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Malastrana appoggia completamente il progetto Notte horror, un tributo settimanale dove i blog di cinema più gagliardi recensiscono i film apparsi sul mitico ciclo di Zio Tibia. Stasera per esempio si affronteranno il cult soaviano La setta e, a casa del  mitico Zinefiloil Dr. Giggles. Intanto, noi di Malastrana, abbiamo deciso di iniziare parallelamente una rubrica a cadenza settimanale a tema horror: Le notti mai viste di Zio Tibia, ovvero film horror inediti su ogni supporto che avrebbero potuto essere pane per i denti delle notti d’estate di Italia uno. Stasera tocca al terzo, folle capitolo di Cabin Fever.

Via con la sigla, in questo mondo alternativo di film mai trasmessi, è la fighissima Flesh to Flesh da Il ritorno dei morti viventi 2.

E’ il momento dell’addio al celibato per il giovane Marcus, ma anche il momento di dire addio ai suoi amici d’infanzia. Quale occasione migliore di una vacanza su un’isola deserta a fumare erba e bere birra senza un domani? Peccato che il paradiso terrestre sia anche la base segreta di un equipe medica che studia un virus letale. E’ l’inizio di un contagio che consumerà sia i rapporti tra i personaggi che la loro carne!

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Kaere Andrews è un signor nessuno nel mondo del cinema: un horror e un episodio degli Abc of death, entrambi non memorabili. Discorso diverso per quando si parla di Kaare Andrews fumettista e sceneggiatore: emozionanti i suoi lavori per la Marvel, soprattutto le avventure dell’Uomo Ragno e dell’Incredibile Hulk. Dev’essere stata questa la sua buona fama creativa a convincere i produttori del terzo Cabin Fever ad affidargli il timone del progetto, vuoi anche perché il suo film d’esordio, Altitudine, pur se non riuscito, aveva un buon piglio tecnico e una cerca bizzarria nel plot, motivo di culto tra i fan del genere.

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Dopo l’esagerato, grottesco e sanguinosissimo Cabin fever 2: spring fever, la saga sembrava destinata alla prematura chiusura: il lavoro di Ti West aveva scontentato i produttori e il film, rigirato parzialmente e montato senza l’ausilio del suo autore, era stata un’uscita repentina in dvd, distrutta criticamente ed odiata dal pubblico. Da noi, in Italia è passato, con ritardo, solo per il mercato home video, un’uscita corsara e invisibile,  un peccato perché Cabin Fever 2 con i suoi eccessi era una pellicola molto divertente. Questo terzo capitolo si presuppone essere un prequel al primo film, ma alla fine ne esce un’opera a sé stante, con ben pochi punti d’unione con il suo prototipo. Scende anche il livello di nudi (un paio di tette mostrate di sfuggita) e di gore, ma questa volta a contare più che la quantità è la qualità: la regia di Andrews è inaspettatamente potente. Se nel complesso il film narrativamente risulta già visto con il solito gruppo di ragazzi che per un addio al celibato scelgono, sfiga della vita, un’isola perduta (ma cazzo si chiamava Isola del diavolo!!!!) dove il bacillo del famoso virus magia carne contamina persino l’acqua del mare, a contare è soprattutto l’inedito tocco registico, da vero cinecomix horror. Tra colori violentissimi che riportano al Creepshow romeriano o personaggi tagliati caratterialmente con l’accetta come un fumettaccio di serie B, il film scorre liscio come l’olio, fino all’incredibile (raccontarlo non rende giustizia) lotta tra due ragazze infette. Sembra di assistere, in questa sequenza, ad uno scontro tra due supereroi arrabbiati, i famigerati numeri dove Hulk prendeva a mazzate La cosa, con botte da orbi, ma anche arti che si spezzano per la cancrena del virus, pelle che si sfila come guanti e umori vomitati, nel momento più insostenibile di tutta la pellicola.

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I cliché della serie ci sono tutti e non manca una sequenza di sesso estremo tra un’infetta e il suo ragazzo, un cunnilingus che vede impegnato lo sprovveduto con eccessiva foga (“Sei bagnatissima”) finché, alzando il viso dal sesso della partner, il giovane non ne esce tutto pieno di sangue e pezzi di carne.
Sono però cose che ogni fan della serie si aspetta ed era proprio l’approccio troppo dissacrante di Ti West nel secondo capitolo ad averne decretato il disastro: qui invece Andrews, pur non rinunciando all’ironia (vedere la divertente morte del poliziotto infetto per esempio), riesce perfettamente a calibrare ogni aspetto del suo film. Siamo poi nell’unico film della serie dove i malati sembrano zombi, una virata che, prima o poi, doveva essere fatta, e che riporta senza dubbio al modello ispiratore del primo film di Roth, l’Evil dead raimiano. Tra gli attori, abbastanza anonimi, spicca per professionalità lo Sean Astin di Goonies e Il signore degli anelli, qui nei panni del paziente zero, portatore sano del virus. Nel complesso quindi non aspettatevi un film rivoluzionario per trama (anche se un paio di colpi di scena nel finale sono ben assestati), ma un horror ben girato, leggero e divertente, né più né meno rivoluzionario di un fumetto di Oltretomba. Il rischio è solo di divertirvi.

Andrea Lanza

Cabin Fever: Patient Zero

Anno: 2014

Regia: Kaare Andrews

Interpreti: Sean Astin, Currie Graham, Ryan Donowho, Brando Eaton, Jillian Murray, Mitch Ryan, Solly Duran, Juan ‘Papo’ Bancalari

Durata: 91min.

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