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L’ultima preda del vampiro, conosciuto all’estero come The playgirls and the vampire, è una pellicola del 1960 scritta e diretta da Piero Regnoli,  uno di quegli uomini di cinema che hanno fatto la storia del genere in Italia scrivendo centinaia di sceneggiature senza privilegiare nessun genere. Opere anche dozzinali però efficaci, capaci di catturare l’attenzione del pubblico inteso di massa. Il classico, importante, lavoro di quelli che una certa critica togata con tono sprezzante definisce “mestieranti”.

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Questa volta il nostro si dedica al genere horror raccontando la storia di cinque “playgirls” accompagnate dal loro “impresario” che si fermano a passar la notte in un castello, causa crollo del ponte che collega la zona in cui stanno transitando con il luogo d’arrivo. Avvertiti di non fermarsi, il gruppo ignora l’avvertimento e si dirige verso il castello. Qui faranno conoscenza con il padrone di casa e la loro governante. Altro avvertimento: “Chiudetevi in camera e non uscite di notte”.  Ovvio che una delle ragazze non darà ascolto a queste parole e andrà incontro alla morte.

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La tragica notizia verrà superata dalle ragazze e dal loro impresario facendo le prove del loro spettacolo.

Una parola su come si eccitavano gli spettatori di simili film negli anni sessanta: con alcune donne  semi svestite che “ballano” lente  e con movimenti anche un po’ comici. Tuttavia all’epoca bastava lasciar credere che si sarebbe vista un po’ di carne ignuda, che la popolazione maschile accorreva a vedere il film. Non dimentichiamo che il nostro Paese allora era diverso. Un po’ bigotto e rigido, per cui queste opere avevano il compito di forzare il limite del lecito da mostrare e- seppur in modo grossolano e dozzinale- li possiamo considerare come i primi passi verso una certa libertà sessuale sia nei film che nella società, seppure senza consapevolezza politica e di genere, ma per far soldi a palate.

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L’erotismo è presente fin dall’inizio nella pellicola. Regnoli gioca con i chiaroscuri della buona fotografia- il film usa molto bene le suggestioni del bianco e nero- per cui è sempre in bilico tra mostrare i corpi e lasciarli immaginare. Qua e là affiorano alcune raffinatezza pressoché introvabili in altre pellicole del genere.

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Credo che l’apparizione della vampira a seno nudo, ai tempi, fosse una scelta davvero azzardata e forte. Come se il gioco tipico dell’erotismo al cinema “vedo/non vedo” sia servito per superare lo sguardo vigile della censura e infine ecco a voi i seni della vampira in primo piano.

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Ma davvero è l’erotismo l’elemento di reale interesse circa questo film? In realtà no. Quello che mi ha ammaliato, interessato di questa pellicola non del tutto riuscita, imperfetta e a tratti un po’ tediosa è l’ambientazione di un tipico film gotico nell’era moderna.

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Il castello,  la ragazza che è sosia della moglie deceduta e mai scordata dal cattivo di turno, le voci del villaggio circa la natura maligna del proprietario del castello. Tutti elementi usati anche in film d altra e più alta caratura artistica in quel periodo, ma sempre legati ad ambientazioni in un medioevo poco realistico o meglio ancora nel 1800. Un po’ come avveniva in Inghilterra con la Hammer o in America con Corman.

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Regnoli però sposta questi elementi e vi rimane fedelissimo negli anni sessanta. Un po’ per metterci le donnine discinte certo, nondimeno è una trovata di sceneggiatura davvero geniale. Tanto che anche il pericoloso vampiro, che semina morte e terrore nel castello, non è il classico succhia sangue vestito da signorotto medioevale o con il mantello. No, il mostro in questo film veste giacca e cravatta. Un classico e qualunque impiegato o manager d’azienda. In questo l’opera si potrebbe dire in anticipo sui tempi, lo scrivo anche per far felice quei lettori che vedono cose magnifiche e rivoluzionarie in tutti i film dimenticati o sgangherati perché so che “in anticipo sui tempi” procura loro diversi piaceri.

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Il film usa tutti gli elementi che il genere horror possa offrirgli facendogli bene omologare tra di essi. C’è anche il padrone di casa buono che fa esperimenti nel suo laboratorio per fermare quella terribile malattia che per lui è il vampirismo.

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Non manca nemmeno una storia d’amore e un happy end che non stonano affatto con l’insieme.

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The Playgirls and the vampire è un film piccolo, che usa vari registri pescando a pieni mani in diversi generi senza arrivare a creare nulla di memorabile o potente dal punto di vista della rilettura del genere. Però è abbastanza interessante, ha dalla sua una buona fotografia e momenti anche interessanti. Certo le parti che dovrebbero terrorizzare fanno ridere tantissimo, colpa di un cast non proprio formato da attori e attrici riconosciuti per bravura e credibilità.

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Un prodotto da consumarsi con affetto per quel cinema di serie B che da un po’ di tempo è diventato così importante e amato da migliaia di cinefili (de internet). A me in fondo non è dispiaciuto per nulla. Pur non ritenendolo all’altezza dei lavori di Bava, Margheriti, Freda.

Davide Viganò

L’ultima preda del vampiro

Anno: 1961

Genere: horror (bianco e nero) Regia: Piero Regnoli

Interpreti: Lyla Rocco, Walter Brandi, Maria Giovannini, Alfredo Rizzo, Tilde Damiani, Corinne Fontaine, Leonardo Botta, Marisa Quattrini, Antonio Nicos (Antoine Nicos), Erika Di Centa (Erika Dicenta), Enrico Salvatore

Durata:88 min.

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