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Un ricco proprietario terriero, perseguitato dallo spettro della madre morta, ha una relazione con una bellissima fuggitiva che assomiglia in modo sorprendente alla moglie scomparsa e, forse, assassinata.

Nel 1971 il giallo all’italiana, sulla scia del successo argentiano de L’uccello dalle piume di cristallo, era al suo massimo fulgore con i  cinema invasi da titoli zoofili, La coda dello scorpione, Una farfalla con le ali insanguinate, Giornata nera per l’ariete, L’iguana dalla lingua di fuoco, L’uomo più velenoso del cobra, Una lucertola con la pelle di donna e così via. La Spagna rispose, come già era accaduto per il western, con alcuni titoli che si infilavano in questo filone tutto italiano, non rinunciando però ad una certa originalità.

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...dopo di che, uccide il maschio e lo divora, titolo bellissimo e fuorviante, era uno di questi, uno dei più interessanti e, per assurdo, lontano mille miglia dal modello Dario Argento a base di delitti cruenti all’arma bianca e killer nero vestiti. In Marta, il titolo originale, incredibilmente non muore (quasi) nessuno, il regista José Antonio Nieves Conde sembra d’altronde più interessato al morboso e turbolento rapporto d’amore dei suoi due protagonisti.

Tutto sembra passare in secondo piano davanti alla chiara alchimia sessuale tra Stephen Boyd e la bellissima Marisa Mell, amanti anche nella vita, al loro secondo film insieme dopo l’interessante Nel buio del terrore (Diabolicamente sole con il delitto) dello stesso anno, lesbo thriller sempre di Conde.

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Il modello non è, come detto, il cinema argentiano, ma Alfred Hitchcock, soprattutto il suo Psycho, con un probabile psicopatico legato alla madre morta da un rapporto morboso, con l’hobby degli insetti al posto della tassidermia e, soprattutto, il vizietto di spiare le belle donne da buchi nascosti nelle pareti. A questo aggiungiamo un plot che a volte sembra guardare anche a La donna che visse due volte (Vertigo), un cinema quindi più di suspense che di omicidi coreografati come balletti di morte.

…dopo di che, uccide il maschio e lo divora però non annoia, ha una bella atmosfera gotica sempre ad un passo dall’horror, due personaggi interessanti da pièce teatrale, e persino un bel colpo di scena nel finale.

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Stephen Boyd era un attore che, le vie avverse del destino, avevano portato da una una nomination all’Oscar, come miglior attore non protagonista per Ben Hur, alla caliente Spagna in produzioni meno gettonate, un po’ come succedeva spesso nel cinema italiano attraversato di attori americani in declino, i vari Buster Keaton che si lasciavano sfiorire in commedie con Franco e Ciccio, nel peggiore dei casi, o gli Orson Welles in western rivoluzionari, nei migliori. Boyd però non risultava mai svogliato, forse aveva una faccia un po’ anonima che comunque non l’avrebbe portato mai nell’Olimpo delle star, ma da caratterista funzionava alla grande, anche quando, come in questo Marta, interpretava uno psicopatico fragile e manesco.

Sarebbe morto sei anni dopo, nel 1977, stroncato da un infarto, su un campo da golf, all’età di 45 anni. Era ad un passo dall’interpretare il sergente maggiore Sandy Young ne I 4 dell’oca selvaggia, ruolo andato poi a Jack Watson. Il destino, si sa, a volte è una puttana e la sua ultima interpretazione sarebbe stata invece nell’inverecondo Lady Dracula di Franz Josef Gottlieb, uscito postumo nel 1978.

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Marisa Mell, nome d’arte di Marlies Moitz, austriaca che divenne, soprattutto grazie al ruolo di Eva Kant in Diabolik di Mario Bava, una delle nostre attrici più amate. Anche la sua fu una vita breve, di amori famosi, William Berger e Alain Delon i più celebri, di eccessi a base di alcol e droga che la penalizzarono nel baratro di produzioni sempre più miserabili, portandola anche, nuda ma non in azione scopereccia, sulle pagine de Le ore. Morì nel 1992 per un tumore alla gola a 55 anni. La ritroviamo, per l’ultima volta, spaurita, nella commedia austriaca I Love Vienna del 1991 in un ruolo minore, lei che incendiava gli schermi con uno sguardo.

L’occhieggio a Dario Argento, nella versione italiana, viene dato soprattutto dalla locandina che tramuta la Mell in una mantide religiosa così da riagganciarsi alla tipica zoologia dei thriller italici post L’uccello dalle piume di cristallo. Solo che se, come già detto, anche se il titolo …dopo di che, uccide il maschio e lo divora è bellissimo, non c’entra molto con una vicenda che ha più attinenza con quello internazionale, Marta appunto, dal chiaro sapore hitchcockiano.

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Rispetto ad altre produzioni iberiche dell’epoca i nudi sono inesistenti e ci si limita a riprendere la bella Marisa Mell in biancheria intima, una visione comunque non disprezzabile.

C’è da dire che, malgrado alcuni personaggi sciatti e non approfonditi, come i due inservienti del protagonista, la storia è ben scritta e anche recitata ottimamente. In Italia si cambia il nome Pilar in Veronica, ma non inficia ovviamente la vicenda.

Sembra che la versione spagnola, più morigerata, contemplasse un prologo differente  e un finale più negativo, con persino l’uccisione del protagonista da parte della polizia. Ne posso solo parlare senza mai averlo visto però, in quanto sono riuscito a trovare e visionare il film soltanto in italiano.

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…dopo di che, uccide il maschio e lo divora è una pellicola interessante che andrebbe la pena di essere riscoperta e che a tutt’oggi non ha purtroppo una visibilità in dvd o blu ray, dimenticato anche dalle solite case di archeologia cinematografica come la Sinister. Un peccato considerando anche le bellissime musiche di Piero Piccioni.

Andrea Lanza

…Dopo di che, uccide il maschio e lo divora 

Titolo originale: Marta

Anno: 1971

Regia: José Antonio Nieves Conde

Interpreti: Marisa Mell, Stephen Boyd, Jesús Puente, George Rigaud, Howard Ross, Isa Miranda, Nélida Quiroga

Durata: 96 min.

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