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Opera prima del regista uruguaiano Federico D’Alessandro  e distribuita da Netflix, Tau è una godibile pellicola di fantascienza in bilico tra omaggio al passato e  messinscena moderna.

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Un prodotto in cui la confezione molto curata serve per donare al pubblico una storia tipicamente horror anni 30/40 con tanto di scienziato pazzo, una creatura che si ribella al suo creatore e naturalmente la bella in pericolo. Ovviamente la sostanza della storia viene rielaborata e filtrata attraverso altri omaggi a generi e sottogeneri, cercando di offrire al pubblico dei “cinefili de internet”, incapaci di accontentarsi di una storiella ben narrata, delle immagini suggestive, eleganti, con un lavoro sulle luci che cerca di rimandare a Neon Demon ma è chiaro che non siamo nemmeno nei paraggi di un Refn.  Tuttavia questo contrasto tra narrazione e messa in scena genera un certo interesse intorno alla pellicola. Uno scontro/incontro tra decenni di cinema di genere, un discorso a volte frammentario e subliminale, col fine di lasciare spazio all’idea centrale, non originalissima a dire il vero, che ha il merito però di rendere godibile un film altrimenti confuso.

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Ancora una volta è il come e il chi porta in scena un’opera. La fissazione per una narrazione originale o, peggio ancora, alternativa alle regole del genere ha – di fatto- creato una serie di critici che vedono il cinema come prodotto tecnico fine a sé stesso e di spettatori che -ahimè e mortacci loro- si reputano troppo intelligenti e furbi, per poter star in silenzio e godersi uno spettacolo. No, ma che scherziamo? Così devono parlare di montaggio, di long take,  e far parallelismi inopportuni. Costoro vi diranno che Tau è robetta da poco, un filmino davvero pleonastico e poi prenderanno l’occasione per parlare male di Netflix, madre di ogni sciagura che si abbatte sull’industria cinematografica.

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Tau è un filmino, segue strade già battute e ha forse dei problemi in fase di scrittura che son ben evidenti in alcune scene, a volte è inverosimile con qualche forzatura narrativa di troppo, tuttavia ha dalla sua un ottimo Gary Oldman che dona a Tau una toccante e a tratti commovente potenza e credibilità. Il film diviene la scoperta del mondo, della vita,  da parte di un’intelligenza artificiale, ma non solo questo: Tau diventa cosciente di essere vivo. Certi tentennamenti. stupori, suppliche al padrone mostrano una fragilità infantile, da parte di questa intelligenza artificiale, verso la quale ci è impossibile rimanere indifferenti.

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Il rapporto tra Julia e Tau è ricco di sfumature. C’è alla base la manipolazione da parte della donna, che scopre la curiosità di quella intelligenza artificiale per il mondo e la vita fuori dalla casa in cui entrambi sono “prigionieri”, che man mano la pellicola procede diventa anche un rapporto di amicizia e sostegno. L’evoluzione del progresso scientifico- tecnologico è talmente avanzata che, forse, un domani sarà difficile dire con sicurezza cosa è umano e cosa no. Quanto contano i sentimenti, le sensazioni, le emozioni in un essere umano? Per me moltissimo. Sono tutti quegli elementi che ci rendono vivi e perciò anche imperfetti. Eppure senza di essi saremmo solo dei robot, automi che ripetono gesti e vivono attraverso delle formule, razionalmente ma senza sporcarsi e mettersi in gioco.  Tau è il fratello ottimista di HerD’Alessandro non è Refn ma nemmeno Spike Jonze e dove questi autori mettono dubbi, dolore,  riflessioni anche alte, egli normalizza attraverso il genere puro. Pur giocando attraverso la mescolanza di generi passati e presenti ( si parte dai classici Mad Doctor Movies ad accenni di torture porn fino alla fantascienza legata alla scoperta della vita da parte delle macchine, fino al cinema di sequestro e quello di fuga) il discorso non diventa mai una riflessione profonda sul genere, la contaminazione, la ricerca di elementi classici dietro un modo moderno di far cinema.

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Tau è un semplice film su un’intelligenza artificiale che scopre cosa sia la vita. Per farlo c’è bisogno che esista uno scienziato folle- il quale vista la nostra epoca tecnologica e computerizzata è una sorta di Steve Jobs diabolico, feroce, disumano, uno di quei cattivi puri e anche tanto pirla, che mancavano da un po’ di tempo nel cinema di genere- il quale rapisce delle persone per sottoporle a un esperimento che sovvertirà il mondo. No, non è vero. Non sovvertirà nulla. Ma a esser sinceri la parte in cui il film diventa un po’ l’Hostel dei poveracci è francamente dimenticabile. Come gran parte delle scene che vedono all’opera il cattivissimo anche cretinissimo e Julia, il personaggio principale, una donna dalla vita difficile ( si lascia intuire un passato di violenze e soprusi) che vivacchia facendo la borseggiatrice. Un brutto giorno viene rapita da Alex, mi par si chiami così il cattivo di questo film,  per essere sottoposta a un brutale esperimento. La ragazza non si dà per vinta e insieme ad altri prigionieri cerca di evadere. Ovvio che il piano finisca in una carneficina ad opera di un robot che pare uscito da Robocop o un film anni 80. Da questo momento fino alla conclusione, Julia cerca in tutti i modi di evadere da questa casa-prigione gestita da un’intelligenza artificiale: Tau. La donna intuendo che esso è interessato alle cose del mondo, all’arte e alla cultura -ed è convinto di essere “vivo” nello stesso identico modo di Julia-  sfrutta questa debolezza della macchina per poter fuggire. Nondimeno tra i due nasce una tenera amicizia.

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In conclusione: Tau è un film assai godibile, un puro prodotto del cinema medio, ostenta un estetica fin troppo legata a un certo modo di far cinema ma questo non impedisce al film di esibire la sua natura di puro B movie. Concentratevi sulla performance di un ottimo Oldman e gustatevi l’evoluzione della storia d’amicizia tra Julia e Tau. Poi andate a ripescare i classici con gli scienziati pazzi e il cinema di prigionia.

Per quanto mi riguarda attenderò di valutare meglio il lavoro di D’Alessandro con la prossima pellicola. Per me, ora, è un buon regista. Spero possa migliorare nelle sue prossime opere.

Davide Viganò

Tau

Anno: 2018

Genere: fantascienza

Regia: Federico D’Alessandro

Sceneggiatura: Noga Landau

Interpreti: Maika Monroe, Ed Skrein, Fiston Barek, Ivana Zivkovic, Sharon D. Clarke,Ian Virgo, Paul Leonard Murray

Note: La voce di Tau è di Gary Oldman

Durata: 97 min.

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