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Natale a 5 stelle è sbarcato sul cinema 2.0, Netflix, quello che ti permette di gustarti produzioni spettacolari senza muovere il culo dalla sedia, senza doverti sorbire la puzza di popcorn o le risate dei ragazzini davanti agli horror. Meglio o peggio che sia è sempre una comodità in più, la variante del vecchio videonoleggio che, ora come allora, portava film inediti nelle case dei suoi spettatori. Tanto, per tutti gli scettici, non è il caso di invocare la chiusura del colosso dello streaming video, di cominciare con le solite manfrine sul passato più bello del presente, perché, so che la cosa vi scioccherà, con o senza Netflix, i film usciranno comunque al cinema, questa semplicemente è una scelta in più, e come diceva, più o meno, Lestat in Intervista col vampiro, alcune scelte non sono mai state possibili nel passato.

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Detto questo, l’idea di un cinepanettone che sbarca direttamente in tv non mi sembra una novità: sforzandomi con i ricordi mi viene in mente il terribile Natale a 4 zampe di Paolo Costella, anno 2016, con Massimo Boldi, Biagio Izzo, Maurizio Mattioli e Araba Dell’Utri, la nipotina tutto pepe del Marcone nazionale.

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Natale a 4 zampe, altra tv stesse pose

Ad essere, volendo, più interessante è invece il titolo di quest’opera, Natale a 5 stelle, smaccatamente politico, una satira pungente sul nostro attuale governo, soprattutto del movimento grillino.

Naturalmente se non siete stati su una montagna in Tibet negli ultimi trent’anni e conoscete un minimo i cinepanettoni, potete immaginare che la farsa sia davvero all’acqua di rosa, cinica e feroce quanto una replica di Bim Bum Bam. E’ indubbio però che la mente dietro questo ennesino Natale a, Enrico Vanzina, non sia vergine di satire politiche, di ritratti sociali della nostra Italia, dai tempi de Le finte bionde fino al sempre sottostimato Simpatici e antipatici, uno tra le commedie italiane più cattive e al vetriolo dai tempi d’oro di Monicelli.

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E’ nata una stella

Questo excursus televisivo, nato originariamente per essere diretto dal defunto Carlo Vanzina, è una cazzatina ina ina, ma anche una cazzatina di discreta fattura, recitata non pedestremente dalla maggior parte del cast, dotata anche di un buon ritmo.

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I Santi e le visioni mistiche

Certo, tra gli interpreti, ci sono cagnacci che non si possono neppure ascoltare tipo Massimo Ciavarro che sembra un dilettante allo sbaraglio o Andrea Osvárt, solo bella ma totalmente incapace, priva, alla soglia dei quaranta, anche della bellezza dell’asino che, prima o poi, la porterà ad essere solo incapace. Martina Stella fa invece le facce e la sua recitazione non è migliore di quella di un Biagio Izzo, presenza obbligatoria di ogni Natale a, ma per lo meno ha un culo che riporta alla luce le visioni mistiche dei martiri ed è sempre in intimo, visto che il nudo, di prassi, stavolta non è contemplato.

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Andrea Osvárt e le boombastic

A fare la figura dei leoni però ci sono degli ottimi Ricky Memphis e un Massimo Ghini in versione De Sica, attori brillanti dai tempi comici giusti.

Natale a 5 stelle nasce da una magnifica pièce teatrale di Ray Cooney dal titolo Out of order, la quale vanta illustri predecessori cinematografici come il campione d’incassi ungherese A miniszter félrelép del 1997, uscito pure da noi come Fuori servizio.

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Più Vanzina dei Vanzina

La sceneggiatura di Vanzina non è fedele al 100% al suo modello e questo fa sì che, nelle parti nuove, il film tentenni, diventi troppo ingarbugliato e alla fine le risate, che pure ci sono, si smorzano.

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Cagnaccio

Fa male soltanto che dietro la regia di un film, alla fin fine esile esile, ci sia lo stesso Marco Risi che decenni fa faceva cinema impegnato, da Mery per sempre a Il branco, un nome che meriterebbe di più dall’essere un anonimo shooter di cinepanettoni, in questo ruolo né più né meno bravo di un Enrico Oldoini.

L’Italia che ne esce fuori da questo divertissement made in Ungheria non è delle migliori: politici arruffoni, sessuomani, voltabandiera, capaci di passare alla Destra, dopo anni di Sinistra, solo per il proprio tornaconto, ingordi, arricchiti, pusillanimi, intenti a rispondere servilmente alle telefonate dei vari Luigi e Matteo per poi, dopo, fare la voce grossa.

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Fanno pure la comparsa delle pesudo Iene del programma d’inchiesta

Ecco che le migliori battute vengono pronunciata da Martina Stella, deputata PD, eletta solo perché “bona”:

E’ vero io vengo dall’isola dei famosi, ma da quando ho conosciuto voi, i famosi veri della politica, mi verrebbe voglia di tornare a fare la parrucchiera. Che gente che siete! Pronti a cambiare tutto, a cambiare casacca, ideali, tutto in un battito di ciglia. Povera Italia!“.

Un film imperfetto, non imperdibile, ma che alla fine è uno dei migliori esponenti del necrofilo genere dei cinepanettoni, quello che puzza di meno di carogna, che una risata te la fa’ fare e che alla fine ti alzi dalla tua poltrona senza bestemmie.

Il finale poi con Memphis e Ghini che se ne vanno a braccetto, sputtanati da mogli, amanti e Italia tutta, ma in procinto di fare coming out per riabilitarsi agli elettori, ricorda per la miserabilità dei protagonisti la chiusa de Le finte bionde a Terontola con la stessa neve feroce.

“L’immagine si blocca, la musica sale, continua a nevicare sull’Italia del centro sud”.

Per dirla alla Tarantino anzi alla Beatrix Kiddon: “Questa è quella che si chiama quadratura”.

Andrea Lanza

Natale a 5 stelle 

Anno 2018

Regia Marco Risi

Soggetto Enrico Vanzina, Carlo Vanzina

Sceneggiatura Enrico Vanzina

Interpreti: Massimo Ghini, Ricky Memphis, Andrea Osvárt, Martina Stella, Biagio Izzo, Björn Freiberg, Rocco Siffredi:, Massimo Ciavarro, Riccardo Rossi

Durata 100 min.