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Umberto Lenzi era molto entusiasta di questo suo Demoni 3. Almeno a parole.

Sulle pagine del fondamentale Spaghetti nightmares di Luca M. Palmerini e Gaetano Mistretta dichiarava:

Ho lavorato intensamente per tre mesi su Black Demons, un horror che ritengo senza dubbio il mio capolavoro (…) girato in presa diretta americana. Parla di alcuni schiavi negri uccisi un secolo fa in una fazenda i quali, riportati in vita per mezzo di una macumba girata “dal vero”, si vendicano di chi ne causò la morte“.

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Quindi un horror con un rito voodoo autentico, una pellicola maledetta, stando sempre a sentire i racconti del suo autore.

Le riprese sono state abbastanza pericolose (sul set successero anche delle stranezze…) e l’effetto che la macumba provoca sulle nostre coscienze e sulle nostre credenze religiose, pur senza mostrare dettagli “gore”,  è molto impressionante“.

Tutte belle parole, senza dubbio, in un periodo, quello d’inizio anni 90, privo di internet, dove molti nostri horror stentavano ad uscire e tutto era lasciato nella leggenda, nelle tv private e nei deliri, un po’ supercazzoloni, dei nostri autori caduti in disgrazia.

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Stento a credere, a film visionato, che Lenzi, da giusto rompipalle old school come era, credesse davvero che Demoni 3, o Black demons come recitava il titolo originale, fosse non tanto “il suo capolavoro“, ma anche solo un’opera decente. Erano però quelli gli anni, miserabili e accattoni, che vedevano il cinema del nostro Umberto migrare nel Terzo mondo per una serie di orribili pellicole, soprattutto action avventurose. Alcune di queste, come nel caso del nostro Demoni 3 o di Caccia allo scorpione d’oro, entrambe del 1991, Lenzi le aveva prodotte, a zero budget, con una sua società, quindi parlarne male sarebbe stato sicuramente controproducente.

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Inutile poi dirlo, lo sanno anche i sassi ormai, ma ribadiamo l’ovvio: Demoni 3 non è il secondo seguito del meraviglioso Demoni di Bava e Argento, ma un’opera che solo in Italia, nella sua uscita quasi subliminale in vhs per la Center video, si appropriava, alla cazzum, di un titolo che non sarebbe mai stato girato per davvero. Mentre Demoni 3, il vero, aveva preso la forma, diversissima e autorialmente soaviana, de La chiesa, il furbesco mercato home video cercava, grazie ai Black Demons di Lenzi, di accaparrare qualche gonzo per un noleggio. Erano gli stessi che affittavano tutti esaltati il Terminator 2 di Mattei per poi tornare incazzati in videoteca con la rabbia del truffato che non sapeva di esserlo stato.

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Ormai era da tempo che il cinema di Lenzi aveva perso non solo la dignità, ma anche la capacità di essere un grandioso, rozzo e spettacolare divertimento popolare come ai tempi, non lontanissimi, di Incubo sulla città contaminata, di Cannibal Ferox o de La casa 3 (Ghosthouse). Il canto del cigno per il regista era stato il meraviglioso (e sfortunato) Hitcher in the dark (Hitcher 2- Paura nel buio) del 1989, ma, prima e dopo, c’erano state solo pellicole misere, miserabili e di rara brutta fattura come il Cop target con Robert Ginty e Charles Napier, o Le porte dell’inferno, sorta di brutto epigono dei resuscitati ciechi spagnoli. Lenzi e il suo cinema erano diventati all’improvviso sciatti e senza nerbo, uno spettacolo umiliante sia per il regista che, soprattutto, per gli incauti spettatori.

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Demoni 3 è scritto male, girato peggio e interpretato da cagnacci che si agitano tutto il tempo, un vero incubo su pellicola.

Difficile davvero salvare qualcosa, non i dialoghi che fanno pronunciare ai protagonisti almeno 100 volte la parola “negro”, non la tensione che non esiste e neppure gli effetti speciali, ai limiti dell’amatoriale.

Anche la tanto declamata “macumba ripresa dal vero”, se davvero originale, ma dubitiamo, manca di pathos e di palpabile orrore esotico come invece si percepiva, per assurdo, nei porno horror caraibici di Joe D’Amato.

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Lenzi sembra sperduto in un film che non sa come andare avanti e che plagia fin troppo Zombi 2 anche nella riproposta di un finale risolto a colpi di molotov. Il modello Fulci poi è palese negli omicidi con gli occhi che schizzano dalle orbite come succedeva, in meglio ovviamente, con la meravigliosa Olga Karlatos nella pellicola del 1979.

Per il resto Demoni 3 è anche noiosissimo, con un body count di appena 3 persone e l’idea, sciagurata, di una tensione che ricorda tanto i cartoni animati Hanna e Barbera di Scooby Doo con gli zombi che stanno per accoltellare qualcuno alle spalle, silenziosi come ninja, poi al minimo rumore si nascondono, dove ovviamente non si sa. Una sequenza questa, ripetuta più volte, e che, più che accendere la paura, fa nascere un sorrisino spontaneo, la morte per ogni horror.

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In più, come tutti i film scemi, i protagonisti, in pieno assedio dei morti viventi incazzati, perdono il tempo a battibeccare tranquilli con dialoghi dementi, a dividersi in una casa che da tre stanze ora sembra un castello, e ad urlare senza motivo al nulla mentre, probabilissimo, gli zombi saranno andati a giocare a briscola.

Lenzi, in complicità con la moglie Olga Pehar, però ci insegna che il Brasile è un posto orribile, nel quale i camerieri vengono pagati per un mese di lavoro 500 cruzeiros, sulle 300000 lire vecchie, tanto quanto una bottiglia di vino pregiato, e, oltre ad essere chiamati “negri”, vengono sfottuti, presi a calci in culo e umiliati anche da quelli che dovrebbero essere, sulla carta, i protagonisti, i buoni. Il livello di razzismo in un film non toccava probabilmente punte così alte dai tempi del Ku Klux Klan.

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Si salva il make up degli zombi, minimale ma efficace, e alcune sequenze che, prese a parte, sono potenti come l’evocazione dei morti viventi in un cimitero che prende fuoco. Anche la fotografia di Maurizio Dell’Orco con i colori saturi di un Brasile caldo e umidiccio non è male, mentre le musiche di Franco Micalizzi sono un plagio vergognoso di quelle composte per le case apocrife da Carlo Maria Cordio. In quest’aria di cialtroneria dilagante ci si mette anche la copertina, bellissima comunque,  che presenta 7 zombi quando in scena ce ne sono solo sei.

Gli attori, come già detto, sono uno peggio dell’altro, antipatici per di più. Peccato perché altrove, almeno Joe Balogh, in Paura nel buio sempre di Lenzi e nel bellissimo (s)cult Monstruosity di Andy Milligan, si era rivelato un attore tutto sommato capace ed efficace, ma qui, come tutti, sembra sotto l’effetto devastante del valium in una recitazione sempre sottotono e apatica.

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Scooby Doo

Non ci sono neanche le tette di rito che avrebbero alzato l’asticella almeno della serie B più cafona. C’è da dire che i 6 “negri” viventi, per dirla alla Lenzi, fanno una certa impressione quando entrano in scena, con le catene ancora ai piedi, armati con oggetti comuni che diventano nelle loro mani strumenti di morte violenta. Peccato che poi, alla fine, anche quest’idea di zombi, un po’ diversificata dai mostri cannibali alla Romero e Fulci, non viene mai sviluppata con convinzione.

Demoni 3 è uno di quei film che nascono e, per fortuna, muoiono in vhs senza possibilità di lasciare un ricordo alle future generazioni. Il (bel) cinema italiano del terrore non è di certo qui di casa.

Andrea Lanza

Demoni 3 (Black Demons)

Anno: 1991

Regia: Umberto Lenzi

Interpreti: Keith Van Hoven, Joe Balogh, Sonia Curtis, Philip Murray, Juliana Teixeira, Maria Alves, Cléa Simões, Justo Silva, Rita Monteiro

Durata: 88 min.

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