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Una premessa prima di questa recensione: da stasera Malastrana vhs insieme ai blog più fighi del mondo, roba che Jerry Calà ce li invidia, affronterà uno dei momenti più iconici della tv italiana, almeno per noi appassionati di horror, ovvero La notte horror di Italia Uno. Da quel lontano e afoso 1989 ne sono passati di titoli importanti, curiosi o, perché no, deliziosamente bruttini, in un’epoca senza internet, quindi senza poter attingere a qualsiasi film e affidandosi soltanto alle vhs, molte fuori catalogo, o ai ricordi da grande schermo. Erano gli anni dove Notte horror veniva introdotta da un pupazzo sardonico dalle fattezze del Creepy americano, prima con uno show che fungeva da Blob splatter, poi con una serie di titoli che spaziavano dal classico moderno (Ammazzavampiri, La cosa, Creepshow) per poi toccare i curiosi inediti come il disgustoso Ticks – larve di sangue o il gagliardo Waxwork – Benvenuti al museo delle cere. Con gli anni il simpatico Zio Tibia è scomparso e anche la qualità dei film è scemata, ma il ricordo di quelle notti rosso sangue al ritmo di Una rotonda di bare è sempre vivido e presente nel nostro cuoricino nostalgico.

Abbiamo deciso perciò di recensire quei film visti proprio durante quelle serate horror. Ogni blog ha scelto uno o più titoli.

Comincia il fratello Raptor Cassidy alle 21 con il bizzarro Stuff – il gelato che uccide del compianto Larry Cohen e alle 23 arriviamo noi con un classico non classico, Vivere nel terrore di Andrew Fleming, anno domini 1988. Si spengano le luci: lo spettacolo è dei più emozionanti.

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Il calendario con le uscite di tutte le recensioni dei film

Bad dreams è uno strano prodotto anni 80, dimenticato dai più ma che avrebbe meritato maggiore fama. Certo non si sta parlando di un film perfetto, ora come allora, nel 1988, ma di un horror dalla buona fattura, pieno di idee e di spunti interessanti. La pellicola inizia negli anni 70, nel periodo d’oro delle sette pacifiste, degli hippies e dell’amore libero. Una di queste, la Unity, predica la bellezza della morte, intesa come liberazione dalla prigionia della vita. Vediamo, nell’intro, i membri del gruppo sorridere, parlare di felicità eterna mentre stringono a loro i propri figli, in quella che sembra una cerimonia di battesimo. Non abbiamo idea però che il loro leader, il reverendo Franklyn Harris, stia usando non acqua ma benzina per benedirli. La strage è delle più crudeli: le fiamme devastano i volti, le persone urlano, ma una di loro, la giovane Cynthia, all’ultimo, cerca di scappare. La fortuna la premia, la cenere la ricopre, è viva. Solo che, dopo 13 anni di coma, si sveglia e non è sola: lo spirito del reverendo Franklyn Harris è tornato per lei.

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Gli echi al famoso massacro della Guyana che vide, a Jonestown, il pastore Jim Jones spingere al suicidio, nel 1978, ben 909 membri della sua setta, sono evidenti ma l’esordiente Andrew Fleming, all’epoca 23enne, non si limita a questo, ad una riproposta fantasy di un fatto di cronaca.

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Jim Jones, quello vero in carne e follia

Il modello per Bad dreams è senza dubbio il famigerato Nightmare on elm street che, in quello stesso 1988, celebrava il quarto fortunatissimo capitolo, diretto dal finlandese Renny Harlin, The Dream Master. La bellissima modella Jennifer Rubin non venne scelta ovviamente per caso: era stata un anno prima nel cast del precedente Freddy Krueger movie, interpretando efficacemente la tossica Taryn White. Se però il marchio della creatura di Wes Craven era un marcato umorismo, lo stesso non succedeva con Bad dreams, tesissimo e senza mai cedere alla parodia modaiola tanto cara agli adolescenti dell’epoca.

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E’ anche vero purtroppo che la pellicola di Fleming presenta delle coreografie di morte non molto ispirate, alcune persino fuori campo, un po’ poco per una pellicola che prometteva, fin dal titolo, “sogni cattivi”. Quello che però fa Bad dreams è concentrarsi sui personaggi, trasformando un canovaccio troppo simile a Nightmare 3 in qualcos’altro, una sorta di Qualcuno volò sul nido del cuculo in salsa splatter. Merito della sceneggiatura di Steven E. Souza, sceneggiatore del cult movie Die Hard ma anche regista dello sciagurato Street fighter, che rende la follia delle varie vittime, pazienti di un manicomio, più accurata psicologicamente della media del genere, distaccandosi anche, dai vari horror teen del periodo, nel presentare un cast di adulti e non solo ragazzini. D’altronde Bad dreams è un film interessante anche perché non si limita a sparare le sue cartucce con il solito body count, ma tenta di sorprendere il suo pubblico con un ribaltone alla M. Night Shyamalan prima che Shyamalah fosse probabilmente svezzato.

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Anche il cast di attori è eccellente, a partire dall’astro nascente dell’epoca Bruce Abbott (Re-animator), ma la parte del leone spetta ad un incredibile Dean Cameron, pazzo, autolesionista e dalla recitazione travolgente. Senza ovviamente dimenticare un mellifluo Richard Lynch nei panni bruciacchiati del reverendo malvagio. In bilico tra horror e thriller, più a suo agio con una violenza carnale alla Clive Barker, fatta di carne martoriata, che con coreografie estetizzanti alla Wes Craven, il film di Andrew Fleming è un prodotto che rivisto anche oggi non annoia. Ad accrescere poi il suo valore è una strepitosa colonna sonora di pezzi heavy metal (ma ad un certo punto si ascolta La Donna è Mobile di Giuseppe Verdi durante un cruento omicidio con un’auto). Nei titoli di coda, poi fa la sua potente figura il capolavoro dei Guns N’ Roses, Sweet child ‘o mine. A tal proposito sembra che il gruppo di Axl Rose e Slash, all’epoca non ancora così famosi, dovessero girare proprio un videoclip sul set di Bad dreams, ma la fidanzata del frontman della band si oppose: la canzone, scritta per lei, era romantica e non adatta ad essere imbruttita con le immagini di un horror splatter.

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Axl e una stronza, Erin Everly

Dopo questo film Fleming non ebbe una carriera importante ma diresse negli anni 90 almeno un cult movie generazionale, Giovani streghe. In Italia Bad dreams uscì al cinema con il titolo Vivere nel terrore ma non fu mai un cult movie, troppo strano forse e poco incline a fare l’occhiolino al pubblico teen. In più di solito viene confuso, per il titolo simile, con Dimensione terrore di Fred Dekker. A questo si aggiunga che non arrivò mai in dvd e morì solo nelle sue uscite in vendita e noleggio per la CBS FOX. Peccato.

NB Della pellicola esiste pure un finale scartato, molto efficace, che vede lo scontro finale tra Cynthia e il reverendo, spostando l’ago della bilancia dal thriller con venature horror all’horror puro. La produzione però optò solo per il finale vulgato.

Andrea Lanza

Vivere nel terrore

Titolo originale: Bad Dreams

Anno: 1988

Regia: Andrew Fleming

Interpreti: Jennifer Rubin, Bruce Abbott, Richard Lynch, Dean Cameron, Harris Yulin, Susan Barnes, John Scott Clough, Elizabeth Daily, Damita Jo Freeman, Louis Giambalvo, Susan Ruttan, Sy Richardson, Missy Francis, Sheila Scott-Wilkenson, Ben Kronen

Durata: 80 min.

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