Tag

, ,

Sono passati i tempi d’oro per il belga Van Damme. Vuoi per l’età, ormai un sessantenne dal fisico ancora competitivo ma dal volto segnato, vuoi per un cinema d’azione di serie B coi soldi che non esiste più, ora il nostro si aggira come uno spettrale antieroe in tante produzioni povere per il mercato europeo. E’ proprio in questi lowbuster made in Bucarest, la Hollywood delle tendopoli della settima arte, che la non più star Van Damme ha affinato le sue doti recitative come un attore fallito costretto a passare dalla grande sala al teatro Off-Broadway. Così lo vediamo interpretare personaggi sempre più sofferti come il buttafuori che si immola per la figlia nello struggente The bouncer di Julien Leclercq. La sua figura troneggia in questi prodotti hot dog da cestone del supermercato, alcuni dignitosi come il concitato Pound of Flesh dello specialista Ernie Barbarash, altri indecorosi come l’orribile Black Water, girato insieme al compagno di merende Dolph Lundgren. Più che il collega Steven Seagal, ormai un cartonato appiccicato con photoshop in tante produzioni dello stesso mercato, Van Damme è diventato un marchio, una qualità in pellicole che senza di lui, magari avendo pure buone storie, non si sarebbe cagato nessuno. Fermo restando che siamo in pochi, quasi una partigianeria, ad esaltarci per un nuovo action vandammiano in uscita. I più lo hanno dimenticato, digerito e confuso tra le stelline degli anni 80, cosa che i muscoli da Bruxelles non sarà mai, con buona pace dei vari Mark Dacascos e Michael Dudikoff.

We die young è un dramma dalle forti tinte action, nel quale Van Damme è comprimario in una storia che vede la fuga di due fratelli, un adolescente e un bambino, da una gang latina di spacciatori. Il suo Daniel è un perdente, fin dalle prime scene, un tossico in balia degli incubi di guerra, incapace di parlare per via di una ferita alla gola, che per caso diventata il deus ex machina di una vicenda spinta verso le corde del dramma.

I fan della star belga siano avvertiti: non ci saranno calci o spaccate, We die young segue la strada del verismo e dei combattimenti da strada, poco spettacolari ma molto sanguinosi. Questo lo ribadisce anche il nostro Jean Claude in un’intervista al portale comingsoon “La gente pensa che sia un film d’azione, ma c’è solo un 20% di azione, verso la fine. E’ un tipo di film diverso, gli attori sono anche migliori di me. Non che io non sia bravo, intendiamoci! Parla di comunità da cui, quando ci nasci, è difficile allontanarsi. Quando sono stato in Texas, mi hanno fatto incontrare alcune di quelle persone menomate tornate dalla guerra. Ho pensato subito di accettare, anche se non ero di certo nelle loro condizioni. Parlare con quella gente mi ha aiutato molto per il film. In We Die Young sono realistico, dico cose vere, sono quel tipo di personaggio“.

Sul fatto che il film abbia solo un 20% di azione non è propriamente vero, ma è sicuro che la macchina da presa di Lior Geller, regista di un cortometraggio molto apprezzato, Roads, abbia buon occhio per le scene d’inseguimento. Il momento nel quale i fratellini entrano nella macchina del meccanico Daniel è molto concitato, con un senso del ritmo palpabile e sparatorie improvvise che sfociano in una inaspettata morte.

Il modello forse era anche il bellissimo e inarrivabile Gran Torino di Clint Eastwood, ma We die Young, pur avendo dalla sua anche dei buoni attori sconosciuti, una certa finezza nei dialoghi e un interesse quasi da tragedia shakesperiana nel tratteggiare le varie psicologie, paga la debolezza di una sceneggiatura non all’altezza e con azioni non sempre chiare o plausibili dei suoi personaggi.

Siamo nello strano mondo, un po’ come era, in maniera migliore, il precedente The bouncer, dei B movie con intenzioni, che cozzano prepotente con le logiche del mercato di cassetta, un’opera non brutta, anzi piacevole, che grida autorialità ad un pubblico che vuole solo divertimento e due scazzottate.

Girato in parte negli States, soprattutto Washington, ma nella maggior parte in Bulgaria, con un budget di appena 4 milioni di dollari, We die young è un film che potrebbe riservare più di una sorpresa, ma che non graffia purtroppo come dovrebbe, restando quell’ibrido che per molti sarà indigesto.

Da noi è uscito su Rai4 con un doppiaggio non disprezzabile e presto debutterà in home video, saltando ovviamente il cinema, terra non più fertile per i nostri eroi marziali dell’infanzia. Noi però restiamo come i CCCP, sempre fedeli alla linea, sempre con i nostri eroi, anche nella loro nuova dimensione miserabile, povera ma sicuramente affascinante.

Andrea Lanza

We Die Young

Regista: Lior Geller

Genere: Azione, Drammatico

Anno: 2019 – Bulgaria, USA

Interpreti: Jean-Claude Van Damme, Uriel Emil Pollack, David Castaneda

Durata 92 minuti.