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Se siete amanti di quei film che non vengono nemmeno citati sul Morandini, questa pellicola fa al caso vostro.

Inizio sconcertante con interminabili titoli di testo a caratteri orrorifici cartooneschi (che ricordano la serie tv animata The Ghost Busters del 1986) sovrapposti ad una barriera corallina che pare essere lo spot di un villaggio turistico delle Bahamas.

Due sub, chiaramente in una piscina con finto fondale marino, trainano a bordo di un peschereccio il nostro protagonista tramite un argano a motore.

Dopo essere stato sedato, legato e visitato, ci vengono presentati due importanti nemesi: il segugio Steinman, capo della sicurezza e la dottoressa Neva Gordon, figlia del geniale e incompreso Dr. Gordon, mandante del rapimento.

Giunto sull’isola, il nostro Matt Ferrell, scoprirà un vero e proprio complotto eugenetico. L’obbiettivo del luminare, ormai deviato dai suoi delirii di onnipotenza e privo di fiducia nel progresso scientifico ufficiale, è quello di creare una super razza che sopravvivi all’imminente estinzione (a detta sua) di quella umana. Per farlo, il mad doctor possiede una vera e propria cornucopia di bestie ibride che nutre e cresce in cattività, ergendosi a demiurgo plasmatore. E come nel misticismo ebraico, il film segue l’analogia del rabbino che plasma il Golem dall’argilla e che per mano della sua stessa creatura, perirà.

Ma andiamo con ordine…

Prima di approcciarvi a questa pellicola, vorremmo accompagnarvi lungo un excursus storico diviso in varie tappe (che per questioni di tedio, tenteremo di ridurre all’osso).

Tutto ebbe inizio nel lontano 1896, quando il ben noto H. G. Wells, forse in preda a deliranti desideri zoofili misti alla mescalina, pubblicò il romanzo di fantascienza L’isola del Dottor Moreau.

Anche se all’epoca rientrava nei canoni del genere avventuroso (in quanto il termine “Science Fiction” verrà coniato solo nel 1926), questo fu il primo romanzo a trattare di “Uplift”, ovvero, dell’intervento di una razza tecnologicamente avanzata in grado di manipolare l’evoluzione di una specie inferiore.

I richiami cinematografici si sprecano: sia quelli liberamente tratti dal romanzo, come il francese Ile d’èpouvante del 1913, il più famoso L’isola delle anime perdute del 1932, o il filippino Terror Is a Man; sia quelli apocrifi, che pescano da altre opere letterarie come Il mondo perduto di Arthur Conan Doyle del 1912, Viaggio al centro della Terra del 1864 e Ventimila leghe sotto i mari del 1870 entrambi di Jules Verne o da I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift del 1726.

Se aggiungiamo poi antiche leggende come Il Mito di Atlantide, ecco che avremo piccoli capolavori cinematografici ormai dimenticati, come Nel tempio degli uomini talpa del 1956 o L’isola Misteriosa del 1929, in cui i vari protagonisti dovranno cimentarsi in combattimenti con creature marine o graboidi (forme rivisitate in chiave fantascientifica dei famosi lillipuziani delle pagine di Swift) spesso comandati da una sorta di Doge appartenente alla razza umana.

Come da tragedia aristotelica, le trame dei Survival Movies si dividono in tre atti:

  1. Approdo all’isola tramite naufragio o rapimento
  2. Scoperta di un mistero assurdo o di un complotto contro l’umanità
  3. Lotta per la sopravvivenza con conseguente fuga dall’isola

Non sappiamo di preciso in quali circostanze avvenne l’incontro tra il produttore/regista di “cult” filippino Eddie Romero, classe 1924 e il diabolico Dottor Moreau. Resta il fatto, che dal 1959 al 1973 gira o produce pellicole come Terrore sull’isola dell’amore, Mad Doctor of Blood Island, Beast of Blood, Sesso in Gabbia, The Beast of the Yellow Night, The Woman Hunt, Beyond Atlantis, Donne in catene, ecc… Tutte opere similari, unite assieme da un unico nastro rosso di temi conduttori.

Utilizzando la Proprietà Commutativa dell’Addizione nei suoi film, Romero cambia spesso ordine agli addendi (Isola + Mad Doctor + Donne in prigione + Creature mostruose) mantenendo però sempre un risultato costante: pellicole da uno stile umile, quasi minimaliste ma mai vuote; calcolate, precise e semplici ma non per questo prevedibili.
Sfortunatamente però, nonostante si tenti di mantenere un’atmosfera cupa tipica dei noir, il registro linguistico e le azioni di lotta mal coreografate, sfociano spesso nel comico; creando quell’incertezza sublime che solo la serie B è in grado di donare agli spettatori con tanta maestria.

Ma se il richiamo all’opera di Wells è il punto di partenza, numerosi sono i rimandi all’opera The Prisoner, serie tv inglese trasmessa tra il 1967 e il 1968.

L’utilizzo di una perla nera come Pam Grier (che di lì a poco entrerà nel Pantheon della Blaxsploitaition per eccellenza, con film come Coffy 1973 o Foxy Brown 1974, fino al tarantiniano Jackie Brown del 1997) è sprecata.

Alla Grier non vengono assegnate battute, ma solo un registro di versi gutturali e rantoli, associati ad una mimica animalesca. Si destreggia bene come ibrido mutante in perenne bulimia chimica; e durante un combattimento, ci mostra timidamente un capezzolo color ebano.

Il design delle creature sembra preso in prestito dagli albi a fumetti di Akim, Il Piccolo Ranger e Zagor; e forse ripescato in seguito dall’italico Luigi Batzella che nel suo nazisploitation: La Bestia in calore (1977) utilizza un freak simile, interpretato dall’attore feticcio Salvatore Baccaro, tra le eccellenze della serie B Made in Italy. Compito fondamentale della Bestia è quello di stuprare a morte le povere partigiane che vengono gettate nella sua gabbia.

E’ interessante notare come le donne gravide sull’isola muoiano (come accadrà per la serie tv Lost) come se dare la luce ad una nuova vita su questo lembo di terra, sia un peccato mortale.

E il finale al rotoscopio con tanto di un parossistico mostro alato disegnato direttamente sullo sfondo della pellicola in post-produzione (alla faccia di Ralph Bakshi e del suo The Lord of the Rings 1978) ci trasmette un messaggio di speranza e di libertà.

Invitiamo il popolo di Malastrana alla visione della puntata dei Simpson 13×01: La Paura fa Novanta, in cui il richiamo all’Isola del dottor Moreau fa da cornice ad una demenzialità tutta groeninghiana con un Homer tricheco superlipidico e una Marge panterona in puro stile Real TV.

Luca Caponi

The Twilight People – Il crepuscolo della scienza

Anno: 1972

Regia: Eddie Romero

Interpreti: John Ashley, Pat Woodell, Jan Merlin, Charles Macaulay, Pam Grier, Ken Metcalfe, Tony Gosalvez, Kim Ramos, Mona Morena, Eddie Garcia, Angelo Ventura, Johnny Long, Andres Centenera, Letty Mirasol, Max Roio

Titoli alternativi: “Beasts”, “Island of the Twilight People”

Durata: 81 min.