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Ed Harley è il proprietario di un piccolo negozio. Dovendo svolgere una commissione, Ed è costretto a lasciare il giovane figlio Billy da solo. Durante la sua assenza un gruppo di campeggiatori adolescenti (Chris, Joel, Kim, Steve, Tracy, Maggie) si diletta in motocross e involontariamente feriscono mortalmente Billy. Steve resta con il ragazzo fino al ritorno del padre mentre gli altri si allontanano. Nel loro capanno discutono se sia il caso o meno di chiamare la polizia ma Joel, il responsabile dell’incidente, è in libertà vigilata per un incidente simile e mette gli amici in condizione tale che non possano farlo. Harley, con il suo cane Gypsy, si reca da una presunta strega, la quale gli dice che non può riportare in vita suo figlio. In realtà Harley desidera solamente vendicarsi. La strega accetta di aiutarlo e lo avverte che la vendetta avrà un prezzo terribile. Su ordine della strega, Harley si reca in un vecchio cimitero di montagna, riesuma un cadavere sfigurato e lo porta in casa della donna, la quale, usando il sangue del padre e del figlio, riporta in vita il cadavere, che assume l’aspetto di un’esile creatura demoniaca. La vendetta è incominciata.

Pumpkinhead è una delizia degli anni 80, uno splatter rurale che i nostri ciechi distributori hanno deciso, al’epoca delle vhs, di non importare né al cinema né tantomeno su nastro magnetico. Così, col passare degli anni, è diventato un film di culto, ma non così tanto da essere riscoperto o recuperato, un po’ il destino del Frankenhooker di Henenlotter e di tanti sfortunati horror rimasti ingiustamente orfani nel nostro Paese. Almeno parzialmente: in Italia Pumpkinhead fu distribuito in dvd dal terzo capitolo, senza preoccuparsi bellamente dei primi due film.

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Sugli scaffali delle videoteche, nei primi anni del 2000, spuntarono Ceneri alle ceneri (Pumpkinhead 3) e Faida di sangue (Pumpkinhead 4), discreto il primo, mediocre il secondo, con frasi di lancio come “Lui è tornato per vendicarsi“.

Pensate alla faccia del signor Giulio, uno pazzo per i film di paura, ma non tanto da leggere i vari Nocturno o Fangoria ovviamente, la sua cultura si ferma a Notte horror di Italia uno, ma, credetemi a lui piace il genere, tanto che aspetta ancora che facciano La casa 6 e nessuno ha il coraggio, né quella buona donna di sua moglie, la Marta, né Osvaldo, l’amico di una vita, pazzo per i porno, scapolone impenitente dalla battuta pronta, a dirgli la verità. Eccolo però una sera d’Estate Giulio, 60 anni, birrozza vicino al tavolino mentre sua moglie è dalle amiche a giocare all’italianissimo bridge, che accende la tv, sfarfallio e il titolo Pumpkinhead 3 che appare a tutto schermo. Non solo: ci sono persino personaggi che esclamano “Ti ricordi di quando…“, “Eccolo è tornato il mostro“, “Quei ragazzi vent’anni fa se lo sono meritati“.

Giulio blocca e pensa “Ma chi? Chi è tornato? Chi se l’è cercata” e decide il giorno dopo di tornare in videoteca, l’unica forse esistente in Italia.

Si avvicina al commesso e chiede un po’ sommessamente “Mi puoi noleggiare Pumpkinhead, il primo, e magari anche il secondo“. Il ragazzo, Gimbo, uno che ha la simpatia di chi si farebbe tua madre, lo guarda e aprendo la bocca, quasi a far cadere la mascella, esclama “Ehhhhhhhhhh????” con quel fare amichevole che, se tu avessi un problema a parlare, tipo la balbuzia, prenderesti il fucile a pompa per girare, restando in tema, il terzo capitolo di Videoteca di sangue senza che nessuno sappia dei primi due. Giulio però non si scoraggia e mostra al ragazzo il titolo e lo legge pure piano, come se parlasse con una scimmia con un grave ritardo mentale, “Pumpkinhead, è il numero 3“. Gimbo si gratta le palle, con la stessa mano si scaccola il naso e poi in silenzio finisce l’opera pulendo i padiglioni auricolari, tutto mentre il ragazzo sembra imprigionato in una qualche poesia di Edgar Allan Poe sull’ineffabile romanticismo della morte, stesso sguardo perso in procinto di dire “Nevermore“. La risposta di Gimbo arriva come doccia gelata per GiulioNo, non esiste. Hanno fatto solo il tre” e dietro di lui, sornione, il faccione di Pumpkinhead 4.

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Dietro il tre si cela il quattro, caro Giulio.

Giulio non saprà mai dell’esistenza di Pumpkinhead di Stan Wiston e spesso racconterà alla moglie e all’Osvaldo di come il cinema sia strano: non hanno fatto ancora un La casa 6 ma la 7 sì, e poi comincerà a parlare di questo film, bellissimo, con un mostro dalla testa di zucca che uccide cattivoni. ” Hanno girato solo numero 3” esclama agitando le mani. Se solo avesse letto quest’articolo ora lo saprebbe come saprebbe della tresca tra la Marta e l’Osvaldo perché, non è pubblicità, ma Malastrana vhs apre la mente e blocca sul nascere le corna, a parte che non siate la donna cervo di Landis, in quel caso chiedetemi il numero. Comunque se Il Giulio sapesse tutte queste cose, ora potrebbe andare a resuscitare il suo personale Pumpkinhead e vendicarsi dell’Osvaldo e di quella troiona non più brava donna della Marta, ma è un buono il Giulio, ride giulivo, un po’ come l’Aretino Pietro, quello che scappava con una mano davanti e con l’altra dietro. D’altronde chi cazzo gioca a bridge in Italia?

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Essere cervi senza leggere Malastrana

Pumpinkhead è uno dei due film girati dietro la macchina da presa da Stan Wiston, mago degli effetti speciali in film leggendari come Aliens, Terminator, Predator, Leviathan e persino Congo con le scimmione che volevano essere, e non erano, i T rex di Jurassic Park. In questo campo, quello dei trucchi, Stan Wiston era uno dei migliori, ma in quello della regia, beh, non era così bravo. Lo dimostrerò con quella cosa incredibile che è Lo gnomo e il poliziotto, un cult scult che girava spesso sulle reti private e, se lo raccontavi al bar, la gente ti guardava strano come se avessi visto, con in testa un cappello di carta stagnola, un UFO.

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Pumpinkhead non è girato male, non fraintendetemi, è girato anzi con tutti i sacri crismi del manuale del perfetto filmaker e come tale è privo di personalità. Sul piano tecnico è un compitino ineccepibile certo ma senza coglioni: lo stile, le bizzarrie anche visive che hanno le opere prime horror, da Sam Raimi a Peter Jackson, qui non ci sono. Questo d’altronde distingue i bravi tecnici dai bravi artisti: il codin della volpeta, l’ingrediente segreto che trasforma un banalissimo piatto di pasta in WOW CHE ORGASMO!

Prendiamo, per esempio, un film per certi versi simile, il Rawhead Rex di George Pavlou, sicuramente inferiore qualitativamente all’opera di Stan Wiston eppure con quella regia unica e particolare, anche nei difetti, che non ha Pumpinkhead.

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E’ un peccato perché il mostro dalla testa di zucca è fighissimo, le sue uccisioni sono sanguinose al punto giusto, l’ambientazione sporca e provinciale, che ricorda gli Hooper o i Craven, è efficace, ma c’è sempre quest’aria, un po’ da telefilm anni 80, che inficia molte delle cose buone presenti. La cosa che manca è il senso di tragedia che l’ottima sceneggiatura invece possedeva: Pumpinkhead diventa così un divertente e un po’ gratuito gioco al massacro, un fumettone senza il controllo di una mano abile dietro la macchina da presa. Manca l’empatia del pubblico per i vari personaggi, per una volta interessanti in un teen horror che non richiede solo tette nude. Stan Wiston purtroppo non lavora sugli attori e si concentra solo sulla parte tecnica fallendo in un film che richiederebbe quel quid in più per emergere dalla media del genere, uno sforzo anche minimo per dare una scintilla d’anima alla sua opera. Si salva solo Lance Henriksen, ma anche la sua è una performance troppo stralunata per un ruolo che dovrebbe essere intenso

Siamo in un anomalo slasher dove le vittime sono colpevoli di avere commesso (o nascosto) un omicidio e vengono trucidate da un altro assassino. Un killer vs killer d’impianto fantastico. Nella mattanza, la cosa più divertente,è che il primo a morire è però un ragazzo che con la morte del figlio del protagonista, causa scatenante della vendetta della creatura, non c’entra nulla, anzi si è pure fermato a soccorrere il bambino morente.

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L’opera nasce stranamente da una poesia, una lirica scritta da Ed Ustin dallo stesso titolo ma non collegata al film:

Keep away from Pumpkinhead,
Unless you’re tired of living,
His enemies are mostly dead,
He’s mean and unforgiving,
Laugh at him and you’re undone,
But in some dreadful fashion,
Vengeance, he considers fun,
And plans it with a passion,
Time will not erase or blot,
A plot that he has brewing,
It’s when you think that he’s forgot,
He’ll conjure your undoing,
Bolted doors and windows barred,
Guard dogs prowling in the yard,
Won’t protect you in your bed,
Nothing will, from Pumpkinhead!

(traduzione italiana mia a cazzum:

Stai lontano da Pumpkinhead,

A meno che tu non sia stanco di vivere,

I suoi nemici sono per lo più morti,

È cattivo e implacabile,

Ridi di lui e sarai sconfitto,

In modo terribile,

La vendetta per lui è divertimento,

E la pianifica con passione,

Il tempo non cancellerà

la trama che ha preparato,

È quando pensi che si sia dimenticato,

Evocherà la tua rovina,

Porte e finestre serrate,

Cani da guardia che si aggirano nel cortile,

Non ti proteggerà stare nel tuo letto,

Niente fermerà

Pumpkinhead!)

Poesia tra l’altro molto evocativa: già da queste poche strofe si intravedono i semi di un film che comunque fa il suo sporco lavoro di serie B regalando sequenze interessanti di morte, inaspettatamente splatter ed efferate. Interessante anche l’intuizione di contaminare l’horror con la mitologia indiana, non un’idea nuova ma dall’indubbio fascino. Pumpkinhead riesce ad essere un cult anche per i suoi difetti, ma soprattutto per una vena cinica e disperata che attraversa tutto il film e che porterà il plot verso un plumbissimo finale.

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L’effetto speciale più azzeccato, e di sicura presa spettacolare, è senza dubbio la mutazione del mostro dalla testa di zucca in un simile Lance Henriksen così da assottigliare il legame tra creatore e mostro, entrambi carnefici ed entrambi legati  dallo stesso peccato, la rabbia, la vendetta, il desiderio insano di una giustizia divina quando ci si deve affidare agli uomini. Così, al pari di un fruitore di porno, un voyeur desideroso di amplessi altrui, il protagonista vivrà gli omicidi attraverso occhi non suoi, quelli della creatura, annientando l’idea che un peccato non vissuto non sia peccato, malgrado i calli sulle mani o il sangue sulla pelle.

Pumpkinhead genererà un buonissimo seguito nel 1993, Pumpkinhead: Blood wings, disprezzato dai più ma dalla regia più efficace di questo primo capitolo. Il terzo e quarto segmento si concretizzeranno, come già visto, nel nuovo millennio, grazie al mercato dei tanti film usa e getta buttati in videoteca, un destino certo infame per un personaggio dalla grande efficacia scemica come il nostro mostro zuccone.

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Fangoria però inserì Pumpkinhead come uno dei migliori horror mai fatti: sicuramente è un film divertente da guardare. Una delle sfortune di quest’opera è di essere stato un discreto fallimento al botteghino, causa probabile del non interesse dell’opera in Italia. Forse nel 1988 il pubblico affezionato di splatter cominciava a stancarsi del genere.

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Pumpkinhead momentaneamente senza vita al cinema, trovò linfa vitale nel mondo dei comics. La prima serie a fumetti che lo vede protagonista è Pumpkinhead: The Rites of Exorcism, pubblicato dalla Dark Horse Comics nel 1993. La storia ruota intorno alla giovane Mariah, innamorata del figlio di un dottore, David, ma destinata ad essere l’apprendista di una strega indiana, la stessa che, nel primo film, aiutò Henriksen a richiamare in vita il mostro. Il secondo volume è stato scritto da Mark Patrick Carducci, lo stesso sceneggiatore del film di Winston e penna brillante dietro il non proprio brillante Neon maniacs. Il suo albo è il migliore, il più inquietante, con personaggi interessanti e quel gusto di splatter beffardo e crudele che aveva reso grande la pellicola al cinema. Purtroppo la serie non ebbe il successo sperato e non vennero mai dati alla luce gli ultimi due capitoli, anche se fu anticipato l’arrivo di un Pumpkinhead alato, come ogni buon sequel numero 3 vuole dai tempi di Robocop che vola.

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Doveva essere così il Pumpkinhead volante

Proprio quest’anno lo scrittore Cullen Bunn ha scritto per la Dynamite Entertainment una miniserie di 5 numeri, molto bella tra l’altro, che vede il mostro zucca tornare, stavolta non da solo, a vendicare la morte di due bambini perpetrata da una famiglia di psicopatici. Il primo albo ha una bellissima copertina di Kelly Jones, fumettista, per noi di Malastrana, eccezionale e particolare, famoso per i suoi lavori in Batman e nella miniserie di Aliens Alveare, tra i più dark e astratti delle collane.

Cullen Bunn ha dichiarato prima dell’uscita l’amore per il primo film di Stan Wiston:

Ho visto Pumpkinhead alla serata di apertura in un piccolo teatro a due schermi fuori dal Berkeley Mall a Goldsboro, Carolina del Nord. Dire che ha contribuito a cementare il mio amore per l’orrore (e, in particolare, per l'”horror rurale “, genere per cui scrivo molto di questi tempi) sarebbe un eufemismo. Posso recitare la poesia a memoria. Ascolto anche la colonna sonora mentre scrivo le mie storie. Il ritmo, il senso di mistero che evoca, gli strani giochi di luce e d’ombra. Questi sono tutti elementi che spero di catturare nel fumetto. Come fan dell’horror di lunga data, io tengo questo film in grande considerazione, e non potevo essere più entusiasta di contribuire al mito del Demone della vendetta“.

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Notizia recente è che Pumpkinhead avrà un nuovo reboot, ma a scriverlo sarà il ben poco rassicurante Nathan Atkins, già autore di un dimenticabilissimo sequel, S. Darko, un film capace di ipnotizzarti, tipo Sir Bis, solo con l’aiuto della patata presente, Daveigh Chase e Briana Evigan.

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Briana, mon amour

Noi intanto ci teniamo stretti sia Pumpinkhead che i suoi seguiti, riusciti o sgarruppati che siano. Se poi l’uomo zucca ritornerà in splendida forma, noi saremo i primi ad esserne felici.

Andrea Lanza

NB Non perdete gli approfondimenti sul mostro zuccone nei blog degli amici Lucius e Cassidy, Il Zinefilo e La bara volante!

Pumpkinhead

Anno: 1988

Regia: Stan Winston

Interpreti: Lance Henriksen, Jeff East, John D’Aquino, Kimberly Ross, Joel Hoffman, Cynthia Bain, Florence Schauffler, Brian Bremer, George ‘Buck’ Flower, Matthew Hurley, Lee de Broux, Peggy Walton-Walker, Chance Michael Corbitt, Dick Warlock

Durata: 86 min.

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