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Omicidio a luci rosse (Body Double) di Brian De Palma esce, non senza clamore mediatico, il 26 Ottobre del 1984 negli Stati Uniti (da noi il 23 Marzo dell’anno dopo). Non ottiene il successo sperato, ma diventa un precursore di un microfilone che mischia con disinvoltura il cinema di Alfred Hitchcock, soprattutto La finestra sul cortile e Vertigo, con il thriller più moderno (e sanguinoso) di deriva argentiana. Uno dei più smaccati cloni depalmiani è il nostro Sotto il vestito niente di Carlo Vanzina che assolda pure, per le musiche, lo stesso compositore, Pino Donaggio. Inutile dire che si tratta di prodotti d’imitazione blandi, deliranti il più delle volte a livello narrativo, che non riescono a mischiare in modo interessante la materia pulp pre tarantianiana di pruriti erotici e ribaltoni geniali, di movimenti di camera eleganti e sangue copioso.

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Tra i cloni più veloci però il primato spetta al canadese Gli occhi indiscreti di uno sconosciuto, uscito in fretta e furia  in patria il 30 Novembre 1984, a solo un mese dal Body Double di De Palma. Copertina molto simile: se nell’originale il voyeur è in primo piano a spiare una donna intenta a spogliarsi, qui invece è sullo sfondo, con lo stesso risultato però delle nostre copie carta carbone acchiappagonzi alla Bruno Mattei tipo Terminator 2. L’intento palese è confondere lo spettatore distratto che vuole vedere Omicidio a luci rosse e invece, senza accorgersene, si trova a pagare per un più modesto Bedroom Eyes (titolo originale dell’opera).

Gli occhi indiscreti di uno sconosciuto vanta però una frase di lancio abbastanza efficace:

Mai fare jogging la sera tardi

Mai guardare attraverso le finestre

Mai accettare caramelle da una sconosciuta

anche se non è ben chiaro, anche a film terminato, chi sia questa sconosciuta che offre caramelle insidiose.

Da noi esce nei cinema distribuito dalla Eagle e poi in vhs per la Multivision: lì muore nel mancato salto verso mondo digitale.

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Il film viene comunque diretto con nerbo da William Fruet, un regista canadese che in passato aveva dimostrato una buona mano nei film più disparati, sia fossero action concitati come Il mio scopo è la vendetta che thriller violenti come Un violento week-end di terrore, un artigiano prezzemolino non disprezzabile. In più proprio Fruet, su sceneggiatura di Ida Nelson, aveva girato l’hitchcockiano Cries in the Night, quindi sicuramente una scelta azzeccata per un clone appunto di un film sulla falsariga della zio Alfred.

A non funzionare non è quindi tanto la sua regia, anche se più distratta che in altre occasioni, ma soprattutto la sceneggiatura di Michael Alan Eddy, un guazzabuglio di situazioni mal strutturate e personaggi caricaturali che compiono azioni stupide e nosense.

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Gli occhi indiscreti di uno sconosciuto arranca nei suoi 90 minuti nell’eccesso di situazioni pruriginose, ai limiti della parodia, come la sequenza, che in un certo modo anticipa una analoga della frizzante commedia Harry ti presento Sally, nella quale il protagonista viene spinto, in un ristorante affollato, a masturbare col piede una sua amica. Nessuno ovviamente esclama “Prendo quello che ha ordinato la signora!“, ma, tra gli occhi eccitati della coprotagonista Dayle Haddon e lo sguardo alla Bombolo del compiaciuto cameriere, cala un imbarazzo quasi funebre nello spettatore.

Altra nota dolente la recitazione, pessima e grottesca, soprattutto di Kip Gilman, star televisiva di solito efficace, e della tremenda Barbara Law, la conturbante femme fatale dell’opera che, nel finale, con facce inqualificabili, si lancia in un atroce monologo rivelatore. Non che capire chi sia il killer richieda un lavoro da detective, ma la risoluzione è così stupida, banale e scorretta da pensare per qualche attimo di stare assistendo ad una parodia di Omicidio a luci rosse più che ad un’imitazione canadese.

La stessa formula, Hitchcock più De Palma, verrà ripetuta nel seguito, Gli occhi indiscreti di uno sconosciuto 2, superiore stavolta, malgrado ancora la sceneggiatura scriteriata di Michael Alan Eddy, grazie alla regia in stato di grazia del mai troppo lodato Chuck Vincent.

Per chiudere però è un crimine non parlare ancora della bellissima Dayle Haddon, un corpo che non viene mai spogliato ma che da solo, anche infagottato nei vestiti anni 80, trasuda un erotismo incredibile che, per assurdo, il film non ha.

Andrea Lanza

Gli occhi indiscreti di uno sconosciuto

Titolo originale: Bedroom Eyes

Regia: William Fruet

Interpreti: Kip Gilman, Barbara Law, Jayne Catling, Christine Cattell, James B. Douglas, Dayle Haddon, Danny Higham, Alf Humphreys, Jack Jessop, Paula Barrett, Allan Katz, Al Bernardo, Bill Lake, James Lokley, Angus MacInnes

Durata: 90 min.

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