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Da vent’anni una casa è abbandonata (ha una fama spaventosa: vari delitti sono stati consumati fra le sue pareti). Ed è proprio lì che un gruppo di ragazze decide di dare la festa annuale degli studenti. Data la nomea della casa, hanno promesso un vero “party della morte”. Ma se ne pentiranno.

Sono da sempre un grande fan degli slasher, soprattutto di quelli anni 80, tutti ragazze seminude e sangue versato da improbabili emuli di Michael Myers. Tra i miei preferiti ci sono senza dubbio, senza scomodare l’inflazionata  saga di Jason, il feroce Rosemary’s Killer di Joseph Zito e il cultissimo Hell Night con la meravigliosa Linda Blair.

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Lo slasher è un sottogenere semplice ed economico: prendi un gruppo di ragazzotti, li filmi mentre bevono, fumano e a scopano come ricci, poi ti inventi una maschera stramba, la fai indossare ad un killer, e via con la mattanza. Più facile di così? In più la sceneggiatura può essere anche improvvisata, ma quello che non deve mancare, e che rende divertente il tutto, è soprattutto la varietà di omicidi e l’alto tasso di emoglobina.

Questa cosa non dev’essere stata molto chiara alla MGM che, al momento distribuire Killer party, decise di tagliare tutte le scene più sanguinose, inficiando il senso narrativo dell’opera. In parole povere: ora, nel cut vulgato al popolo, non si capisce nulla!

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Scena tagliata

Quindi una merda, penserete voi, giustamente. Invece per strane alchimie che solo la serie B possiede, il film è uno spasso, una cosa che la guardi e ti sorprende, ti cade la mascella e, tra un “Ma che cazzo!” di rito, capisci di essere in un luna park del terrore, con quei ribaltoni incredibili di plot che non ci credi ma accadono.

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Scena tagliata

Per tre quarti il film è un blando slasher con  due morti in croce (una donna presa a martellate e un professore fulminato con la corrente elettrica), oltretutto, per le maglie della censura, tutto fuori campo come in un mondo alla Black Mirror dominato dal MOIGE. Quando però si arriva all’ultima mezz’ora succede l’inaspettato: regista, sceneggiatore e attori  giureresti che si sono fatti  di droghe pesanti!

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Lo slasher, se non ha derive soprannaturali, alla fine è un giallo più hardcore dove sotto la maschera c’è un picchiatello che uccide per le ragioni più varie. In Killer Party questo non succede: ad un certo punto, a tipo trenta minuti dalla fine del film, arriva un omicida vestito da palombaro e comincia in pochi minuti ad uccidere tutto il cast in maniera fantasiosa (chi con un tridente, chi soffocato in una vasca, chi impalato mentre è seduto su una griglia, che poi cazzo ci fa tra l’altro una griglia in una casa?). “Wow!” direte voi, solo che ad un certo punto il palombaro sparisce, nessuno ne parla più e, colpo di scena, la protagonista si trasforma in una sorta di Regan dell’Esorcista con voce gutturale, bava alla bocca, che cammina sul soffitto mentre, meschina e maledetta, ride da sola con la lingua serpentesca.

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Killer party è quello slasher anarchico che fa come cazzo vuole, ride delle regole rigide del genere e si permette persino di atteggiarsi alla Alfred Hitchcock trasfigurando la figura della virginea eroina, prima facendola accoppiare con un ragazzo poi tramutandola lei, la figura cardine di ogni slasher, nel mostro, nella bestia sanguinaria, in una maledetta puttana sputata dall’inferno.

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Certo la MGM con i suoi tagli ha incasinato il tutto ed è probabile che proprio questi abbiano reso impossibile da comprendere l’intreccio della vicenda. In più nel film regna una confusione incredibile a cominciare dagli abiti dei protagonisti: durante la prima parte siamo, cappotti che lo testimoniano, in autunno, anche quando tutti si stanno preparando per lo scherzo del Pesce d’Aprile.

Su questo horror poi c’è la leggenda, confermata da imdb, che Killer Party fu iniziato nel 1978, si interruppe per motivi di budget, per poi essere ripreso nel 1986. Su un sito internet dedicato interamente alla pellicola questo viene smentito da un’intervista ad una delle attrici protagoniste, Elaine Wilkes, che afferma che il film fu girato senza pause, a  metà degli anni 80, con l’unico problema dei cambi incredibili della sceneggiatura. Sembra infatti che una delle ragazze che arriva ai titoli di coda, Sherry Willis-Burch, si sorprese perché la sua Vivia sarebbe dovuta morire all’inizio!

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A girare l’opera, con mano sicura, è il William Fruet di alcuni B movie efficaci: suo infatti l’incredibile Spasms con Oliver Reed contro Peter Fonda e un serpentone assassino, ma anche il divertente Il mio scopo è la vendetta con un reduce dal Vietnam che si bomba la Tisa Farrow di Zombi 2 e combatte un cinese killer esperto di kung fu. Robe da cestone da supermercato, senza dubbio, ma girate bene, dannatamente bene.

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Colpevole invece del delirio narrativo è Barney Cohen che due anni prima però diede alla luce uno dei copioni su Jason Vorhees più belli di sempre, il capitolo finale, diretto dal sempre mai troppo apprezzato Joseph Zito.

Il cast fa la sua porca figura e abbiamo tutti interpreti efficaci e mai stranamente impacciati anche nell’interpretare un horror da cassetta. Nel cast poi spicca il grandissimo Paul Bartel, regista di cult come Cannonball, Anno 2000 – La corsa della morte e soprattutto Bambole e sangue, nella sua lunga carriera di attore/comparsa divertita (ben 91 ruoli su 14 regie).

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La già citata Elaine Wilkes, già conosciuta per ruoli in commedie romantiche come Sixteen Candles – Un compleanno da ricordare di John Hughes e Who’s That Girl di James Foley accanto a Madonna, abbandonò la carriera di attrice nel 1989. Si riciclò come esperta naturologa con libri di grande successo tra le masse come I messaggi segreti della natura, un tomone di 340 pagine arrivato anche da noi.  Ma non ha mai rinnegato il suo passato di attrice, cosa che le rende sicuramente onore.

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La palma d’oro però di miglior interprete però spetta ad Alice Fleer che riesce ad incutere un certo disagio nel suo passaggio da vittima sacrificale a demonio incazzato, una roba che è seconda solo a Linda Blair in L’esorcista.

Per il resto Killer Party è un’opera sicuramente stramba ma tremendamente divertente che vive lo stato di grazia anche di una magnifica colonna sonora orecchiabilissima anni 80. D’altronde come non volere bene ad un film che presenta ben due intro finti, prima di Wes Craven e Scream 4, dei quali uno è un vivace videoclip dei White Sister, You’re No Fool, con degli zombi assassini che ballano con una ragazza sulla falsariga di Thriller di Landis. Giuro succede anche questo e non solo questo perché ci saranno, durante la visione del film, tante cose che metteranno a dura prova la vostra incredulità come una sequenza dove dei simpatici buontemponi liberano delle api per vedere scappare nude delle ragazze. Gli stessi poi si vestiranno da aponi giganti per essere giustamente uccisi dal palombaro killer che forse passava solo di lì solo per caso.

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Girato in Canada con il titolo di lavorazione di April Fool’s Day, come il precedente Jolly Killer di George Dugdale, dovette cedere il titolo all’omonima pellicola di Fred Walton, Pesce d’aprile. Del trietto dei film nati con lo stesso nome però questo è sicuramente quello che preferisco.

Da noi è uscito prima in vhs MGM poi in un dvd Quadrifoglio dall’audio italiano ridondante ma dal video perfetto in widescreen. Purtroppo Killer party non ha mai avuto la fama che si meritava: un po’ un cane rognoso che a prima vista non accarezzeresti mai, ma che se impari a conoscerlo ti conquista. Noi gli vogliamo bene.

Andrea Lanza

Killer Party

Anno: 1986

Regia: William Fruet

Interpreti: Martin Hewitt, Ralph Seymour, Elaine Wilkes, Paul Bartel, Sherry Willis-Burch, Alicia Fleer, Woody Brown, Joanna Johnson, Terri Hawkes, Deborah Hancock, Laura Sherman, Jeff Pustil, Pam Hyatt, Howard Busgang, Jason Warren

Durata: 91 min.

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