Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Quando una forza misteriosa decima la popolazione mondiale, una cosa è certa: se la vedi, ti togli la vita. Affrontando l’ignoto, Malorie trova amore, speranza e un nuovo inizio, solo per vederseli sfuggire. Ora deve scappare con i due figli lungo un insidioso fiume, verso l’unico possibile rifugio. Ma per sopravvivere dovranno affrontare il pericoloso viaggio di due giorni con gli occhi bendati.

45 milioni, tante sono le visualizzazioni che Bird Box, horror catastrofico, sta macinando in questi giorni sulla piattaforma di streaming Netflix. Ormai il cinema è anche questo, non solo una sala, ma proprio il salotto di casa nostra con pellicole che nulla hanno da invidiare a quelle che sbarcano nei multiplex. Gli haters si inalberino pure a suon di forconi, ma è indubbio che titoli come Tau di Federico D’Alessandro, Mute di Duncan Jones o La fine di David M. Rosenthal sono di pregevole fattura con gli stessi difetti di un Transcendence su maxi schermo. Certo la magia del popcorn, dei ragazzini che urlano davanti alle scene che non hanno fatto mai paura neanche al fantasma formaggino sono impagabili, ma Netflix non dev’essere il demonio ma un passo necessario dell’evoluzione tecnologica: se si vuole lo si fruisce sennò amen, i multisala resteranno sempre in piedi con o senza di esso.

bird_box_top

Bird Box non è un bel film, scansiamo ogni dubbio, ma è un film comunque interessante, che paga lo scotto di un primo tempo disastroso, povero e raffazzonato per poi ingranare, coinvolgere e impantanarsi ancora in un finale di pochezza inenarrabile.

91y51wvevaL.jpg

Non ho idea di quanto del libro omonimo di Josh Malerman (da noi uscito per PIEMME come La morte avrà i tuoi occhi) sia rimasto in questa pellicola, ma sono evidenti, almeno a livello cinemagrafico, i dazi da pagare ad uno sci-fi più o meno recente, E venne il giorno (The Happening) di M. Night Shyamalan, nel quale, lì come qui, una forza sconosciuta spinge le persone al suicidio. Bird Box perde la sfida proprio con quel film a livello spettacolare perché il budget di appena 20 milioni non permette di mettere in scena un’apocalisse degna di nota con gente che si getta contro camion in movimento, che si lascia bruciare come bonzi buddhisti, un mondo che sulla carta dovrebbe essere vibrante ma che ricorda solo una brutta intro per un gioco della playstation, 1 si intende non 4.  Siamo ai livelli miserabili, per intenderci, di una produzione alla Renzo Martinelli che cerca di scimmiottare Hollywood, il Barbarossa contro Braveheart, Vajont contro Deep impact, in questo caso il mondo caotico di The Dawn of the dead di Zack Snyder di fuoco e olocausti virato in una poveracciata, come direbbe la nostra Silvia Kinney Riccò, senza paragoni.

sandra-bullock-e-trevante-rhodes-in-bird-box-2018

Dopo non è meglio, soprattutto quando il film diventa una specie di remake lovecraftiano di La notte dei morti viventi con personaggi antipatici che dicono cose sensate e altri empatici che risultano dei coglioni. Bird box migliora quando si lascia alle spalle le pretese da blockbuster hollywoodiano e si trasforma in un home invasion claustrofobico per poi accelerare con il ritmo quando sterza nel survival con una fuga incredibile  ad occhi bendati.

landscape-1517569414-sandra-bullock-bird-box

E’ quando smorza il suo cast concentrandosi solo sulla Bullock, una magnifica milf graziata dal tempo, che il film risulta interessante, che riesce a far sentire anche allo spettatore l’angoscia prima di un luogo chiuso per poi ributtarlo in pasto ad un intero mondo allo sbando, senza il ricorso degli effetti speciali stavolta ma con la magnifica idea della privazione della visione.

birdboxthumb-1542149318374_1280w-e1544025921149

Così abbiamo un film spezzato, da una parte le ambizioni spettacolari inattese dall’altro un prodotto più intimista nelle corde della sua regista, non molto a suo agio in un’opera dalle forti sterzate di action orrorifico.

bird-box.filme-7

Sarah Paulson e il cammeo tra un American Horror Story e un altro

Il cast è buono anche se sembra di assistere ai saldi di un discount con attori un tempo sulla cresta dell’onda come John Malkovich, ora ridotti a fare da spalla incolore alla protagonista, anch’essa lontana dal successo di neanche vent’anni fa.

malkovich-saves-bird-box-courtesy-image-1024x524

Attori bravi in saldo a fare parti inutili

Sembra che l’azzeccata scelta di non far vedere i mostri sia stata motivata soprattutto dalla cattiva resa degli effetti speciali. Lo sceneggiatore Eric Heisserer racconta “C’è stato un periodo in cui uno dei produttori ha detto – No, a un certo punto devi mostrare qualcosa- e mi ha obbligato a scrivere in pratica una sequenza in stile incubo in cui Malorie deve affrontarne uno in quella casa. Era tipo un serpente e ho pensato -Non voglio vederlo quando accade. Portatelo nella stanza e basta. Gireremo la scena-. Mi sono girato e il “mostro” era lì che mi ringhiava contro. Mi ha fatto ridere. Sembrava semplicemente un lungo bambino ciccione. Era un uomo verde con una terrificante faccia da bambino“.

hisss

La donna serpente di Jennifer Lynch

Non palesando l’immostrabile, il film comunque ci guadagna tantissimo. Lo stesso problema se l’era posto Jacques Tourneur che, nel girare il bellissimo La notte del demonio, nel 1957, ben 14 anni dopo i suoi exploit horror/fantastici degli anni 40, lottò con tutte le forze per non mettere in scena il suo mostro, il diavolo, perché ridicolo. A differenza di Susanne Bier e del suo Bird Box gli riuscì peggio: il produttore impose la creatura, tanto da sbandierarla nelle locandina.

capture1

Il demonio di Jacques  Tourneur 

Certo che il demone di Tourneur  tanto odiato dal suo stesso autore aveva comunque fascino, malgrado il pensiero del regista. Il “lungo bambino ciccione” mi accende invece i peggiori effetti speciali visti negli horror serpenteschi da La tana del serpente bianco di Ken Russel all’invisibile Hisss di Jennifer Chambers Lynch.

Le somiglianze con il recente A Quiet Place – Un posto tranquillo (A Quiet Place) di John Krasinski esistono, inutile negarlo, ma sembra che il mistero non sia una scopiazzatura da parte di Netflix ma deve essere ricercato nelle influenze che il romanzo di Josh Malerman, anno 2015, ha avuto sul film (semi)muto con Emily Blunt.

E’ all’ordine del giorno, notizia freschissima, che negli States il tasso di cretinismo sia aumentato grazie anche a Bird Box generando degli inaspettati idioti dell’ultima ora che, usando l’hashtag #birdboxchallenge, hanno iniziato a guidare e filmarsi bendati come i protagonisti del film.

Come diceva Cicerone “O tempora, o mores“, tradotto liberamente “la madre dei coglioni è sempre incinta”.

Andrea Lanza

Bird Box

Anno: 2018

Regia: Susanne Bier

Interpreti: Sandra Bullock, Trevante Rhodes, John Malkovich, Sarah Paulson, Jacki Weaver, Rosa Salazar, Danielle Macdonald, Lil Rel Howery, Tom Hollander, Machine Gun Kelly, BD Wong, Pruitt Taylor Vince, Vivien Lyra Blair, Julian Edwards, Parminder Nagra, Rebecca Pidgeon, Amy Gumenick

Durata: 124 min.

mv5bn2vmm2ezoditmmuxny00mwmwltg0y2mtmju4ytk0mgmwyzu1xkeyxkfqcgdeqxvymtyzmdm0ntu@._v1_sy1000_cr0,0,666,1000_al_