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Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…”.

Lo conoscete tutti, vero?

Il monologo che, nel finale di Blade Runner, consacra un attore olandese scortandolo nella Storia del Cinema. Quante cose si sono dette e scritte sul film di Scott, quante su quel monologo che spesso è citato da chi nemmeno sa cosa sia Blade Runner. La maledizione dello spettatore medio: non so di cosa parlo, ma lo faccio molto bene. Una situazione che non si è certo fermata al 1982, ma che pure attualmente miete vittime illustri, come i supereroi Marvel indossati da gente che, fino al giorno prima, dava del nerd sfigato al lettore di comics. Croce e delizia della potenza cinematografica, suprema e dannata democrazia della settima arte. Ma non sottraiamoci al gioco, il monologo di Blade Runner è troppo iconico, facile riconoscerlo. “Trova lei e troverai il lupo che cerco, il lupo che voglio…il lupo che la ama”. Troppo facile anche questo, sono sicuro che abbiate detto Ladyhawke in poco tempo. Facciamola più difficile: “Io non sono un criminale, sono un soldato e come un soldato merito di morire” – “Tu non sei un soldato, tu sei un insetto su un mucchio di merda”. Vi lascio un minuto, ma niente Google, non vale.

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A chi di voi ha indovinato vanno i miei complimenti, mi tolgo il cappello, non è facile. A tutti gli altri, perlomeno a coloro che non sono dei piccoli e ridicoli poser, do un nome, una data e un titolo: Rutger Hauer, 1986, Wanted: Dead or Alive. Come ho scritto poco prima non era facile, questo film non è certo tra i più famosi interpretati da Hauer e forse proprio per questo risulta tanto interessante. Diretto da Gary Sherman, regista di Morti e sepolti, Poltergeist 3 e Lisa… sono qui per ucciderti!, con il dolce visetto di Staci Keanan, Wanted si colloca nei classici action anni ’80, dove il nostro eroe di turno, sicuro di sé e imbattibile, fa piazza pulita dei nemici. Con più gusto se questi sono stranieri stereotipati che vogliono colpire la santa madre America. Cliché a parte, fate pace con voi stessi a riguardo, il razzismo spiccio derivante dalla società degli eighties è sempre un curioso leitmotiv, ed è incredibile come chi sia cresciuto in quegli anni ci passi sopra, menefreghismo a palate, vogliamo i terroristi cattivi crivellati di colpi. Se prima il nemico aveva gli occhi a mandorla, ora ha la pelle olivastra. Dio benedica l’occidente!

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Il film di Sherman decide che la minaccia debba arrivare dal Medioriente e per darle il volto sceglie il bassista e cantante della hottest band in the world: Gene Simmons. È meraviglioso pensare che a interpretare un terrorista arabo si scelga un uomo nato ad Haifa, in Israele. Ma Simmons può tutto, come ogni fan dei KISS sa bene e qui, cattivissimo e senza scrupoli, si mette anche in testa di uccidere Rutger “carisma” Hauer. Riuscito, infatti, ad atterrare negli Stati Uniti, Malak Al Rahim organizza un piano per seminare il caos e, scoperto che il suo vecchio nemico, Nick Randall, è in città opta per farla pagare anche a lui. Randall, stereotipo dell’americano che vive in un magazzino strabordante armi, è un ex della CIA ora cacciatore di taglie. Lo scontro è assicurato. D’accordo, penso a questo punto sia chiaro come Wanted rispecchi tutti i dettami di quel genere di action tanto amato negli eighties. Ma questo non gli impedisce di essere straordinariamente godibile, di avere l’incredibile capacità di non perdersi in ciance e di mantenere un ritmo abbastanza sostenuto per tutta la durata.

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La regia di Sherman non è da strapparsi i capelli, ma in centosei minuti fa il suo dovere basico, riuscendo persino a piazzare un paio di inquadrature accattivanti. Non che servano, siamo sinceri, tutto quello che si chiede e si vuole vedere in un film così sono battute sagaci, cazzotti e sparatorie. Dateci questo, e potremmo anche soprassedere ai difetti che caratterizzano produzioni con un budget che solo un Craig R. Baxley potrebbe trasformare in oro. Wanted fa il suo dovere e lo fa grazie, e soprattutto, al suo attore protagonista. Rutger Hauer è conosciuto solo per poche produzioni, quelle commercialmente più appetibili, siano Blade Runner, The Hitcher o Ladyhawke e certamente negli ultimi anni il suo viso è apparso quasi solo in piccoli ruoli. Tuttavia è un crimine non riconoscere la grandezza di un attore capace infondere carisma, fascino e credibilità in ogni ruolo. E allora lasciamo perdere per un attimo ciò che l’ha reso famoso, lasciamo gli androidi e i cavalieri lupo. Detective Stone, Furia cieca, I falchi della notte, La leggenda del Santo Bevitore, I colori della passione, film diversi, budget diversi, personaggi diversi. Ma con la stessa identica passione, professionalità e impegno.

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Arrivati qui forse è chiaro che la recensione di Wanted è una scusa. Già, perché a Luglio 2019 Rutger Hauer ha lasciato questo mondo infame, in silenzio, da gran Signore qual è sempre stato. E allora noi, quelli della mia generazione e delle generazioni vicine, ci siamo ritrovati con un pezzetto d’infanzia e adolescenza rubato. Perché quando il cinema ti scorre dentro capita di crescere con film che, in qualche modo, ti segnano e gli attori che li interpretano acquistano un’aura unica. Diventano amici, compagni di vita, affettuosi punti saldi nei periodi tumultuosi dell’esistenza. Perderli significa perdere un pezzetto di noi, anche se siamo così fortunati da poterli ritrovare ogni volta che vogliamo. Magia del Cinema.

Onore a te, Rutger Oelsen Hauer, noi qui proseguiamo la lotta.

Manuel “Ash” Leale

Wanted: vivo o morto

Titolo originale Wanted: Dead or Alive

Regia: Gary Sherman

Interpreti: Rutger Hauer, Robert Guillaume, Gene Simmons, Sam Elliott

Durata 106 min. – USA 1987.

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