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Malastrana appoggia completamente il progetto Notte horror, un tributo settimanale dove i blog di cinema più gagliardi recensiscono i film apparsi sul mitico ciclo di Zio Tibia. Stasera per esempio si affronteranno il bellissimo Cimitero vivente e l’altrettanto figo Deliria col gufo assassino di Michele Soavi. Intanto noi di Malastrana abbiamo deciso di iniziare parallelamente una rubrica a cadenza settimanale a tema horror: Le notti mai viste di Zio Tibia, ovvero film horror inediti su ogni supporto che avrebbero potuto essere pane per i denti delle notti d’estate di Italia uno. Stasera tocca ad un film bellissimo, anni 80, sui licantropi o meglio sulle cicale mannare, girato da un  regista famoso per aver girato gli Ululati peggiori, il 2 e il 3.

Via con la sigla, in questo mondo alternativo di film mai trasmessi è la sigla del cartone più terrorizzante di sempre, Bem il mostro umano.

Strano film questo Beast within, forse l’opera più interessante dell’australiano Philippe Mora, che si macchierà in seguito di abominevoli horror (The Howling 2 e 3) e altrettanto orribili film di fantascienza (2049, L’ULTIMA FRONTIERA con Joanne Chen e Rutger Hauer). Strano perché inclassificabile come genere: ad occhio distratto trattasi di un film licantropesco, d’altronde gli elementi sono quelli, la luna piena, la metamorfosi da uomo in bestia, gli omicidi ferini, ma più vicino come concetto, soprattutto nel make up del mostro, ad una fantascienza anni 50, pur essendo troppo fuori tempo massimo per appartenervi.

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La sceneggiatura del bravo Tom Holland, uno che in seguito girerà due cult movie come Ammazzavampiri e La bambola assassina, non è rozza, ma ricca di sottotesti, soprattutto sessuali, arrivando a dipingere le vittime del mostro come altrettanti mostri, il becchino in odore di necrofilia, il padre che ama troppo morbosamente la figlia adolescente (in una scena che culmina con un abbraccio passionale tra i due), un giornalista con tendenze pedofile (la frase “Come ti piace la carne?” detta al ragazzo protagonista), tutti elementi lasciati in ombra, ma che conferiscono a Beast within un’aria malata al di fuori delle scene di stupro mostruose che lo contraddistinguono. A questo aggiungiamo che la regia di Philippe Mora è nel complesso buona, quando i suoi standard sono tra il mediocre e il disastroso, e si può pure perdonare qualche faciloneria evitabile di sciattezza nella messa in scena (la fasciatura grondante sangue che il dottore non cambia mai tutto nell’ultima parte).

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Il make up del mostro è anticipatore de La mosca di Cronenberg, ma anche debitore di Curse of the Fly di Don Sharp, con un’idea, a livello effettistico, di fare ibrido tra look classico e moderno, tra scifi vecchio stile e la trasformazione della carne tipica degli anni 80. Il lavoro di morphing di Thomas R. Burman è fantastico, impressionante e quasi inaspettato in un film che tutto sommato dal cast senza sorprese e dagli autori poco più che esordienti lasciava credere ad un’innocua serie B. Cosa che sicuramente è Beast within, ma di certo non innocua, perché si ritaglia un posto magico negli horror 80 per i temi maturi trattati (lo stupro come abbiamo detto, ma anche la paura nascente per l’AIDS e il contagio sessuale), ma anche per l’idea di un mostro cicala antropomorfo, unico a quanto ricordi in tutta la storia del cinema del terrore. L’inedito tema naturalistico a muovere le azioni della belva, il suo contatto con gli insetti (“Stava ore a parlare con il bosco e tutto quello che conteneva”) rendono sicuramente il film di Mora un’opera poco conosciuta (in Italia non è mai stata editata), ma meritevole di una riscoperta.

Andrea Lanza

The beast within

Anno: 1982

Regia: Philippe Mora

Cast: Ronny Cox, Bibi Besch, Paul Clemens, Don Gordon, R.G. Armstrong, Katherine Moffat, L.Q. Jones, Logan Ramsey, John Dennis Johnston, Ron Soble, Luke Askew, Meshach Taylor, Boyce Holleman, Natalie Nolan Howard, Malcolm McMillin

Durata: 90 min.

Inedito in Italia