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“Sulla sua tomba qualcuno incise una sola parola, amici”.

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1878, Nuovo Messico. John Tunstall assolda un gruppetto di giovani pistoleri per farli lavorare al proprio ranche, ma anche per insegnare loro a leggere e renderli degli onesti cittadini. Tuttavia l’uomo rappresenta anche un serio ostacolo agli affari del ricco rancher Murphy, suo concorrente nella vendita di bovini. Proprio per tale ragione, Tunstall viene ucciso dagli uomini di Murphy Nonostante l’evidenza dell’accaduto il giudice Wilson si dimostra incapace di fare giustizia, dato che il corrotto sceriffo Brady è uno degli uomini di Murphy. Decisi comunque a vendicarsi, cinque dei giovani accolti da Tunstall, guidati da William Bonney, decidono di farsi giustizia da soli e diventano degli eroi e William viene soprannominato “Billy the Kid”. Tuttavia i cinque giovani dovranno vedersela da un lato con l’esercito che è sulle loro tracce e dall’altro con gli uomini del feroce Murphy, decisi a ripristinare l’ordine.

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Quest’anno Young Guns (o col titolo porno italiano Giovani pistole) compie ben 30 anni, ma sarà difficile che qualcuno festeggi il suo compleanno perché di solito il film di Cristopher Cain, pur avendo avuto un buon successo commerciale all’epoca, viene ricordato poco o male.

Ed è un peccato perchè questo anomalo western, girato in un periodo dove il western ormai era morto, è davvero un esperimento interessante, un’opera postmoderna dal sapore steampunk che trasuda non solo amore per il genere ma rabbia giovane di rivoluzione cinematografica.

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Di solito si ricorda Young Guns solo per essere stato la vetrina di un mucchio di giovani promesse, molte non mantenute, del cinema, alcuni, come Emilio Estevez o Kiefer Sutherland, appartenenti al movimento brat pack ottantino, del quale questo film potrebbe essere un anomalo esponente.

Giovani pistole però non è solo questo: si tratta di un western modernissimo che tenta la carta giovane per svecchiare un genere snobbato dai giovani. Lo fa con l’azzardo di schitarrate rock nei duelli, con un’ironia più marcata che sembra uscita da una commedia di John Hughes, ma soprattutto promuovendo a protagonisti dei ragazzini con soltanto l’accenno di barba. E funziona.

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Il film è girato con energia da Christopher Cain, un autore  interessante soprattutto per quel gagliardo The principal dell’anno precedente, una Scuola della violenza con un inaspettato James Belushi che insegna, a suon di calci nel culo e colpi di pistola, ad un gruppo di teppisti in una scuola, come si vive (o si muore).

Aiutato anche da una bella sceneggiatura di John Fusco che ha l’intuizione di raccontare la storia di Billy the Kid nell’inedita cornice delle sue prime avventure, il regista compie il miracolo di mettere in scena una storia piena di violenza (uccisioni brutali improvvise, massacri dove i corpi vengono crivellati letteralmente dai proiettili) con un piglio guascone e scanzonato. In questo strano mix ben shakerato che ha il rispetto per i grandi classici, da Leone a John Ford, ma li guarda come un’azzardata rilettura pulp pre Tarantino, emerge, in un bel gruppo di attori, soprattutto Emilio Estevez. Il suo Billy The Kid è straordinario, qualcosa di completamente diverso da qualsiasi altro Billy The Kid sullo schermo, da Kris Kristofferson a Paul Newman, una sorta di simpatico psicopatico con la risata sempre pronta nelle più disparate occasioni, sia che uccida a sangue freddo che si diverta con i suoi fratelli/compagni di avventura.

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Buone anche le interpretazioni dei suoi colleghi, da un  giovanissimo Kiefer Sutherland nei panni di Doc Scurlock a Lou Diamond Phillips che interpreta con trasporto l’indiano/messicano Chavez y Chavez, ultimo della sua tribù dopo il massacro del Sand Creek. Meno convincente Charlie Sheen, visibilmente a poco agio nei panni del cowboy, uno dei personaggi più antipatici per un attore che non ha mai peccato di simpatia.

Se invece doveste chiedervi chi diavolo fossero Dermot MulroneyCasey Siemaszko, all’epoca anche loro giovani promesse, beh credo che il non ricordarveli è già una risposta sufficiente al segno che hanno lasciato al cinema.

Compongono il cast due vecchi mostri sacri, Jack Palance e Terence Stamp, in due ruoli subliminali ma di un certo impatto: il primo è il cattivissimo L. G. Murphy, il secondo interpreta John Tunstall, mentore e padre putativo della giovane banda.

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In Young Guns si affronta la battaglia di Lincoln county, uno degli eventi probabilmente meno conosciuti al grande pubblico, una guerra tra allevatori che causò non pochi morti e che coinvolse personaggi entrati nella leggenda del western movie come il Chisum di John Wayne.

In un ruolo minore possiamo trovare l’imbalsamato figlio del Duca, Patrick, che fortunatamente nel seguito, come Pat Garrett, verrà sostituito dal più efficace William Petersen.

Giovani pistole è una pellicola da riscoprire, mai noiosa, moderna, ora come trent’anni fa, e che poteva essere un’idea per far rinascere il genere western dopo i fallimenti di Silverado e prima dell’araldo Balla coi lupi.

Due anni dopo, nel 1990, un seguito godibile ma fracassone, spettacolare ma superficiale, distruggerà completamente una serie come quella di Young Guns, perfetta per un solo memorabile capitolo.

Andrea Lanza

Young Guns (Giovani pistole)

Anno: 1988

Regia: Christopher Cain

Interpreti: Emilio Estevez, Kiefer Sutherland, Lou Diamond Phillips, Charlie Sheen, Dermot Mulroney, Casey Siemaszko, Terence Stamp, Jack Palance, Terry O’Quinn, Geoffrey Blake, Alice Carter, Brian Keith, Patrick Wayne

Durata: 90 min.

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