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Questo non è un libro normale, da leggere tutto d’un fiato dall’inizio alla fine. Queste pagine contengono molte avventure diverse, che tu stesso vivrai affrontando La casa del pericolo. Leggendo, di quando in quando ti sarà chiesto di prendere una decisione. Sarà la tua scelta a condurti al trionfo oppure al disastro.

Ogni avventura è il risultato delle tue scelte, e ogni tua decisione dipende unicamente da te, appunto perché sarai tu a stabilire di volta in volta ciò che ti sembrerà meglio fare. Dopo aver fatto la tua scelta, scegli le istruzioni che ti vengono indicate e… stiamo a vedere che altro succederà!

Ricordati che non potrai tornare indietro, quindi prima, di fare ciascuna mossa, pensaci bene!

Ogni errore potrebbe essere l’ultimo… ma non è detto che, invece, non possa darti fama e fortuna!

Così si apre La casa del pericolo (House of Danger) di Raymond Anson Montgomery, uno dei famigerati Scegli la tua avventura di Mondadori, un librogame a tema horror per un pubblico di ragazzi.

A metà degli anni 80 le librerie e l’edicole italiane erano invase da queste pubblicazioni, una vera bomba editoriale che solleticava il gusto per l’avventura interattiva dei giovani lettori.

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I librogame funzionavano così: leggevi e facevi delle scelte, a seconda delle tue decisioni la tua avventura continuava o finiva miseramente poche pagine dopo tra atroci sofferenze. Se i Scegli la tua avventura erano mirati ad un pubblico molto giovane, diverso discorso per la saga di Lupo solitario, per esempio, nella quale, in un mondo fantasy, oscuro e minaccioso, le decisioni diventavano più mature con l’ausilio di dati e punti esperienza come in un vero videogioco.

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Tutto era un’evoluzione delle avventure grafiche testuali su computer, i vari Zork degli anni 70 che ti permettevano di vivere, senza poter fruire di una grafica adeguata, di straordinarie imprese fantastiche come combattere contro orchi o esplorare insidiose caverne di tenebra. Col tempo questi giochi, solo scritti, si sono evoluti nei coloratissimi punta e clicca dall’animazione cartoonesca che fecero la fortuna di Ron Gilbert e della LucasArts con leggende videoludiche come Maniac Mansion o The Secret of Monkey Island. 

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Certo esistevano anche evoluzioni intermedie come i lasergame alla Dragon’s Lair dove potevi muovere un cavaliere con la stessa fluidità strabiliante di un film Disney, ma erano esperimenti che morivano lì dopo qualche esaltante (e costosissimo) tentativo.

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Nel campo poi del cinema non  cinema, su pc sono stati molti gli esempi di giochi avanguardistici con attori campionati su sfondi renderizzati.  Si possono ricordare il sanguinoso Phantasmagoria o il classico Night trap dove il giocatore doveva salvare un gruppo di procaci collegiali, tra le quali una mai così sexy Dana Plato, la Kimbely di Arnold, dall’attacco di un gruppo di vampiri assassini. Una goduria per tutti i ragazzacci nerd, quasi una riproposta videoludica degli zozzi filmazzi di Fred Olen Ray o David Decoteau tipo Tragica notte al bowling.

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Meno famosi da noi però i film interattivi, anche se abbiamo, nei nostri ricordi di vecchi tromboni, il vivido passaggio su Odeon tv di Captain Power, una serie scifi di fine anni 80 dove, acquistando delle loro speciali pistole, potevi decidere le sorti di una guerra galattica sparando allo schermo della tv. Essendo un bambino povero non ho mai comprato quell’arma futuristica e ancora oggi mi chiedo come riuscisse a funzionare, ma in rete leggo che molti ex bambini definiscono questa battaglia televisiva contro gli alieni “una fregatura”, al pari degli occhiali a raggi X.

In Oriente però di film interattivi se ne facevano, nel formato da noi mai giunto del videocd, una sorta di dvd più pauperistico ma più evoluto della vhs, con vere avventure filmate che richiedevano semplici ma veloci decisioni come andare a destra o sinistra, scegliere questa o quell’altra risposta.

In tempi recenti anche la Ps4 ha provato ha rispolverare questi particolari giochi non giochi con titoli come The Bunker o The late shift, veri e propri film che, come un Topolino a bivi degli anni 80, proseguivano a secondo delle nostre decisioni.

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Né più né meno di Bandersnatch, episodio natalizio della serie tv Black Mirror, sbarcato su Netflix ieri, 28 Dicembre.

Già nel 2014, durante la sua prima stagione, questo telefilm ci aveva deliziato di una puntata speciale, un vero gioiellino, White Christmas, dalla sceneggiatura ad orologeria. Purtroppo non siamo, malgrado le premesse, agli stessi risultati di eccellenza.

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Non credete ai titoli altisonanti che nelle ultime ore sono presenti in molti portali, roba come Black Mirror: Bandersnatch, il primo film interattivo di Netflix è un labirinto narrativo sorprendente o Black mirror: Bandersnatch’, su Netflix il primo film interattivo, anche perché abbiamo visto che non è il primo film interattivo girato. D’altronde Badersnatch non è neanche sorprendente, pur non essendo comunque un brutto prodotto.

Bandersnatch Black Mirror

Ci sono cose che funzionano e altre cose che invece non vanno in un episodio che, se non vi annoiate prima a tornare indietro e ripetere le scelte, risulta soprattutto carente nella parte narrativa, quella che dovrebbe essere il punto di forza.

Il giochino funziona, per essere chiari, solo i primi minuti quando è sorprendente notare che il filmato non si blocca durante i diversi percorsi che sceglierete. Peccato che, col proseguire della narrazione, la storia diventi inutilmente ingarbugliata e puerilmente autoreferenziale con cadute di stile incredibili come un combattimento a colpi di karate.

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Dove il film risulta vincente è invece nel suo essere inizialmente un’analisi non banale sul rapporto tra gioco e giocatore soprattutto quando il protagonista dell’episodio si rifiuta di rispondere ai nostri comandi. Certo l’idea anche qui non è nuova ed era stata già affrontata, meglio, da Gabriele Salvatores nel suo Nirvana con la creazione di un antieroe, Diego Abatantuono, che capisce di non essere reale, in un eterno loop di restart e game over infinito.

Anche la regia di David Slade, autore dei meravigliosi Hard candy e 30 giorni di buio, risulta anonima, a differenza del precedente stilosissimo episodio girato per Black Mirror, Metalhead.

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Non regala particolari emozioni neanche la cornice anni 80 con tanto di musica d’epoca, ennesimo omaggio che il (tele)cinema di quest’ultimo decennio, da Stranger Things fino a Summer of 84, rende alla decade più inflazionata del ventesimo secolo. La nota positiva in questo caso è che siamo noi a decidere la colonna sonora in una personalissima tracklist.

In più di due ore non ci si annoia mai, ma alla fine resta la sensazione di uno scherzone tirato per le lunghe fatto di molta filosofia spicciola e di linee narrative abbandonate, dove alla fin fine giocare ad un vero videogioco sarebbe stato molto più divertente. Certo che, saranno gli anni passati o i ricordi falsati dal tempo, ma quanta paura facevano quei vecchi librogame dove morire o vivere dipendeva davvero da te!

“Ogni avventura è il risultato delle tue scelte, e ogni tua decisione dipende unicamente da te, appunto perché sarai tu a stabilire di volta in volta ciò che ti sembrerà meglio fare. Dopo aver fatto la tua scelta, scegli le istruzioni che ti vengono indicate e… stiamo a vedere che altro succederà!!”

Andrea Lanza