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Malastrana appoggia completamente il progetto Notte horror, un tributo settimanale dove i blog di cinema più gagliardi recensiscono i film apparsi sul mitico ciclo di Zio Tibia. Stasera per esempio si affronteranno il (bel) remake americano di Ringu e il classico Changeling di Medak. Intanto noi di Malastrana abbiamo deciso di iniziare parallelamente una rubrica a cadenza settimanale a tema horror: Le notti mai viste di Zio Tibia, ovvero film horror inediti su ogni supporto che avrebbero potuto essere pane per i denti delle notti d’estate di Italia uno. Stasera tocca ad uno degli Hellraiser più sfigati, il Revelations, quello con l’anima più da straight to video miserabile, ma anche uno dei più interessanti da tanto tempo a questa parte.

Via con la sigla, in questo mondo alternativo di film mai trasmessi, in piena nostalgia da Festivalbar, è il compianto Giorgio Faletti nella terribile Ulula col make up da I Was a Teenage Werewolf is del 1957.

Steven e Nico, due amici inseparabili, decidono di partire per il Messico e fare una vacanza a base di bevute e ragazze, filmando le tappe del viaggio. Una sera vengono attaccati da una misteriosa figura e svaniscono nel nulla. Le autorità non possono fare altro che comunicare la cosa alle famiglie, inviando loro anche le registrazioni del viaggio dei due giovani. Emma, sorella di Steven, trova tra gli oggetti del fratello una misteriosa scatola con decorazioni dorate che sembra un rompicapo. Manipolandola, riappare Steven, coperto di sangue. E’ l’inizio di un incubo…

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Vedere Hellraiser Revelations è assistere a uno spettacolo quasi di contrabbando, una sorta di snuff movie negato ai più. La storia dietro al film è un piccolo film a se stante che poteva terminare peggio di come è andata. Si perché il tanto detestato, dai fan, dai produttori, dai critici, dallo stesso Barker, Hellraiser revelations si rivela alla fine opera buonissima che sublima il bassissimo budget a disposizione con una storia avvincente, capace di rileggere con efficacia il primo capitolo della serie. Eppure all’inizio il motivo che ha spinto i produttori della Dimension, o meglio della sua sottocasa per horror diretti in video, Dimension extreme, a mettere in cantiere un nono episodio della saga del cenobita dalla testa di puntaspillo è solo e meramente commerciale. Infatti troppi anni erano passati dal brutto Hellraiser hellword e i diritti sul marchio stavano per scadere, cosa imperdonabile anche perché un remake ad alto budget del primo film era accarezzato da troppo tempo senza concretizzarsi.

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Fare un altro Hellraiser di poco conto significava avere tempo per il progetto più ambizioso, anche in fretta e furia e senza crederci molto. Venne quindi contattato il regista più abile in circolazione nel giostrarsi con seguiti dal budget nullo, il Victor Garcia di Mirrors 2 e Return to the house on haunted hills, costretto ad improvvisare un canovaccio scritto forse su qualche centimetro di carta igienica, con appena i dollari giusti per comprarsi un panino alla salamella nel chiosco del Vuncio.

hell5 Doug Bradley, il Pinhead storico di Hellraiser, fiuta la fregatura e si da’ alla macchia: si opta per il meno conosciuto Stephan Smith Collison, gigionesco e fuori parte pltre misura. Il film ha destino davvero sfortunato: vive un futuro di oblio, solo un Festival sperduto in Texas, e due anni quasi di nulla, dove lo stesso Garcia si chiede che fine abbia fatto la sua creatura. Poi, magia delle magie, il film riappare, solo in dvd insieme ad un altro seguito di basso profilo della Dimension extreme, Children of the corn genesis, ottenendo critiche feroci da tutto il globo. Che Hellraiser revelations non sia un capolavoro è un dato di fatto: troppo povero, troppo gratuito nel suo gioco al massacro, troppo inconsistente per gareggiare con i grandi capitoli della serie, il primo di Barker e il secondo di Randel, eppure dotato di un fascino tutto suo.

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Non proprio il miglior Pinhead

La prima parte, quella a Tijuana, è anche quella più originale, si gioca con la moda dei mockumentary e si da’ una nuova dimensione alla serie, più giovanile, meno pomposa, sicuramente più barkeriana nell’anima di tutti i seguiti, dal terzo in avanti. Non si lesina nel sangue, nel sesso, si remakizza l’Hellraiser originale ribaltando il rapporto tra due amanti con quello di due amici. Il finale è la parte più debole certo, ma nel complesso Garcia osa, in un film di basso profilo, a dare un tocco autoriale, ritrae una famiglia “american pie” con un occhio quasi fasshbinderiano, dove la scatola di Lemarchand, quella del dolore e del piacere, è solo l’imput per rovesciare un vaso di Pandora fatto di incesti taciuti e odi malcelati.

hell7Ecco la famiglia mostruosa, che in Hellraiser comprendeva Julia e l’amante Frank, si è ampliata e ha generato aborti di ipocrisia accomodante, quasi un rigurgito di horror troppo corretti politicamente, troppo pulitini che, dalla politica Bush in avanti, abbiamo sopportato in un cinema castrato e imbelle, così lontano dai fasti hardcore anni 80. Con Hellraiser revelations si ha certo il tassello meno perfetto, il più rozzo, ma anche il seguito più riuscito da molti anni a questa parte, tanto da collegarsi alla fine con l’immortale (e inavvicinabile) capolavoro barkeriano. I catecumeni della serie ne stiano lontani, ma chi non si accingesse con la puzza sotto il naso potrebbe anche divertirsi e non trovare questo nono capitolo tanto orribile come lo si descrive. Col decimo si è fatto peggio.

Andrea Lanza

Hellraiser: Revelation

Anno: 2011

Regia: Victor Garcia

Interpreti: Stephan Smith Collins, Tracey Fairaway, Nick Eversman, Jolene Andersen, Jay Gillespie, Sebastian Roberts

Durata: 75 min.

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