta siamo davanti ad un’opera che assomiglia ad un episodio stanco di un telefilm americano, i vari CSI e Cold case. Cambia poi lo sceneggiatore, ma non il risultato con l’aggravante di una storia che vorrebbe essere Hellraiser incontra Babadook e risulta invece Riposseduta di Bob Logan con tutti i momenti grottescamente e involontariamente divertenti del caso. The Blind King non è un disastro, solo e per merito della mano di Picchio, che si conferma stilisticamente interessante, ma un disastro nell’affidarsi a penne valide, lui stesso incluso.

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Sakrifice è sicuramente un’opera più matura, un frammento duro e cattivo che fa propria la lezione di Srdjan Spasojevic e del suo A Serbian film con il corollario di torture ai limiti del filmabili. Sta qui la bravura del regista perché, in realtà, pur se siamo tentati di distogliere lo sguardo per il sadismo delle sequenze, è solo l’idea della tortura a spaventare, a diventare insostenibile senza mai davvero palesarsi nell’esplicito. Che siano dildi con infilzate lamette (citazioni delle forbici di Morituris) o pinze, non si vede assolutamente nulla: il dolore traspira solo nel volto da martire della brava Desirèe Giorgietti.

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Il problema in Sakrifice, ma visto la durata esigua risulta meno evidente, è sempre la sceneggiatura che non ha mai davvero voli pindarici e diventa prevedibile nel suo urlato colpo di scena già pochi minuti dall’inizio. Così l’opera di Picchio diventa un esercizio di stile, elegantissimo nei movimenti di macchina e nella fotografia virata in rosso, ma anche un’opera fine a sé stessa, senza quel sussulto narrativo che aveva reso grande il suo modello serbo.

Senza dubbio però Sakrifice è un’opera cattiva, sporca e che ti lascia attaccata quella sensazione di malsano che probabilmente era l’obiettivo primario, senza quelle ambizioni narrative che gli snuff non hanno.

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Gli attori, stavolta, sono tutti bravi con un plauso per la melliflua Elsena Shehaj, davvero sgradevole nei panni della segretaria di produzione.

Sakrifice è un cortometraggio interessante che poteva essere eccezionale, senza dubbio un buon auspicio per quello che potrebbe essere nel toto Sangue misto. Raffaele Picchio lo aspettiamo nella sua prossima opera, una sorta di seguito de Le tombe dei morti senza occhi di De Ossorio, con la speranza di vedere la sua opera più convincente.

Zaira Saverio Badescu