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Animal house di John Landis fu un successo grandioso, 141.600.000 dollari di incasso su 3 milioni di budget, generando un culto assoluto sia per il film, folle ma non stupido, sia per il suo attore protagonista, il geniale John Belushi nei panni di John “Bluto” Blutarsky. Anche il tema delle confraternite risuonò a livello mondiale e generò una serie di figli degeneri che del capolavoro comico di Landis presero solo la parte più superficiale, gli scherzi goliardici e le varie flatulenze.

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Giuro che non mi ricordavo di avere fatto questo film

Il clone più smaccato però di Animal House arrivò dal Canada, un anno dopo il film originale con Belushi, e si chiamava King Frat, da noi I paraculissimi.

A girarlo un autore che, solo due anni prima, si era fatto conoscere per uno zombi movie con Peter Cushing abbastanza anomalo, L’occhio nel triangolo, ovvero morti viventi in versione nazista. Come riuscirono i produttori Jack McGowan e Reuben Trane ad imbarcare nell’operazione Ken Wiederhorn non è dato saperlo, ma il regista, nella sua breve carriera (l’ultimo film è del 1993), aveva una predilezione smaccata per la commedia un po’ demenziale: suoi infatti sia il discontinuo Il ritorno dei morti viventi 2 sia il demenziale Meatballs 2: porcelloni in vacanza.

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A me piace l’horror ma anche le scorregge!

L’idea di fondo di questo I paraculissimi era tra le più sincere e semplici del cinema di bassa imitazione: clonare Animal house senza avere neanche una vera sceneggiatura, tanto che l’autore dello script, Ron Kurtz, mente creativa dietro i Venerdì 13 più riusciti, si firmerà con lo pseudonimo di Mark Jackson (così come nel successivo thriller di Wiedhorn, Gli occhi dello sconosciuto).

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Stocazzo!

Non si può dire che King Frat sia un brutto film come non si può dire che sia bello: è oltre, una pellicola aliena ipnotica, qualcosa di indecifrabile che forse possiede, dietro l’ostentazione di tette e scorregge, la prova dell’esistenza di Dio.

In un’ora e venti scarsa la trama si dipana in altre cento sottotrame (un ragazzo che scopre che la sua pudica ragazza si prostituisce, il furto di una statuetta dal pene abnorme, l’introduzione di una fidanzata per il John Belushi di turno, la salma di un preside morto e così via) e nessuna di queste tracce viene portata avanti, le scene muoiono il tempo di una barzelletta tra spaghetti stracotti buttati contro i muri, vomito indotto per bere più birra e fischietti infilati nel culo.

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Essere John Belushi

Eppure King Frat incarna quell’anima goliardica che il genere confraternite richiede: è il mal di testa post sbornia, è la paura di un domani che si esorcizza nell’ennesima scopata o nella risata post canna. Per questo il film di Wiedhorn va preso per quello che è: un hellzapopping non sense che si deve guardare non con gli occhi dell’adulto ma del ragazzo che si affaccia alla vita, un mondo ancora semplice e a suo modo pulito pur nella trivialità di un universo di dita tirate per scorrare e giù di ghignate.

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Nel suo essere una copia carbone di John Landis, I paraculissimi propone il suo John “Bluto” Blutarsky ovvero J.J. ‘Gross-Out’ Gumbroski, in Italia “Cicciobello“, interpretato da un John DiSanti truccato, abbigliato e clonato per essere un John Belushi della serie B. Oltretutto l’attore, bravo nel ruolo, all’epoca delle riprese aveva ben 41 anni e doveva far finta di averne 18, un’impresa comunque riuscita perché non fai tanta attenzione al suo volto ma soprattutto alle sue natiche flaccide che emettono l’ennesimo peto. E’ la mossa Kansas city predicata da Bruce Willis all’inizio di Slevin – patto criminale: “E’ quando loro guardano a destra e tu vai a sinistra“, un trucco paraculissimo, come appunto il film.

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Non so se sia mai stato stilato un guiness dei primati delle scorregge nel cinema, ma credo che questa pellicola possa vincere senza problemi: solo nel primo tempo ne ho contate 79.

Difficile dire chi sia il migliore del cast perché, a parte John Di Santi che è perennemente in scena, il resto degli attori ha ben poco spazio e molti appaiono e scompaiono senza molto senso narrativo. Forse il capo indiano interpretato da Dan Chadler ha più di un punto d’interesse e il personaggio, quando è in action, risulta molto divertente.

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Lo spirito del film è ben rappresentato dai primi 5 minuti dove le nostre matricole dei Deltas percorrono il campus mostrando le natiche a qualunque essere umano incontrino, causando la morte per infarto del preside mentre fa jogging. Crudele? Si come tutte le barzellette e come tutte le barzellette non ha bisogno di avere una chiave di lettura diversa dal “Ah ah ah che coglione che sei!” detto all’amico burlone.

Sul piano delle tette si segnala soprattutto le due incredibili bocce dell’attrice Teri Kelso impegnata in una scena che non ci credi possa esistere: sesso con un uomo vestito da gorilla (momento che anticipa una sequenza di Una poltrona per due di Landis) su un’ambulanza con la conseguenza dolorosa di restare incastrata nell’amplesso. Si quelle cose che leggi in Cronaca vera e che speri di non accadano mai a te!

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La stessa Teri Kelso poco prima, vestita da Wonder Woman, era apparsa con un pene finto in mano davanti ad un prestigiatore: “Cos’è che ha due palle?” “Stocazzo!“. A suo modo una martire del film scorreggione di cui King Frat ne è il massimo esponente.

C’è da dire che questo film, almeno in una sequenza, le fiamme create dalle flatulenze, anticipa l’altrettanto folle e scorretto Scemo & più scemo (Dumb and Dumber)di Peter Farrelly con Jim Carrey.

I paraculissimi arrivò in Italia nel 1982, fu spacciato per un seguito finto di Porky’s – Questi pazzi pazzi porcelloni con il titolo Porki’s numero 2 su distribuzione DRAI e uscì in videocassetta per la Avo film col divieto ai 14. Il doppiaggio lo denaturalizza un po’ inventando intere battute in derive regionali che non esistevano (il presentatore della gara delle scoregge. la scena clou del film, che parla con accento campano).

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Su  imdb si racconta un aneddoto divertente: un utente aveva fatto un’apparizione nel film come membro della band che suonava alla festa della confraternita. Lui e i suoi compagni  andarono a vedere I paraculissimi quando uscì nella loro zona, e la reazione del pubblico fu incredibile: popcorn gettato, soda rovesciata, pomodori contro lo schermo. Un usciere  riconobbe i ragazzi e, temendo per la loro incolumità, li scortò fuori  dal cinema con delle borse in faccia per paura fossero aggrediti.

Difficile dare un giudizio a questo film, ma, come scritto prima, non saranno certo gli 80 minuti peggiori della vostra vita, forse i più incredibili come cinefili più di un Kubrick o un Tarkovskij scassa palle. Viva la figa e chi la ama tiri una riga!

Andrea Lanza

Qui, grazie al sempre benedetto sito di streeaming cinemazoo, il film completo:

http://www.cinemazoo.it/2018/04/05/i-paraculissimi/

I paraculissimi

Titolo originale: King Frat

Anno: 1979

Regia: Ken Wiederhorn (in alcuni Paesi come Reginal Rheigold)

Interpreti: John DiSanti, Charles Pitt, Roy Sekoff, Robert Small, Dan Chandler, Mike Grabow, Ray Mann, Suzina Volpina, Dan Fitzgerald, Tom Tully, Glenn Scherer, Lee Krug, Taryn Hagey, Teri Kelso, Karen Gold, Sally Ricca, Rahnee Reiland, Lee Sandman, Jean Jarvis, Bette Shoor, Bruce McLaughlin, Wolfie Udikoff, Ted Richert, Michael Sandler, Joel Kolker, Joanne Marsic, Bobby Gale, Herb Goldstein, Sonia Zomina, Lee Willis, Tommie Grimstad, Reuben Trane, Ken Wiederhorn, Starr Dey, Tom Chatlos, Joseph Reed, Vincent Agostino, Pat Fendley, Bill Hendrickson, Neil Fleischer, Floyd Schneider, Kent Levack, Vinny Quaranta, Bob Norris

Durata: 80 min.

VHS: AVO FILM

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