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Madhouse fa parte di quegli slasher che non si sa perché non sono mai usciti in Italia. Eppure, all’epoca, la pubblicità nostrana avrebbe potuto puntare la sua campagna con titoloni alla Cannibal Holocaust come “L’horror che non vi vogliono fare vedere!” o “Così shockante da essere vietato“, visto che in Inghilterra questa pellicola era stata inserita nei video nasties ovvero quei titoli troppo violenti e disturbanti per essere proiettati nelle sale britanniche.

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Invece nulla: nel 1981, anno di Madhouse, abbiamo fatto la figura dei fessacchiotti non distribuendo non solo questo film, ma anche opere notevoli come The Burning di Tony Maylam, Final Exam di Jimmy Huston, Nightmare in a Damaged Brain di Romano Scavolini e naturalmente lo slasher degli slasher, sua maestà Hell Night.

A girare questo feroce slasher è Ovidio Assonitis, produttore tra i più difficili esistenti sul Pianeta Terra, noto per aver diretto più film di quelli effettivi. Infatti era sua consuetudine che, se un regista si dimostrava lento o incapace, lui lo licenziava e finiva il lavoro da solo. Era successo con James Cameron sul set di Piranha Paura (“troppo inesperto e bisognoso di appoggio“), ma la lista è lunghissima, piena di autori rivelatisi meno bravi del previsto. Per lui ovviamente.

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Come regista il suo capolavoro è il mefistofelico Chi sei? del 1974, ma è indubbio che il nostro avesse sempre e comunque un occhio particolare nel girare gli horror anche quando erano cose molto brutte come The train del 1989, sulla carta di Jeff Kwintny ma in realtà suo o per lo meno da lui ultimato.

Il cinema di Assonitis è un cinema ambizioso, italiano soltanto nella produzione, ma assolutamente americano nella concezione spettacolare, fatta di cast altisonanti scippati dagli ospizi di Hollywood. Come non ricordare, come summa di questo concetto, il terribile Tentacoli, una velleitaria imitazione de Lo squalo che vantava però interpreti al pari di John Huston, Shelley Winters, Bo Hopkins e Henry Fonda?

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Madhouse è, tra i film diretti da Assonitis, uno dei meno sfarzosi, un onesto B movie slasher con un cast semisconosciuto. Lo stesso regista non ne parlava poi così bene. “Si è trattata di una sbrigativa operazione commerciale che ho diretto per la Warner Bros con un budget attorno ai due milioni di dollari. Era un film destinato, oltre al mercato cinematografico, a quello home video e, tutto sommato, ebbe degli incassi discreti” come dichiarò sull’indispensabile tomone di interviste Spaghetti nightmares di Luca M. Palmerini e Gaetano Mistretta.

Madhouse non è un brutto film, solo un film che sarebbe potuto uscire meglio, diviso tra scene ottime ed altre, non solo narrativamente ma anche registicamente, sciatte.

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Come slasher è prevedibile: l’assassino lo si scopre quasi subito senza fatica, cosa che per un thriller è la morte assoluta. Se alcuni momenti ti fanno però pensare ad un’opera elegante (l’arrivo della protagonista all’ospedale con un palpabile atmosfera di terrore, un po’ alla Suspiria), altri cadono in eccessive lungaggini. In più è incredibile come la sceneggiatura sia a tratti scadente soprattutto quando, per creare tensione, si inventa escamotage narrativi insensati. Chi sarebbe quel fesso che, avendo la possibilità di scappare da un killer, barricandosi in casa, decide di nascondersi in un altro appartamento, aperto e senza possibilità di essere chiuso? Vale l’immortale regola craveniana di Scream e delle scelte stupide prese negli horror.

Un  peccato perché l’idea di un assassino che uccide non solo a colpi di coltello ma soprattutto grazie ad un ferocissimo cagnaccio era di quelle potenti, quelle che fanno la differenza quando, con gli occhi allampanati, racconti il film ai tuoi amici del liceo che pendono increduli ora dalle tue labbra, manco stessi raccontando di una scopata alla God of war. Però anche qui le potenzialità da cinema estremo non vengono sviluppate del tutto: basti pensare alla morte del bambino al parco, momento solo intuito senza essere messo in scena. Una scelta del genere te l’aspetti da un  qualsiasi film, non da uno slasher che ha la fama di video nasty, quello che è l’equivalente del pornazzo che guardi con una mano sul joystick nella speranza di non essere beccato dai tuoi.

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Sul versante gore ci siamo però: quando il cagnaccio si scatena è un piacere, con il sangue scorre, le gole recise e gli omicidi di una certa presa spettacolare. Certo gli effetti sono quel che sono ed è chiaro, nella scena più estrema, la trapanazione del cranio dell’animale, che siamo davanti ad un pupazzone fatto anche malino. Questo non inficia l’opera ma sicuramente fa crollare la tensione a favore della risata involontaria.

Così come è improponibile, se non si è in una parodia, l’assurda morte di Morgan Most, l’amica della protagonista, che, prima di essere massacrata, inciampa al rallenti almeno tremila volte, sbaglia strada e rimane pure impigliata comicamente con la camicia. Se non fossimo in un horror serio potremmo pensare di essere davanti ad una sequenza di Wacko, uno slasher comico degli anni 80.

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Il punto forte dell’opera è sicuramente la performance della protagonista, Patricia Mickey, qui celata sotto il nom de plume di Trish Everly, attrice di cose risibili, per lo più televisive, ma qui ottima, espressiva e convincente. Il resto del cast invece è tra il mediocre e il pessimo con la punta massima nell’atroce interpretazione gigionesca di Dennis Robertson, nei panni dello zio prete.

In fin dei conti Madhouse, conosciuto anche come There Was a Little Girl, si lascia guardare soprattutto per curiosità, ma è una grande occasione sprecata e uno dei titoli  più trascurabili di Assonitis, con l’aggravante di un finale che clona l’analogo di Compleanno di sangue, festa e cadaveri compresi. Certo entrambi i film sono dello stesso anno, ma il paragone tra i due è infelice: forse più banale nell’assunto, lo slasher di Jack Lee Thompson risulta più divertente e meglio confezionato.

Un peccato perché come assassina, o probabile tale, Mary Sullivan, faccia sfigurata, risata divertita mentre pugnala le persone e fedele cagnaccio assassino al suo fianco, era davvero efficace.

Andrea Lanza 

 

Madhouse

Titolo originale: There Was a Little Girl (Aka: “And When She Was Bad”; “Flesh and the Beast”; “Scared to Death”)

Anno: 1981

Regia: Ovidio G. Assonitis

Interpreti: Trish Everly, Michael MacRae, Dennis Robertson, Morgan Hart, Allison Biggers, Edith Ivey, Richard Baker, Don Devendorf, Jerry Fujikawa, Doug Dillingham, Joe Camp, Janie Baker, Huxsie Scott

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