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Durante un campo estivo, quattro adolescenti disadattati devono unirsi per sconfiggere le proprie paure e salvare il mondo dagli alieni.

A leggere le recensioni su internet Rim of the world, ribattezzato da un utente di imdb Rim of the toilette, dovrebbe essere il male trasposto in pellicola o almeno uno di quei film nati per dare parola agli “odiatori” professionisti. D’altronde abbiamo uno scifi targato Netflix, la piattaforma di streaming che tutti hanno ma che chissà perché tutti odiano, e, soprattutto, McG alla regia, un nome che se lo pronunci si aprono le porte dell’inferno, gli angeli piangono e qualche cinefilo urla a cazzo “Ridateci Stanley Kubrick“. McG, nome fittizio di Joseph McGinty Nichol, è uno di quei registi che il mondo detesta senza motivo apparente se non quello di aver girato ad inizio carriera due film sulle Charlie’s angels abbastanza bruttini e un gagliardo Terminator Salvation, schifato però dai più. Se pensate che Michael Bay, Roland Emmerich o Zack Snyder abbiano dei detrattori, nulla è paragonabile a quanto il pubblico voglia male a McG, tanto che, si vocifera, in alcuni dizionari inglesi alla voce “cacca” c’è il volto di questo ragazzone del Michigan.

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Ah merda!!!!

E’ vero che il nostro non è il miglior regista del mondo, questo è senza dubbio veritiero, ma è un ottimo artigiano, abile nel girare film sì superficiali ma anche dannatamente spettacolari. McG è l’emblema di un cinema popolare, soprattutto ora che non ha la possibilità di girare con budget miliardari, un intrattenimento ben fatto e scacciapensieri perché, devo smentire il cinefilo incazzato, non di solo Kubrick può vivere l’uomo. Per fortuna, aggiungo.

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In Netflix, e nelle sue produzioni originali fintamente ricche, McG ha trovato terreno fertile per esprimersi: prima con il frizzante Babysitter, un horror splatter, omaggio agli anni 80, divertente come poche cose prodotte negli ultimi anni, poi con questo Rim of the world, uno sci-fi che guarda al cinema adolescenziale di matrice spielberghiana.

Non credete a chi vi dirà che quest’opera è, cito testuali parole, “un clone di Stranger Things” o “un telefilm annacquato” o ancora “noioso” perché sono giudizi faziosi, da odiatori che vivono un film come un fottuto Vietnam, una guerra infinita di paroloni, frasi ad effetto e malumore di vita vomitato sul web.

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Rim of the world è ancora un tributo, agli anni 80 ma anche ai 90, un’avventura old style che parla di amicizia tra adolescenti, di un viaggio come nei classici di Stephen King e naturalmente di un’invasione aliena che ha più di un debito con l’Indipendence day di Roland Emmerich.

Impossibile annoiarsi in 108 minuti di azione frenetica, di battute continue e di mostroni incazzati che non si preoccupano di essere in un film per ragazzi mangiucchiando e dilaniando gente a caso. In questo siamo in puro divertimento alla Joe Dante e del suo Gremlins, un film girato per ragazzi ma senza offendere l’intelligenza dei ragazzi, capace di divertire ma anche di terrorizzare.

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Così è più facile anche l’immedesimazione dello spettatore adulto in un’avventura che ha come protagonisti 4 ragazzi neanche 14enni, personaggi bambini ma non bambineschi, che dicono parolacce e si comportano inaspettatamente da giovani esseri umani senza essere macchiette.

Rim of the world, girato con un budget di appena 15 milioni di dollari, riesce a non far mai percepire la povertà di un’opera che avrebbe dovuto avere almeno 100 milioni per essere perfetta. Così, nella frenesia dello spettacolo, non ti accorgi di un mondo vuoto con appena tre comparse o della presenza di un solo alieno in un strade che dovrebbero invece pullulare di mostroni assassini.

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Certo ovviamente il film non è esente difetti a cominciare dal look della creatura extraterrestre, non molto originale e quasi un amplesso tra il Relic di Peter Hyams e i lickers di Resident Evil. Ma la parte peggiore dell’opera risultano gli atroci dialoghi metacinematografici scritti da Zack Stentz, giusti per show come The flash, ma qui troppi, davvero troppi, per non creare un’indigestione di battute artefatte. Se all’inizio il richiamo, nelle battute, ai classici sci-fi del passato poteva far sorridere con frasi come “Oddio sembra di essere in Indipendence day!“, purtroppo alla quarantesima volta un forte disagio uditivo la fa da padrone.

Fortuna, come detto, che McG gira bene e fa dimenticare le imperfezioni di un’opera comunque godibile e divertente, impreziosita per lo più da un efficace cast, soprattutto i suoi quattro adolescenti in perfetta parte.

Così questa specie di Rivincita dei nerds contro alieni diventa una visione non essenziale ma che, se vi capitasse tra le mani, potrà di sicuro divertirvi. Malgrado McG il maledetto e Netflix, il portale delle schifezze forse non così orribili.

Andrea Lanza

Rim of the world

Regia: McG

Sceneggiatura: Zack Stentz

Interpreti: Lynn Collins, Annabeth Gish, Michael Beach, Tony Cavalero, Dean S. Jagger

USA, 2019

Durata: 98 minuti

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