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E se un aborto rifiutasse di morire? E se un fanatico religioso lo portasse via con se e a forza di preghiere e frustate lo facesse crescere fino a trasformarlo nella rossa mano della vendetta di Dio? Il film di Craig Arderson è inverosimile, folle, ma si rifiuta di averne la consapevolezza, neanche per un secondo. A realizzare un film come Red Christmas bisogna essere momentaneamente tutti folli e guardare solo al traguardo. Giusto così è possibile raccontare una storia tanto scema e rischiare persino di commuovere lo spettatore.

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L’arrivo di Cletus sa tanto di fantasma dei natali passati. Si presenta con il look di un Nazgul e l’andatura claudicante di un lebbroso, è anche coperto di bende e parla come un mago saggio di qualche allucinante programma TV per bambini degli anni 80. Lui va dalla sua famiglia e la sua famiglia è non meno stramba di lui. In effetti Red Christmas sorprende per l’ottima scrittura dei personaggi. C’è la pregnant girl allupata e il prete guardone e onanista, c’è la passionaria che nonostante l’età si ostina a volere un figlio secondo i precetti cristiani e non usufruendo della gravidanza assistita, c’è il ragazzo down in fissa con Shakespeare e un vecchio zio abbastanza passivo, fatto e torvo che è impossibile non volergli bene. Su tutti la regina indiscussa della casa: la matriarca Dee Wallace.

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Autentica scream-mom fin dai tempi in cui poteva anche permettersi il ruolo di finale-girl, la signora Wallace ha difeso la propria famiglia da gente come il piccolo e insopportabile E.T., i Critters, Alligator II, Cujo e se l’è vista brutta anche con i licantropi di Joe Dante e Rob Bottin. Cletus è con lei che ha un conto in sospeso. Lui del resto non vuole vendetta. Non siamo davanti al classico slasher in cui l’assassino arriva e non ha altro in testa se non uccidere e farla pagare a tutti. No, lui vuole soltanto il posto che gli spetta, essere riammesso in famiglia, perché tutti possono sbagliare. Una madre magari decide di abortire e poi se ne pente. Pensate che bello se l’aborto tornasse adulto a casa e offrisse (e chiedesse) un’altra possibilità per tutti.

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Purtroppo per lui mamma Dee non vuole saperne e caccia il povero mostro da casa intimandogli di non tornare più. Gli lancia in testa persino un grosso barattolo di vetro pieno di noccioline (tanto le noccioline che in casa non possono stare perché una delle figlie è allergica). A quel punto però Cletus prima si rifugia nel bosco d’intorno a piangere come una riedizione miniata di Grendel. Poi torna indietro e inizia a uccidere tutti, inarrestabile quanto un Jason Voorhees diretto da James Cameron.
Gli omicidi sono la cosa più surreale che ci sia. Somigliano a quelli del film Killer Clown From Outer Space e in un certo senso Cletus è una specie di finta mammoletta come i pagliacci marziani. Tutti lo dileggiano. Un tipo oltre a insultarlo e percuoterlo finisce per urinargli pure addosso. Quando però lui poi attacca, spolpa, spezza, sventra ed evira alla grandissima, allora non ride più nessuno. Se il bodycount è quasi comico, bisogna che vi prepariate all’altalena straniante degli attori. Talvolta sembra che la loro recitazione sia diretta da Lloyd Kaufman e a un certo punto invece sembra che subentri Wes Anderson. A momenti si ghigna davanti agli scherzi e i bisticci tra figli e quando meno lo si aspetta ecco la tragedia. Allora cazzo, questi fanno sul serio, non si stava ridendo? No, perché se una madre trova il cadavere della figlia, sebbene sia quella adottiva, è sempre una mamma che ha perso una bambina e allora giù, lacrime e urla, con la musica scritta da Helen Grimley a mettere un’enfasi degna di un Padrino. Quindi, non c’è un cazzo da ridere e non solo noi siamo seri, ma nemmeno voi riderete!

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Cletus rifiuta di morire e basta. In fondo ha una tenacia quasi divina, come tutti i serial killer super-dopati degli anni 70/80 e nonostante la signora Dee cerchi di eliminarlo ancora e ancora, lui torna a battere cassa, anzi carezze. La donna non vuole saperne del povero aborto. Ribadisce l’odio e il rifiuto. Ecco che dai e dai viene fuori però una verità ben più cupa sull’affettuosa e indefessa casalinga capace di badare a tutto e tutti. E come per lei, ne vengono fuori un po’ per tutti, di verità imbarazzanti e indecenti. In fondo il Natale è la festa che rende tutti peggiori, almeno per un giorno. Quante scene madri, litigate sanguinarie e scannamenti imbarazzanti ha portato Babbo Natale sotto l’albero! Red Christmas è rosso sangue ma prima che tutto sia sbudellato a dovere, il Natale fa il suo dovere di festa delle verità scomode e delle ipocrisie svelate.
Il film non vuole convincere gli abortisti a cambiare idea. In fondo si tratta di un horror con elementi da comedy dosati benissimo seguendo gli insegnamento della vecchia e grande scuola canadese degli slasher anni 80. Però quando il ragazzo down offre il fucile a sua madre e gli dice di ucciderlo perché in fondo era quello che voleva fare all’inizio, sapendo che sarebbe venuto fuori anormale come Cletus, eccoci davanti a uno spot pro-life di rara efficacia.

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Resta da svelare il misterioso finale; con la scelta di inquadrare solo i piedi di tutte le vittime in un silenzio pesante che riporta alla mente la chiusa di un altro natale, che in quel caso era inghirlandato a nero.

Francesco Ceccamea

Red Christmas

Regia: Craig Anderson

Interpreti: Dee Wallace, Geoff Morrel, David Collins, Sarah Bishop

Durata:82 minuti/Australia 2016

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