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1968, Pennsylvania: Un ospedale precipita nel caos quando un agente tossico infetta i pazienti che cominciano a mutare e a divorarsi l’un l’altro. Il virus sembra essere scatenato da delle misteriose provette di proprietà militare. L’arrivo dell’esercito contiene il disastro: gli zombie vengono uccisi e le provette sequestrate. Ma una di esse sfugge al loro controllo: uno dei dottori nasconde una provetta all’intero di un thermos che finisce disperso nel parco adiacente la struttura.
Quarant’anni dopo un gruppo di pazienti psichiatrici durante una gita all’aria aperta ritrova proprio il thermos del dottore che viene portato alla clinica dove ovviamente sarà aperto generando il caos.

Romero poses with fans wearing zombie make-up during the 34th Toronto International Film Festival
Ribadiamo il concetto, man: in questo film io non c’entro un cazzo

Tutti quelli che, incuriositi dal titolo, hanno acquistato questo DVD sperando di trovarvi atmosfere romeriane hanno probabilmente valutato l’idea del suicidio finita la visione.

Day of the Dead 2, sequel non ufficiale di Il giorno degli zombi, è un horror low budget ma questo giustifica solo in parte la bruttezza generale della pellicola. Stando ad alcune fonti il budget ammontava a 8 milioni (!), notizia che spero sinceramente fosse falsa, secondo altri soltanto a 2, che sono comunque un mucchio di soldi se si pensa a quando sia brutto e mal girato questo film. Pensiamo ad horror come Dead Snow o Wyrmwood, realizzati con meno di un milione di dollari, o a Bruce McDonald che con un milione e mezzo ha girato quella chicca di Pontypool. Day of the Dead 2 è lontano anni luce dagli horror citati. È il perfetto esempio di prodotto straight-to-cestone squallido e raffazzonato, con una fotografia sciattissima, una telecamera che traballa in continuazione ed attori talmente cani che strappano risate involontarie.

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– Che hai?  – Ho visto Day of dead 2!

I registi Ana Clavell e James Glenn Dudelson sono principalmente noti al pubblico horror per Creepshow 3 ed è evidente che il povero Romero lo odino profondamente.

Si parte in bruttezza con l’outbreak degli zombie nell’ospedale in Pennsylvania nel 1968. Nonostante anno e zona coincidano con quelli de La notte dei morti viventi il riferimento è puramente casuale. Tanto per cominciare, gli zombie corrono. È già solo per questo è difficile guardare il film nell’ottica romeriana. Parlando degli zombi che si vedono nei primi minuti, troviamo make-up praticamente inesistenti, in pratica sono persone normali spruzzate di sangue finto. Ad aggiungere un ulteriore tocco di poraccitudine all’intro, l’arrivo dei militari che giungono a bordo di jeep realizzate per metà in CGI (non se ne accorge nessuno, tranquilli), fra sparatorie ed esplosioni orrendamente realizzate in computer grafica.

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– Gennaro, non fare il pirla con la pummarola in faccia!

Dopo i titoli di testa torniamo ad i giorni nostri e facciamo la conoscenza dei protagonisti che ci accolgono immediatamente con un pipppone di carattere esistenziale. Sbattiamo così il muso su quello che è il problema numero uno: il film si prende maledettamente sul serio ed è infarcito di dialoghi orrendi sul senso della vita, della morte, l’immortalità e cose di questo tipo.

Contagion infatti ha pure la pretesa di mettere in scene dramma e romanticismo, buttando nel mezzo del contagio persino una storia d’amore, credibile come una moneta da 3 euro. È inutile cercare di girare un film “profondo” e “serio” se non si hanno i mezzi e soprattutto le capacità per farlo. Quindi Day of the Dead non solo è brutto, cosa su cui potrei passare sopra, ma è pure noioso come pochi, difetto imperdonabile per un b-movie.

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E così se ne andò l’aretino Pietro con una mano davanti e con l’altra dietro

Il momento del contagio, che dovrebbe essere ricco di pathos, si svolge all’intero di un cesso: scoprono che il thermos conteneva una fiala che, cadendo a terra, si apre lasciando fuoriuscire questi strani globi luminosi realizzati in una CGI che grida vendetta. I globi sul momento si disperdono per poi tornare la sera raggiungendo gli sfigati che erano al cesso qualche ora prima, posandosi sulle loro fronti. La scena è completamente insensata e lascia quasi pensare che la cosa abbia natura aliena, ma non lo spiegheranno mai con esattezza, come tanti altri elementi dalla trama buttati lì senza una motivazione precisa.

Il giorno dopo gli sfigati infetti si svegliano e si rendono conto di stare perdendo la pelle. Avete presente quando in seconda elementare ci si divertiva a spalmarsi la colla vinavil sul palmo della mano per poi togliere la pellicina che si formava? Ecco, l’effetto della muta è realizzato nella stessa maniera. Vinavil spalmata in faccia, niente più, niente meno.

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Cioè questa è una pancia da birra?

I protagonisti cominciano a mutare, ed il make-up si fa un po’ più elaborato della colla ma sempre poraccio: in una scena uno dei neo-zombi si stringe una pustola e il lattice si stacca, lasciando vedere il bianco sotto.

Dopo un’ora di scene inutili e noia, fra personaggi insopportabili, litigi, lesbiche isteriche, risse, gente che si vomita addosso e roba di cui non ci frega niente, arrivano finalmente gli zombie. Ammetto che ci siano delle scene gore niente male e gli ultimi 20 minuti quanto meno intrattengono. Se avessero mantenuto uno stile del genere per l’intero film invece che relegare lo splatter e la mattanza agli ultimi minuti sarebbe stato quanto meno un film divertente, invece che fracassarci le palle con riflessioni filosofiche e storie d’amore al limite del patetico.

Nel mentre i protagonisti hanno scoperto di avere un legame mentale sovrannaturale e che quando uno si ferisce sentono male anche gli altri. Per quale motivo? Non ci è dato saperlo. Uno zombie bizzarramente mutato si aggira per i corridoi facendo un gran casino, ma pure il motivo della sua presenza e mutazione rimane ignoto. Emma, una dei protagonisti, si trova incinta senza aver mai fatto sesso, e la pancia le cresce in maniera esponenziale di minuto in minuto. Attribuiscono la colpa al virus che l’ha infettata ma il senso qual è? Cosa le starebbe crescendo in grembo? Altre domande che rimangono insolute. Ci sono un sacco elementi della trama inseriti senza alcuna ragione e l’intera storia non va da nessuna parte.

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Da Moreno dove tutto costa meno il make up più efficace

Il tocco trash definivo è gentilmente offerto dagli zombie “cattivi” che acquistano l’uso della parola. Lo sceneggiatore, ubriaco, era evidentemente indeciso se scrivere qualcosa di serio o una commedia demenziale e si è detto “Perché no, faccio entrambe le cose”. Ed eccoci quindi a sorbirci gli sproloqui e le battute al limite dello squallore di questi infetti orridamente truccati.

A questo punto vi starete giustamente domandando cosa c’entri tutto ciò con Il giorno degli zombi: un emerito cazzo. Non è certamente un sequel ma viste le incoerenze con la saga di Romero non può nemmeno essere considerato un prequel. Il titolo è una presa per il culo plateale e gratuita. I registi provano a dare un contentino agli spettatori chiamando il reparto psichiatrico “Romero Ward” ma non è sufficiente per sedare la frustrazione dei fan. Infatti, se da un lato sfruttare il nome di Romero per incuriosire i fan poteva essere una mossa inizialmente vincente per la vendita, hanno poi dovuto fare i conti con l’ira funesta della gente che si è sentita presa per in giro nonché offesa dal fatto che il nome “Day of the dead” sia associato ad una tale vaccata.

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Tre stronzi che fingono di essere mille zombi

Pure sorvolando su questa vomitevole mossa di marketing rimane uno zombie-movie infimo e palloso che mi ha fatto rimpiangere il remake del 2008, visto qualche giorno fa.

Se qualche amante del b-movie ci tenesse a vederlo posso suggerire di skippare direttamente agli ultimi 20 minuti e fare finta che il titolo sia diverso.

Silvia Kinney Riccò

Day of the Dead 2: Contagium

Anno: 2005

Regia: Ana Clavell, James Glenn Dudelson

Interpreti: John Freedom Henry, Joseph Marino, Jackeline Olivier, Andrew Allen, Laurie Baranyay, Christopher Stanley Burton, Simon Burzynski, Derrick Carr, Samantha Clarke

Durata: 90 min.

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