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Quante volte la saga di Halloween è morta, data per spacciata e poi resuscitata come una cazzo di fenice fumante?

Abbiamo più reboot di qualsiasi altra serie horror compresi i Freddy, i Jason o i vari Lethearface. Sì perché in Halloween non si prosegue solo con dei seguiti, ma si fa alla maniera dei fumetti DC: un fulmine, una cometa, vai a capirlo, e Michael Myers torna sulla piazza, dopo aver fatto piazza pulita di ogni sequel o remake.

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Se vogliamo fare i filologi a tutti i costi, esistono almeno quattro diverse linee narrative, quattro diverse Terre dove il nostro assassino dalla maschera di William Shatner agisce:

  • Terra 1, dove il nostro non si è fermato la notte del 31 ma ha proseguito la sua scia di sangue nell’ospedale vicino per uccidere una povera babysitter, Laurie Strode, che, tra l’altro, scopriamo essere pure la sorella. In questo universo parallelo, il killer da’ la caccia, anni dopo gli eventi narrati nei primi due film, anche alla figlia della poveretta, interpretata con estrema efficacia da una Danielle Harris bambina. A partire da Halloween 4 via l’iconica Jamie Lee Curtis: Laurie Strode muore, come una povera bastarda, in un incidente statale. Le regole dei telefilm, arrivati a fine corsa, sono sciorinate al cinema: né più né meno di quando uno dei protagonista va in Europa, landa del non ritorno, e viene sostituito subito, alla modalità Don Siegel, da un parente clone.
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    Ma se siamo fratelli perchè mi spingi il pacco, Michael?

    A dirla tutta però è proprio l’attrice che non ne vuole sapere di ritornare al ruolo tanto da chiedere, in ginocchio, ai produttori di farla crepare così da non essere più resuscitata in nessun Halloween a venire. Cosa che, come vedremo, è più facile a dirsi che ad attuarsi. In questo universo poi le cose si complicano quando la piccola Strode viene catturata da una setta che venera Michael Myers: diventata grande darà alla luce un bambino, Danny, nuova ossessione del killer, combattuto stavolta non solo dal Dottor Loomis (il sempre immenso Donald Pleasence), ma anche dal moccioso, diventato grande, del primo film di Carpenter, Tommy Doyle, e da una cugina mai sentita prima d’ora, Kara, da noi chissà perché ribattezzata Sarah. I film coinvolti sono Halloween di John Carpenter, Halloween – Il signore della morte di Rick Rosenthal, Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers di Dwight H. Little, Halloween 5 – La vendetta di Michael Myers di Dominique Othenin-Girard, Halloween 6 – La maledizione di Michael Myers di Joe Chappelle. Il 3 di Tommy Lee Wallace, come tutti i fan sanno, è una storia a parte, dai toni soprannaturali e senza assassini armati di coltello alla ricerca di sorelle da infilzare in onore di uno splatter incestuoso.

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l’adorabile piccola nipotina Myers

  • Terra Due, dove Michael è scomparso dopo la terribile esplosione dell’ospedale in Halloween – Il Signore della morte, e per vent’anni non si è saputo nulla di lui. In questa linea temporale, Laurie è ancora viva, non si è mai sposata con un certo Jimmy Lloyd (forse l’infermiere conosciuto nel numero 2), non ha una bambina di nome Jamie, ma ora fa la preside di una scuola e ha un figlio, John. Sempre su Terra Due, Michael tornerà per uccidere la sorella, dopo vent’anni, e ci riuscirà persino, per poi, stavolta, dimenticarsi che dovrebbe far fuori anche il nipote. Si  concentrerà invece su un gruppo di scemi, senza arte né parte, che hanno deciso di girare un reality a casa sua. Come dargli torto? I film sono Halloween 20 anni dopo e Halloween la resurrezione e in entrambi figura, come Laurie Strode, Jamie Lee Curtis che chiederà ancora ai produttori di essere uccisa, all’inizio del secondo capitolo, per evitare di tornare in possibili sequel. Povera ingenua.
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Di nuovo faccia a faccia dopo vent’anni

  • Terra Tre, dove non esiste nessun film di Halloween e si riparte da zero in due nuovi capitoli diretti, ma soprattutto scritti, in modo scriteriato da Rob Zombie. Si parla di Halloween – The Beginning e Halloweeen 2. Per rendere le cose più confuse torna anche Danielle Harris in un altro ruolo, ma stavolta Laurie è la giovane Scout Taylor-Compton.
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Il punto più basso della saga di Halloween: Rob Zombie che vuole essere Fellini

Ed eccoci ora su Terra Quattro con il nuovo Halloween che vuole fare piazza pulita, ancora, di ogni seguito possibile, compreso il numero 2 di Rick Rosenthal, scritto di malavoglia da Carpenter che lo definì all’epoca “emozionante come una puntata del telefilm Quincy“. A Carpenter tra l’altro non andava giù la storia del legame di sangue tra i due antagonisti, Laurie e Michael, e perciò, coinvolto nell’operazione come produttore esecutivo (oltre che come compositore musicale), riesce a renderli ancora due perfetti sconosciuti.

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E’ questo però uno dei punti deboli dell’Halloween 2 nuovo: tolta questa motivazione, che per quasi 10 pellicole, ha mosso le gesta dell’assassino dalla maschera bianca, si elimina anche l’unica labile spiegazione per l’ossessione maniacale verso Laurie (e la sua famiglia). Non siamo più d’altronde nell’originale di Carpenter dove la ragazza era solo una delle tante vittime che incrociano il cammino di guardone e serial killer di Michael, ma in un  seguito che rimette i due sulla stessa strada, a distanza di ben 40 anni senza una valida ragione. Se non è più il richiamo del sangue, se Michael non è guidato dal desiderio di terminare la strage compiuta nel 1978, alla fine tutto si riduce ad uno slasher, un po’ alla Venerdì 13. Oltretutto la tanto sbandierata resa dei conti tra i due si era giù avuta un ventennio fa nel film di Miner, Halloween H20, un’operazione a dirla tutta studiata meglio di questa. Quindi niente di nuovo sotto il sole.

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Dottor Loomis c’è anche lei?

A scanso d’equivoci il film di David Gordon Green non è un brutto film, è soltanto un film innocuo che vorrebbe essere Carpenter ma ci riesce allo stesso modo di Rosenthal, solo nella buonissima fattura. Tutto perfetto, le riprese, le atmosfere, le luci persino che, già nel 1978, sembravano guardare il quasi contemporaneo Suspiria, ma mai davvero un sussulto, un brivido, come succedeva, e succede, a guardare il capostipite. E’ come se ci trovassimo davanti ad una splendida Monnalisa ad opera di un ottimo imitatore di Leonardo Da Vinci: difficile emozionarsi allo stesso modo.

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In più si cerca di calcare sulla violenza, come succedeva ancora una volta nel capitolo aborrito Halloween 2, e questo stride con il suo essere “un sequel in perfetta linea col primo film“, di certo più d’atmosfera che di ventrazza. Non siamo in territorio Jason, ma poco ci manca a dire il vero, con quest’assassino che in questa pellicola, come nei capitoli post Carpenter più crepuscolari, dal quattro al sei, è indistinguibile, per efferratezza rozza, al maniaco di Cristal Lake. Nel già citato Halloween H20 era tornato ad essere Michael Myers, in una storia che stavolta sì riportava in grande stile la saga, forse è vero sporcata dal recente successo di Scream, ma con una palpabile suspense che dopo 20 anni ancora c’era e che a quaranta invece latita. Anche gli escamotage di sceneggiatura, soprattutto il colpo di scena riguardante il nuovo Dottor Loomis, interpretato con estrema gigioneria da Haluk Bilginer, sono prevedibili e si capisce dove vanno a parare con estremo anticipo. In cosa quindi questo film risulta vincente? Nelle singole scene (spettacolare la morte del ragazzo grasso o l’assalto del bus) che però non si amalgamano mai nell’interezza di un film un po’ scemo che procede per inerzia come fosse un porno.

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Torna ancora una volta Jamie Lee Curtis con stavolta dei capelli da mago Galbusera: il ruolo di Laurie è ripreso si vede con grinta, ma la svolta macho action del personaggio è fuori tempo massimo dalla moda delle donne cazzute post Terminator 2. Sembra che David Gordon Green, regista di un bellissimo dramma montanaro, Joe, non sia proprio a suo agio con il cinema dell’orrore e si limiti, da studente svogliato a ricalcare l’Halloween originale senza metterci quel lepre che, per Fulci, era l’anima di un film, il guizzo un po’ guappo capace di salvare capra e cavoli in horrorazzi di merda come Sodoma’s ghost. Incomprensibile invece la sceneggiatura che, da una parte, non vuole avere niente a che fare con ogni altro capitolo della saga e poi riempie il film di citazioni che arrivano a ricostruire nel dettaglio la stazione di servizio vista in Halloween 4.

Peccato perché dal trailer ci aspettavamo moltissimo e invece ci siamo trovati nell’ennesima operazione di sequel/reboot che, da Non aprite quella porta ad Hellraiser, nel nuovo millennio, sembra castrare ogni buona intenzione con  fotocopie incolori dei film che abbiamo amato. Sono sicuro che ci sarà chi apprezzerà, e il box office da’ ragione a loro, ma speriamo che stavolta Michael Myers riposi all’Inferno con buona pace di Jamie Lee che, siamo sicuri, sarà già pronta, dal prossimo sequel, a pregare il produttore di farsi ammazzare. Provaci ancora Laurie.

Andrea Lanza

 

Halloween

Regia: David Gordon Green

Interpreti: Jamie Lee Curtis, Judy Greer, Will Patton, Haluk Bilginer, Virginia Gardner

USA, 2018, durata 109 minuti.

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