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Ringo Lam (林岭东, Lín Lǐngdōng) (Hong Kong, 1955 – Hong Kong, 29 dicembre 2018)

Immagino che a chiunque di voi sia capitato di andare al cinema, sedersi nel suo posto preferito opportunamente prenotato, godersi il film e alzarsi alla fine con un bel sorriso godereccio stampato in faccia. Una bella sensazione, la pace serafica che riconcilia l’universo, il tepore del cuore colmo di gioia…bellissimo. Ecco, è esattamente in questo momento che il vostro udito, infame croce e delizia, capta i commenti degli spettatori che stanno sostando o sciamando fuori dalla sala. Perché il mondo vi odia e il vostro udito lo sa: “Bellissimo questo film, pensa che l’hanno copiato anche in Cina. Addirittura delle scene identiche. Quelli copiano tutto, ma ovviamente male”. Le risate che seguono sono il colpo di grazia e tornate a casa mesti, silenziosi, la morte nel cuore mentre, rannicchiati nel letto, stringete gli occhi pregando l’apocalisse. Ora è mio sommo dovere portarvi la verità e so che sarà dura, difficile, ma so anche che potete sopportarla. Fatevi coraggio: “La maggior parte delle volte, non mi azzardo a dire tutte perché sarebbe esagerazione, è il cinema occidentale a copiare, omaggiare, rifare film orientali e non viceversa”. Un bel respiro. È fatta.

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Adesso che avete capito di vivere in una menzogna, è giusto rincarare la dose e dire che uno dei professionisti che ha influito maggiormente sui registi occidentali è Ringo Lam. Classe 1955, Lam è uno dei personaggi chiave della New Wave di Hong Kong degli anni ottanta, insieme a gente come Tsui Hark, John Woo e Ann Hui, in quella che fu una rivoluzione nel cinema hongkonghese che si farà conoscere nell’occidente mainstream, grazie anche a una certa riscoperta dei classici wuxiapian. Autore attento ai dettagli, capace di essere essenziale quanto incisivo, veloce nella sua impietosa violenza scevra dell’epica di altri colleghi, Lam è un maestro del Genere e ancora oggi certe pellicole fanno scuola.

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Full Contact (Xia dao Gao Fei, 1992), è una delle sue opere più rappresentative, insieme probabilmente a City on Fire, ed è un esempio perfetto della poetica di Lam. Insieme al suo attore feticcio, Chow Yun Fat, si muove nel territorio noir di una Hong Kong dove la notte sembra eterna e il sole un miraggio fugace. L’ex colonia britannica si presta come scenografia perfetta per la storia di Gou Fei (Chow Yun Fat), criminale legato agli amici che, per salvare uno di loro, decide di partecipare a un rapina in Thailandia insieme alla banda di Judge. Tradito da quest’ultimo e creduto morto, Gou Fei ritorna a Hong Kong, dove metterà in atto la sua vendetta.
Con un cast eccezionale, oltre a Yun Fat ci sono anche Simon Yam e Anthony Wong, il film è intrattenimento puro, brutale, pulp senza paura di apparire scostante. Ringo Lam non è regista a cui piace la leggerezza e colpisce lo spettatore con sangue innocente, in una scia di follia che caratterizza novanta minuti senza sconti.

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Full Contact è una macchina ben oliata, funzionale, un meccanismo che dispiega l’arsenale bellico fatto di proiettili e violenza cruda, mai una volta ammantata di eroismo, virile nella fisicità di Yun Fat senza raggiungere il lirismo a volte splendido, ma a volte stucchevole, di altre produzioni. A permettere ciò, oltre al notevole lavoro di Lam dietro la macchina da presa, sono la perfetta danza di morte degli scontri e i personaggi che la permettono. I protagonisti sono tratteggiati brevemente, ma nei loro dettagli si nasconde una caratterizzazione chiarissima, che mette lo spettatore di fronte alla loro ambiguità, cosa non rara nel cinema di Lam. Buoni e cattivi si mescolano, non esiste l’eroe senza macchia ma solo un cattivo che cerca di porsi limiti e di fare, a volte, la cosa giusta. Da questo punto di vista salvare una ragazzina tra le fiamme diviene gesto quasi salvifico, atto di redenzione, prima di capire, tuttavia, che il mondo non è diviso tra bianco e nero e forse siamo tutti condannati.

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Ringo Lam mette la firma a un gioiello che splende ancora oggi, dopo ventisei anni, e la sua scomparsa, il 29 Dicembre di quest’anno dannato, resuscita la cupa malinconia delle sue opere migliori. Soprattutto se pensiamo che, da oggi in poi, non ne vedremo mai più di nuove. Fatevi un regalo, quando scende la notte e la pioggia batte sull’asfalto illuminato dai neon, guardatevi questo film, o la trilogia di City on Fire e alzatevi alla fine sorridenti. Godetevi quel silenzio e levatevi il cappello.

Manuel “Ash” Leale

Full contact

Titolo originale: Xia dao gao fei

Anno: 1992

Genere: action

Regia: Ringo Lam

Interpreti: Chow Yun-Fat, Simon Yam, Anthony Wong Chau-Sang, Ann Bridgewater, Frankie Chin 

Durata: 96 min.

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