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Nel 1971, negli States, uscirono, nel circuito dei drive-in, il truce La rabbia dei morti viventi (I Drink Your Blood) e I Eat Your Skin. Era prassi per le pellicole più infime di usare la formula un biglietto/due spettacoli; così successe sia per i bevitori di sangue che per i mangiatori di pelle, lanciati dall’accattivante strillo sulla locandina, “Two Great Blood-Horrors to Rip Out Your Guts!”, quindi lo spettatore era avvertito, si trattava un doppio show che prometteva di strappare le budella allo spettatore.

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Nessuno arrapato teenager da drive-in venne ovviamente eviscerato, ma la cosa più buffa era che, se La rabbia dei morti viventi soddisfaceva la voglia di zombi e budello, così non faceva I Eat Your Skin, una pellicola spensierata in bianco e nero, poco violenta e senza neppure la sequenza tanto attesa dal pubblico: il pasto orribile a base di pelle umana.

C’erano voluti ben 7 anni prima che questo film potesse trovare la via della sala cinematografica, snobbato un po’ da tutti, non troppo estremo per essere venduto, e troppo sciocco per diventare un cult tra il pubblico. In più non lo aiutava il bianco e nero, una follia nel 1971.

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lntervistato dal critico cinematografico Bryan Senn, il regista Del Tenney ammise candidamente che I Eat Your Skin non era un buon film (” Non mi piaceva molto, ho sempre pensato che fosse una cazzata“). Non fu comunque un horror facile da girare: i problemi incominciarono quando la  Twentieth Century-Fox, interessata a distribuire l’opera, impose categoricamente alla produzione di assoldare persone iscritte al sindacato, pena l’abbandono del film. Del Tenney, infiammato dal sacro fuoco dell’arte pura, non accettò e il film andò incontro, da vero kamikazen, al suo olocausto personale (“Tutta quella gente era lenta e poco collaborativa perciò mi sono impuntato“). Si sforarono le due settimane di rito per le riprese a causa di un terribile uragano, un presagio da vero film maledetto. A questo si aggiunsero altri problemini, malattie contratte e vari serpenti che avvelenarono diversi membri del cast. Forse era un segnale dal cielo: Dio non amava i mangiatori di pelle.

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Quando le riprese terminarono, senza più nessuno interessato a distribuire I Eat Your Skin, Del Tenney aveva buttato via circa 120000 dollari. A nulla era servito ingannare alcuni investitori, poco propensi al cinema horror, vendendo il film come Caribbean adventures, quasi fosse un avventuroso esotico, e non col vero titolo di lavorazione, Voodoo Blood Bath. In qualsiasi caso la troupe non si spostò mai ai Caraibi ma girò il tutto a Miami Beach e Key Biscayne in Florida. Alla fine, quando visse la sua prima nei drive-in, Del Tenney lo vendette al distributore Jerry Gross ad appena 40000 dollari perdendoci moltissimo. Per tornare alla regia poi il nostro, da quel lontano 1964, dovette attendere quasi 40 anni quando nel 2003 firmò assieme allo sceneggiatore Kermit Christman il brutto Descendant con William Katt.

C’è da dire che il film, nel 1971, era non solo vecchio, ma praticamente un reperto storico: grazie, o in questo caso per colpa, di George Romero e del suo The night of living dead, la figura dello zombi era stata completamente ripensata. Il pubblico aveva dimenticato, o comunque non li ricercava in sala, i morti viventi classici, quelli della tradizione haitiana, schiavi lobotomizzati usati per lavorare senza sosta nei campi o diventare lo strumento di vendetta di uno stregone. A questi guardava I Eat Your Skin, ai cult anni 30/40 di Victor Halperin e Jacques Torneau, capolavori datati come Ho camminato con uno zombi e White Zombi. Il pubblico invece chiedeva ad alta voce cadaveri affamati di carne umana, film shockanti e color sangue anche nel bianco e nero più freddo di La notte dei morti viventi.

I Eat Your Skin partiva poi come il classico clone di James Bond con persino lo stesso albergo, il Fountainbleu Hotel di Miami di Agente 007: missione Goldfinger, per poi ovviamente trasformarsi in altro, un’avventura horror con voodoo e zombi.

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Il protagonista Tom Harris, interpretato da William Joyce al suo unico ruolo da protagonista in una carriera iniziata nel 1954, uno scrittore donnaiolo dalla camicia perennemente sbottonata (quando non è a petto nudo), incarna lo spirito di un’opera un po’ frivola, veloce, a suo modo divertente.

D’altronde, non dimentichiamo, che il nostro eroe dalla patta sbarazzina sull’isola voodoo non vuole andarci. Come dargli torto? Storie sanguinarie, morti viventi, pericoli, poi il suo agente letterario gli confida “Un tornado ha ucciso quasi tutti gli uomini. Le donne sono tantissime e aspettano solo te”. Il nostro alla parola donne è già con la valigia in mano. “Si parte allora?”. Diavolo di un Tom Harris!

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C’è da dire che il film ha un paio di sequenze di un certo pregio, non ultima la scena di apertura con un’ipnotica danza tribale e una mora ballerina, in azzardata lingerie, pronta ad essere sacrificata insieme ad una capra.

Certo I Eat the Skin ha un certo nonsense di fondo che lo rende oltre il cretinismo, ma non sfocia mai fortunatamente nel demenziale sciocco e molesto come per esempio capitava in un altra pellicola non dissimile, Bela Lugosi Meets a Brooklyn Gorilla, con però uno scimmione canterino al posto degli zombi.

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Cobra atomici

Il territorio è quello dei classici low budget del terrore: un luogo esotico, un dottore artefice di terribili esperimenti, una bella in pericolo e l’eroe pronto a salvare la situazione. Potremmo imbatterci, nella peggiore dell’ipotesi in Bride of the Monster di Ed Woodun B movie, anzi uno Z movie inconsapevolmente sublime, ma per fortuna siamo davanti ad un’opera modesta ma divertente, non un cult movie certo ma che merita un’occhiata.

Il punto forte poi sono gli zombi: armati di machete, implacabili, altissimi colossi di colore, anticipano, ben 26 anni prima, nel make up, il delirante Il cacciatore di  uomini di  Jesús Franco del 1980. Del Tenney azzarda persino una scena di decapitazione senza stacchi, nulla di che secondo gli standard moderni ma si apprezza, per l’epoca, lo sforzo di osare in campo shock.

Il trucco dei non morti è semplicissimo: farina d’avena spalmata e due uova al posto degli occhi. Molti hanno storto il naso, ma quando I Eat The Skin ci mostra una trasformazione live di un povero sventurato, creata ovviamente con modeste dissolvenze, l’effetto non è dei più disprezzabili, anzi.

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Jess Franco e gli zombi di I Eat The Skin

A creare questi cadaveri viventi, come prassi vuole, è un dottore, Robert Stanton al suo unico ruolo, che, nel tentativo di curare il cancro grazie a degli esperimenti su dei cobra atomici, ottiene come effetto secondario la creazione degli zombi. Se pensiate che sia abbastanza cretina l’idea dei serpentoni radiottivi, in perfetto clima di paranoia americana da atomica, dovete sapere che sulla Voodoo island si balla, ci si diverte, si tromba, a patto che non ci siano bionde sennò voodoo, macheti assassini e sacrifici umani. Indovinate di che colore ha i capelli la figlia del dottore interpreta da Heather Hewitt?

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Miss Vermont 1957

Il vero cattivo del film però è un aristocratico che, come tutti i B movie un po’ cretini, vuole conquistare il mondo grazie agli zombi del Dottor Biladeau, un piano che prevede la marcia dei non morti con casse di esplosivo in mano verso non si sa dove, Washington, la casa bianca, boh. Non chiedetelo al malvagio Duncan Fairchild, interpretato da Dan Stapleton nelle duplici vesti di produttore e attore per la prima e unica volta nella vita, perché sicuro vi risponderà con una risata malvagia. Questi cattivi sono così geniali e criptici nelle loro bieche intenzioni.

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L’idea della cassa di esplosivo è la scusa per forse l’unica scena davvero memorabile della pellicola, quella che potrebbe far smascellare lo spettatore sonnacchioso: con un baule in mano con scritto a lettere cubitali, come nei cartoni Warner di Bugs Bunny, Explosive, uno zombi marcia alla cieca sulla spiaggia, trova davanti  a lui un elicottero, ma sapendo andare solo in linea retta, come un brutto gioco per cellulare, viene fatto a pezzi. Vi immaginate questo piano così perfetto ed elaborato nella testa del cattivissimo Duncan Fairchild che viene sputtanato da un gruppo di zombi un po’ pasticcioni che deflagrano davanti a qualsiasi ostacolo sulla loro strada? La via per Washington è lunga, my friend, e io la vedo dura.

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Gli attori sono quello che sono, ma spicca per bellezza Heather Hewitt, Miss Vermont 1957 ad un passo da essere Miss America. Dopo questo film passeranno ben 15 anni prima che la ragazza ormai donna torni a calcare le scene, stavolta del piccolo schermo, con il primo episodio di Un uomo chiamato Sloane, spy story di scarso successo dalla vita breve.

I Eat Your Skin non è certo una visione imprescindibile, ma è un film che sa intrattenere e non annoiare.

Da noi è arrivato grazie alla Freak video col titolo Il voodoo dei morti viventi in un’edizione ottima, sottotitoli e video sfavillante, forse un po’ troppo per un film scacciapensieri, ma, che diavolo, non di solo buon cinema può vivere il cinefilo!

Andrea Lanza

Il voodoo dei morti viventi (I Eat The Skin)

Titolo originale: Zombie Aka “Zombies”, “Zombie Bloodbath”, “Caribbean Adventure”, “Voodoo Blood Bath”

Anno: 1964 (uscito però nel 1971)

Regia: Del Tenney

Interpreti: William Joyce, Heather Hewitt, Walter Coy, Dan Stapleton, Betty Hyatt Linton, Robert Stanton, Vanoye Aikens, Rebecca Oliver, Matt King, George-Ann Williamson, Don Strawn 

Durata: 92 min. 

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