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Malastrana appoggia completamente il progetto Notte horror, un tributo settimanale dove i blog di cinema più gagliardi recensiscono i film apparsi sul mitico ciclo di Zio Tibia. Stasera per esempio si affronteranno il malsano American Gothic e, su queste pagine, il terribile Trucks, la versione scema di Brivido di Stephen King. Intanto noi di Malastrana abbiamo deciso di iniziare parallelamente una rubrica a cadenza settimanale a tema horror: Le notti mai viste di Zio Tibia, ovvero film horror inediti su ogni supporto che avrebbero potuto essere pane per i denti delle notti d’estate di Italia uno. Stasera tocca ad uno slasher fantastico, Dark ride.

Via con la sigla, in questo mondo alternativo di film mai trasmessi è Alice Cooper che canta Identity crisis, uno dei guilty pleasure di Malastrana vhs, Monster dog, ma cambierà ogni settimana

Dieci anni dopo aver brutalmente ucciso due giovani fanciulle, un pericoloso serial killer riesce a fuggire dall’istituto psichiatrico dove era stato rinchiuso, per tornare nel suo macabro covo, il Dark Ride, una sorta di tunnel dell’orrore dove si è divertito a trucidare decine di vittime. La fortuna vuole che proprio in quel momento un gruppo di giovani studenti in vacanza, decida di fare una visita al Dark Ride, elettrizzati dall’idea di addentrarsi in quel luogo ancora avvolto dal terrore.

Di Craig Singer conoscevamo un solo film: Perkins’14, una pellicola cupissima, creata grazie ai consigli dei fan raccolti via internet. Caso più unico che raro e, forse anche per questo, esempio di cinema irripetibile che spezza il velo di maia tra autori e spettatori.

Dark ride è l’opera precedente, un omaggio al Tobe Hooper de Il tunnel dell’orrore, un film splatter vecchia maniera come se ne giravano nei gloriosi anni 80, senza incursioni nel comico, un’opera talmente tesa e grondante sesso e sangue che quasi non ci si crede.

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Dark ride con i suoi colori accesi da vero luna park dell’orrore, con la sua straordinaria atmosfera e le budella mostrate senza paura, è una boccata d’aria fresca ai vari teen movie con ragazzi urlanti o alle masturbazioni mentali meta horror di vecchi tromboni alla Wes Craven.

Dark ride è un horror con tutti i crismi, un perfetto B movie del terrore che non ha alcuna pretesa che non sia quella di intrattenere in maniera onesta per un’ora e trenta.

C’era il pericolo di un prodotto estremamente banale, pieno di apparenti eterni cliché (ragazzi in fregola chiusi in un luogo isolato alla mercè di un maniaco deforme e mascherato), ma

1) il film non risulta mai, grazieiddio, noioso, anzi il ritmo concitato lo rende scorrevole e avvicente

2) la sceneggiatura di Robert Dean Klein, autore di almeno un capolavoro, Heart of America di Uwe Boll, riesce ad rielaborare il deja vu con colpi di scena frequenti e non banali.

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Dark ride, rispetto a tanti altri film con maggiori pretese, fa la sua porca figura di prodotto di cassetta riuscendo ad anticipare persino umori futuri del cinema horror, come il più recente The Hills Run Red, mettendo in scena una maschera se non uguale, molto simile al villain Babyface.

Siamo davanti ad una perfetta opera grindhouse senza i trucchetti di sgranatura o perdita di pellicola dei vari Rodriguez e Tarantino, un atto d’amore sincero verso il cinema del terrore passato.

Tanto di cappello a Craig Singer per questo. Consigliato.

Andrea Lanza

Dark ride

Regia: Craig Singer

Interpreti: Jamie Lynn-DiScala, Patrick Renna, Clayton Rogers, Alex Sorowitz

Durata: 94 min.

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