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Michael Myers è scomparso insieme alla nipotina Jamie. I due sono stati presi segretamente in custodia da una setta misteriosa. Sei anni dopo, Jamie (J.C. Brandy) partorisce e, con l’aiuto di una donna della setta, fugge dalla fabbrica abbandonata dove viveva con Michael. L’assassino la seguirà uccidendo ogni persona sul suo cammino fino alla resa dei conti con la sua nemesi, il Dottor Loomis.

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Parlare di Halloween 6 è trattare un film mai vulgato al grosso pubblico, di una serie di idee interessanti stuprate senza pietà, di un capitolo che poteva essere eccezionale e viene ricordato dai più come disastroso. La pellicola di Joe Chapelle arriva subito dopo l’abominio artistico dei precedenti capitoli 4 e 5: difficile sperare in qualcosa per lo meno sufficiente dopo che “L’ombra della strega” è stato relegato al rango di un Jason Vorhees qualsiasi; la fantasia, l’estro, la suspense che sovrasta il sangue hanno ceduto il passo a slasher dozzinali dove i personaggi principali scimmiottano senza verve gli eroi e antieroi carpenteriani. Chapelle, è bene dirlo, gira benissimo, forse con Phantoms, la sua migliore prova prima dell’oblio infernale dei seguiti per dvd e dei telefilm thriller per il pubblico di Italia uno, ma la figura del leone la fa soprattutto lo sceneggiatore Daniel Farrands nel difficile compito di rimettere insieme i pezzi della saga di Michael Myers dopo capitoli staccati e lacunosi nella continuity.

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Lo scopo viene raggiunto pienamente: Halloween 6 risulta il capitolo più originale, quello che punta maggiormente la carta dell’esoterismo senza rinunciare, come il sottovalutato terzo episodio di Tommy Lee Wallace, alla sua icona per antonomasia, il gelido assassino dalla maschera del capitano James T. Kirk. Daniel Farrands, da sempre un fan della serie, aveva lo specifico intento per Halloween 6 di colmare ogni buco narrativo, risolvere ogni questione rimasta irrisolta nei precedenti capitoli per far decollare il franchise, ormai agonizzante, verso un futuro nuovo ricco di spunti per i sequel. Per far questo aveva scritto diverse bozze per il film, undici per la precisione, prima di arrivare alla definitiva, originariamente chiamata Halloween 666. L’innovazione più grande, a livello di script, la si ha con la spiegazione esoterica del perchè Michael Myers uccida e della sua immortalità. Ripreso dal quinto capitolo il “Simbolo di Thorn”, un marchio magico, lo sceneggiatore riportava ad esso (e ad una setta di druidi) la furia omicida del nostro assassino. Peccato che questo concetto sia stato incenerito nella versione arrivata in tutto il mondo nelle sale: uno dei produttori, Paul Freeman, decise infatti che lo script non era buono e decise di far rigirare completamente alcune sequenze, cambiare il montaggio, escludere parti fondamentali e, a seguito di uno screener non gradito al pubblico , di uccidere definitivamente il personaggio del Dottor Loomis.

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La versione vulgata, pur potendo contare su una fotografia ottima e un’altrettante buona regia di Chapelle, risulta insulsa per la cripticità degli eventi, non ultimo il finale intuito, insoddisfacente, e giocato tutto sulla urla fuori campo. Se qui semplicemente Michael uccide la sua nemesi e si prepara all’ennesimo sequel, nel girato non modificato la storia si faceva più interessante: lo stesso Dottor Loomis, l’uomo che rappresenta il bene, si tinge dei colori più scuri diventando il mentore di un bambino futuro Michael Myers nell’idea di una maledizione che non può morire, ma passa da generazione in generazione.

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Non solo: gli omicidi risultano più sanguinosi e meno castrati nella concezione originale di Farrands, ma anche questo dovette essere modificato per non incorrere nella censura. A discapito dei suoi disastri interni di produzione Halloween 6 incassò quasi 15 milioni di dollari costando appena 5. Dopo questo capitolo, con le sue rivoluzioni interne, i simboli magici che muovono astri e omicidi, la strada da intraprendere poteva essere solo quello di tornare nei canoni più classici. Miner con Halloween H20 cancella i capitoli dal 3 al 6 e riparte da capo. Era forse nel destino che Michael Myers dovesse, per il simbolo di Thorn o meno, reincarnarsi più volte, passando dal classico al rock più pesante di un Rob Zombie che sotto sotto non si dimenticherà nel suo insulso Halloween 2 la lezione di Farrands.

Andrea Lanza

Halloween VI – La maledizione di Michael Myers

Titolo originale: Halloween – The curse of Michael Myers

Anno: 1995

Regia: Joe Chappelle

Interpreti: Paul Rudd, Marianne Hagan, Mitchell Ryan, Donald Pleasence, Kim Darby, Bradford English, Keith Bogart, Mariah O’Brien, Leo Geter, J.C. Brandy, Devin Gardner, Susan Swift, George P. Wilbur, Janice Knickrehm, Alan Echeverria, Hildur Ruriks, Sheri Hicks, Tom Proctor

Durata: 87 min.

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